Aneddoti famosi

Aneddoti di personaggi famosi

Aneddoti di personaggi famosi

Alessandro Magno, trovandosi ad Atene, volle vedere Diogene. Andò dunque, circondato dalla sua splendida corte, a visitare il filosofo nella sua botte, e, standogli dinanzi, gli domandò che cosa poteva fare per lui e dimostrargli così la sua ammirazione: – Levarti dal sole! – fu la risposta di Diogene. I cortigiani si indignarono per questa risposta altezzosa, ma Alessandro ne restò ammirato e disse: – Se non fossi Alessandro vorrei essere Diogene.

Un giorno Aristippo portò ad Anassagora la notizia della morte del figlio; il filosofo, senza scomporsi, rispose: “Io già sapevo di averlo fatto mortale”.

Un giorno fu chiesto a Beethoven di dare un giudizio su Bach (ruscello in tedesco), al che il grande compositore rispose: “Non è un ruscello, è un mare!”.

Diogene di Sinope, detto il Cinico, fu introdotto da un tale in una casa suntuosa proibendogli di sputare. Diogene allora si schiarì la gola è gli sputò in faccia, dicendo di non essere riuscito a trovare un posto peggiore per farlo.

Diogene amava la povertà al punto di decidere di abitare in una botte e di possedere soltanto una scodella. Ma un giorno, vedendo un bambino che beveva dal cavo della mano, gettò via anche la scodella esclamando: “Un fanciullo mi ha dato lezione di semplicità”.

Al Théatre Français, durante una prima, Alexandre Dumas padre era seduto accanto all’autore, Alexandre Soumet. A un tratto egli scorge uno spettatore addormentato, e lo indica a Soumet: “Guarda un po’ gli effetti del tuo lavoro!” Il giorno dopo, viene rappresentata una commedia di Dumas. L’autore è in teatro. Ed ecco che Soumet gli si avvicina e gli mostra un signore che, nella sua poltrona di platea, dorme placidamente. “Vedi, caro Dumas, che anche i tuoi lavori possono far venire sonno?” “No, no”, ribatté pronto Dumas, “è sempre quel signore di ieri che non si è ancora svegliato”.

Una sera Voltaire, mentre discuteva di religione con alcuni amici filosofi, disse: “Se Dio non esistesse, bisognerebbe inventarlo”. Allora Diderot rispose: “È appunto quello che hanno fatto”.

Il 30 giugno 1860 si verifica il primo scontro pubblico tra i sostenitori della teoria evoluzionistica di Charles Darwin, rappresentati dal naturalista inglese Thomas Huxley (autodefinitosi il “mastino di Darwin”) e i credenti all’immutabilità creazionistica, rappresentati, invece, dal vescovo di Oxford Samuel Wilberforce (detto “Soapy Sam”, Sam il viscido). In occasione del meeting annuale dell’ Associazione britannica per l’avanzamento della scienza, Wilberforce afferma provocatoriamente: “Vorrei chiedere a Mr. Huxley se è per parte di suo nonno o per parte di sua nonna che discende da una scimmia”. La risposta di Huxley non si fa attendere: “Se mi si chiede se preferirei avere una miserabile scimmia come nonno, oppure un uomo altamente dotato dalla natura, che possiede molte facoltà e grande influenza, e che tuttavia utilizza queste facoltà e questa influenza al solo scopo di introdurre il ridicolo in una grave discussione scientifica, non esito ad affermare la mia preferenza per la scimmia”.

Quando nel 1933 Sigmund Freud fu informato del fatto che in Germania i suoi libri erano stati bruciati pubblicamente, esclamò: “E poi c’è chi nega il progresso! Oggi si accontentano di bruciare i miei libri, nel Medioevo avrebbero bruciato anche me”.

Una famosa attrice infastidiva continuamente il grande regista Alfred Hitchcock sull’angolazione dalla quale riprenderla con la cinepresa. Ogni giorno insisteva perché la si inquadrasse dal suo lato migliore, finché Hitchcock sbottò: “Mia cara, è impossibile riprendere il tuo lato migliore perché ci stai sempre seduta sopra”.

Un giorno Franz Kafka disse scherzando all’amico Max Brod: “Un cretino è un cretino. Due cretini sono due cretini. Diecimila cretini sono un partito politico”.

