• Non facciamo quello che vogliamo e tuttavia siamo responsabili di quel che siamo.~Jean Paul SartreTweet


Pensieri e Riflessioni di Giordano Bruno

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Pensieri e Riflessioni di Giordano Bruno

O dunque forte, vittoriosa e trionfatrice mascella di un asino morto, o diva, graziosa e santa mascella d’un polledro defunto, or che deve essere della santità, grazia e divinità, fortezza, vittoria e trionfo dell’asino tutto, intiero e vivente…. se di quest’osso e sacrosanta reliquia la gloria ed exaltazion è tanta?…. Pregate, pregate Dio, o carissimi, se non siete ancora asini, che vi faccia dovenir asini.
Giordano Bruno

Verra’ un giorno che l’uomo si svegliera’ dall’oblio e finalmente comprendera’ chi e veramente e a chi ha ceduto le redini della sua esistenza,a una mente fallace,menzognera, che lo rende e lo tiene schiavo…l’uomo non ha limiti e quando un giorno se ne rendera’ conto sara’ libero anche qui in questo mondo.
Giordano Bruno

Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; Ignoriamo che siamo ciechi e sordi.
Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi.
Giordano Bruno

Non è cosa sí manca, rotta, diminuta e imperfetta, che, per quel che ha principio formale, non abbia medesimamente anima, benché non abbia atto di supposito che noi diciamo animale. E si conchiude, con Pitagora e altri, che non in vano hanno aperti gli occhi, come un spirito immenso, secondo diverse raggioni e ordini, colma e contiene il tutto.
Giordano Bruno

Lo ente, logicamente diviso in quel che è e può essere, fisicamente è indiviso, indistinto ed uno; e questo insieme insieme infinito, immobile, impartibile, senza differenza di tutto e parte, principio e principiato.
Giordano Bruno

La medesima materia (voglio dir piú chiaro) il medesimo che può esser fatto o pur può essere, o è fatto, è per mezzo de le dimensioni ed extensioni del suggetto, e quelle qualitadi che hanno l’essere nel quanto; e questo si chiama sustanza corporale e suppone materia corporale; o è fatto (se pur ha l’essere di novo) ed è senza quelle dimensioni, extensione e qualità; e questo si dice sustanza incorporea, e suppone similmente detta materia.
Giordano Bruno

Ad una potenza attiva tanto di cose corporali quanto di cose incorporee, over ad un essere tanto corporeo quanto incorporeo, corrisponde una potenza passiva tanto corporea quanto incorporea, e un posser esser tanto corporeo quanto incorporeo. Se dunque vogliamo dir composizione tanto ne l’una quanto ne l’altra natura, la doviamo intendere in una ed un’altra maniera; e considerar che se dice nelle cose eterne una materia sempre sotto un atto, e che nelle cose variabili sempre contiene or uno or un altro; in quelle la materia ha, una volta, sempre ed insieme tutto quel che può avere, ed è tutto quel che può essere; ma questa in piú volte, in tempi diversi, e certe successioni.
Giordano Bruno

Se il punto non differisce dal corpo, il centro da la circonferenza, il finito da l’infinito, il massimo dal minimo, sicuramente possiamo affirmare che l’universo è tutto centro, o che il centro de l’universo è per tutto, e che la circonferenza non è in parte alcuna per quanto è differente dal centro, o pur che la circonferenza è per tutto, ma il centro non si trova in quanto che è differente da quella.
Giordano Bruno

È dunque l’universo uno, infinito, inmobile. Una, dico, è la possibilità assoluta, uno l’atto, una la forma o anima, una la materia o corpo, una la cosa, uno lo ente, uno il massimo ed ottimo; il quale non deve posser essere compreso; e però infinibile e interminabile, e per tanto infinito e interminato, e per conseguenza inmobile.
Giordano Bruno