Commissario d’esami, Immanuel Kant chiese a uno studente: “Sa dirmi qual è la causa delle aurore boreali?”. L’allievo, assai confuso, rispose di averlo studiato, ma di averlo dimenticato. “È un vero peccato”, disse Kant, “lei era l’unica persona al mondo a saperlo”.

Il grande scienziato francese Pierre-Simon Laplace desiderava consegnare una copia della sua opera Esposizione del sistema del mondo, composta nel 1796, a Napoleone Bonaparte. Avevano riferito all’Imperatore che il libro non conteneva alcun cenno al nome di Dio, e Napoleone, cui piaceva porre domande imbarazzanti, ricevette Laplace facendogli l’osservazione: “Signor Laplace, mi dicono che lei ha scritto questo grande libro sul sistema dell’universo, e non ha mai menzionato nemmeno una volta il suo Creatore”. Laplace, che era fermamente convinto di questo punto della sua filosofia, si fermò e rispose senza mezzi termini: “Sire, non avevo bisogno di questa ipotesi”. Napoleone, molto divertito, raccontò questa risposta a un altro grande scienziato, Joseph-Louis Lagrange, il quale esclamò: “Ah! Questa è una bellissima ipotesi; essa spiega molte cose”.

Un giorno Michelangelo fece una statua di Cupido e, dopo avergli spezzato un braccio, la sotterrò in un luogo dove sapeva che si sarebbe scavato. Quando si trovò il Cupido tutti erano persuasi che si trattasse di una statua antica. Allora Michelangelo mostrò il braccio spezzato e rivelò lo scherzo.

Un ragazzo chiese a Mozart come si faceva a scrivere una sinfonia. “Sei molto giovane” gli rispose Mozart “perché non cominci con una ballata?” L’aspirante musicista insisté: “Ma voi avete cominciato a comporre sinfonie a dieci anni”. “Sì, ma non ho mai chiesto come si fa”.

Un giorno Platone rimproverò un suo discepolo per averlo trovato intento a giocare a dadi. “Ma io gioco sempre somme piccolissime”, disse il discepolo. “Io non ti rimprovero per il denaro”, rispose Platone, “ma per il tempo che perdi”.

Una volta Socrate si recò fuori da Atene, e trovandosi in un Paese straniero gli fu chiesto di quale luogo fosse cittadino. Socrate rispose: “Sono cittadino del mondo”.

Alle insistenze della madre che lo voleva accasato e che gli chiedeva perché non si sposasse, Talete rispondeva sempre: “Non è ancora tempo”. Una volta in età avanzata, alle sue insistenze replicò: “Ormai è troppo tardi”.

Per Talete tra il vivere e il morire non c’era alcuna differenza. “Allora perche non muori?”, gli chiese un tale. “Perché non c’è differenza”, rispose lui.

Albert Einstein morì all’ospedale di Princeton il 18 aprile 1955. Prima di essere cremato, e senza che la famiglia fosse informata, il patologo Thomas Harvey eseguì l’autopsia del corpo dello scienziato, e senza alcuna autorizzazione prelevò il cervello tenendolo per sé. Quando la famiglia Einstein venne a sapere dell’asportazione del cervello, lasciò che il dottor Harvey lo conservasse, a condizione di usarlo unicamente per la ricerca scientifica e non per scopi commerciali. In seguito, il dottor Harvey diede tre parti del cervello di Einstein ad altri scienziati. Una di questi, la dottoressa Marian Diamond, pubblicò nel 1985 i risultati di una propria ricerca sull’Experimental Neurology. Da essa risulta che il cervello di Einstein conteneva un numero di cellule gliali superiore alla media nelle aree dell’emisfero sinistro, quelle, cioè, che controllano le capacità matematiche e linguistiche. Un’immagine ingrandita delle cellule gliali di Einstein è oggi esposta alla Lawrence Hall of Science di Berkeley.

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About Carl William Brown

I'm Carl William Brown a holistic teacher, webmaster, trader, and writer of aphorisms and essays. I have written more than 10,000 original quotes and I'm working at my only novel, Fort Attack, which is also a wide and open blog project. At the moment I'm teaching English in a secondary school, but up to now I have done a lot of other things as well, both in business, education, sport and social fields. Some years ago, in 1997 following the examples of the Rotary and the Lyons I founded the Daimon Club Organization to promote every sort of social, artistic and financial creativity and to meet new friends with these kind of interests.
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