Amor, per cui tant’alto il ver discerno, | Ch’apre le porte di diamante e nere, | Per gli occhi entra il mio nume; e per vedere | Nasce, vive, si nutre, ha regno eterno. | Fa scorger quant’ ha il ciel terr’ed inferno, | Fa presente d’absenti effigie vere, | Repiglia forze, e, trando dritto, fere, | E impiaga sempre il cor, scuopre ogn’intero. | O dunque, volgo vile, al vero attendi, | Porgi l’orecchio al mio dir non fallace, | Apri, apri, se può, gli occhi, insano e bieco. | Fanciullo il credi, perché poco intendi; | Perché ratto ti cangi, ei par fugace; | Per esser orbo tu, lo chiami cieco.
Giordano Bruno

Parlando cristianamente e secondo la teologia e che ogni fidel cristiano e catolico deve creder, ho in effetti dubitato circa il nome di persona del Figliuolo e del Spirito santo, non intendendo queste due persone distinte dal Padre se non nella maniera che ho detto de sopra, parlando filosoficamente.
Giordano Bruno

Quando alla seconda persona io dico che realmente ho tenuto essere in essenzia una con la prima, e cusì la terza; perché essendo indistinte in essenzia, non possono patire inequalità […] solo ho dubitato come questa seconda persona se sia incarnata […], ma non ho però mai ciò negato né insegnato.
Giordano Bruno

Io credo che nelle mie opere si troveranno scritte molte cose, quali saranno contrarie alla fede catolica […] ma però io non ho detto né scritto queste cose ex professo, né per impugnar direttamente la fede catolica, ma fondandomi solamente nelle raggioni filosofiche o recitando le opinion de eretici.
Giordano Bruno

Che cosa è questa? chi è stato che ha trovato queste diavolerie? [se li miraculi che faceva Giesù Cristo e li Apostoli, erano miracoli apparenti e fatti per arte magica e non veri] Io non ha mai detto tal cosa, né mai mi passò per l’imaginazione tal cosa.
Giordano Bruno

Questo non si troverà mai nelle mie parole, né meno nelle mie scritture, perché non ho mai detto né scritto che l’azioni del mondo si governano dal fato e non dalla provvidenzi divina; anzi ritrovarete nei miei libri che io pongo la providenzia ed il libero arbitrio, da che se comprende, come si dà il libero arbitrio, se oppugna il fato.
Giordano Bruno

[In lode dell’asino] O sant’asinità, sant’ignoranza, | Santa stolticia e pia divozione, | Qual sola puoi far l’anime sí buone, | Ch’uman ingegno e studio non l’avanza; | […] | La santa asinità di ciò non cura; | Ma con man gionte e ‘n ginocchion vuol stare, | Aspettando da Dio la sua ventura. | Nessuna cosa dura, | Eccetto il frutto de l’eterna requie, | La qual ne done Dio dopo l’essequie.
Giordano Bruno

Stolti del mondo son stati quelli ch’han formata la religione, gli ceremoni, la legge, la fede, la regola di vita; gli maggiori asini del mondo (che son quei che, privi d’ogni altro senso e dottrina, e voti d’ogni vita e costume civile, marciti sono nella perpetua pedanteria) son quelli che per grazia del cielo riformano la temerata e corrotta fede, medicano le ferite de l’impiagata religione, e togliendo gli abusi de le superstizioni, risaldano le scissure della sua veste; non son quelli che con empia curiosità vanno, o pur mai andâro perseguitando gli arcani della natura, computâro le vicissitudini de le stelle.
Giordano Bruno

O dunque forte, vittoriosa e trionfatrice mascella d’un asino morto, o diva, graziosa e santa mascella d’un polledro defunto, or che deve essere della santità, grazia e divinità, fortezza, vittoria e trionfo dell’asino tutto, intiero e vivente, – asino, pullo e madre, – se di quest’osso e sacrosanta reliquia la gloria ed exaltazion è tanta? […] Pregate, pregate Dio, o carissimi, se non siete ancora asini, che vi faccia dovenir asini.
Giordano Bruno

A la verità nulla cosa è piú prossima e cognata che la scienza; la quale si deve distinguere, come è distinta in sé, in due maniere: cioè in superiore ed inferiore. La prima è sopra la creata verità, ed è l’istessa verità increata, ed è causa del tutto; atteso che per essa le cose vere son vere, e tutto quel che è, è veramente quel tanto che è. La seconda è verità inferiore, la quale né fa le cose vere né è le cose vere, ma pende, è prodotta, formata ed informata da le cose vere, ed apprende quelle non in verità, ma in specie e similitudine: perché nella mente nostra, dove è la scienza dell’oro, non si trova l’oro in verità, ma solamente in specie e similitudine.
Giordano Bruno

Il dotto Agostino, molto inebriato di questo divino nettare, nelli suoi Soliloquii testifica che la ignoranza piú tosto che la scienza ne conduce a Dio, e la scienza piú tosto che l’ignoranza ne mette in perdizione. In figura di ciò vuole ch’il redentor del mondo con le gambe e piedi de gli asini fusse entrato in Gerusalemme, significando anagogicamente in questa militante quello che si verifica nella trionfante cittade.
Giordano Bruno

La prima è quella magia che attraverso la credulità della fede ovvero attraverso non lodevoli specie di contrazione mortifica il senso […] la seconda è quella magia che attraverso una fede regolata ed altre lodevoli specie di contrazione […] corregge l’errante, rafforza ed acuisce il debole e l’ottuso.
Giordano Bruno

Per virtù del grande demone (che è l’amore) attraverso lo spirito l’anima si congiunge al corpo, attraverso l’anima si congiunge allo spirito una forza più separata e divina, e attraverso un numero più o meno grande di enti intermedi tutte le cose dell’universo sono connesse e concatenate a tutte le altre.
Giordano Bruno

Con questa. Quella cosa, dicono, o devrà esser vera o falsa. Se è falsa, non può esser insegnata, perché del falso non può esser dottrina né disciplina: atteso che a quel che non è, non può accader cosa alcuna, e perciò non può accader anco d’esser insegnato. Se è vera, non può pure più che tanto essere insegnata: perché o è cosa la quale equalmente appare a tutti, e cossì di lei non può esser dottrina, e per conseguenza non può essre alcun dottore, […]; o è cosa, che altrimente ed inequalmente ad altri ed altri appare, e cossì in sé non può aver altro che opinabilità, e sopra lei non si può formar altro che opinione.
Giordano Bruno

Non certo, ma procedendo al profondo della mente, per cui non fia mistiero massime aprir gli occhi al cielo, alzar alto le mani, menar i passi al tempio, intonar l’orecchie de simulacri, onde piú si vegna exaudito; ma venir al piú intimo di sé, considerando che Dio è vicino, con sé e dentro di sé piú ch’egli medesimo esser non si possa; come quello ch’è anima de le anime, vita de le vite, essenza de le essenze: atteso poi che quello che vedi alto o basso, o incirca (come ti piace dire) degli astri, son corpi, son fatture simili a questo globo in cui siamo noi, e nelli quali non piú né meno è la divinità presente che in questo nostro, o in noi medesimi.
Giordano Bruno

Accade in color che amano la verità e la bontà […] s’adirano tanto contro quelli che la vogliono adulterare, guastare, corrompere […], come son trovati di quelli che si son ridutti sino alla morte, alle pene ed essere ignominiosamente trattati da gli popoli ignoranti e sette volgari.
Giordano Bruno

La differenza tra la causa formale universale, la quale è una anima per cui l’universo infinito, come infinito, non è uno animale positiva – ma negativamente, e la causa formale particulare moltiplicabile e moltiplicata in infinito.
Giordano Bruno

Duplice è il movimento delle cose: naturale e preternaturale; quello naturale proviene da principio intrinseco; quello preternaturale da principio estrinseco; naturale è quello che armonizza con la natura, la solidità, la generazione; al contrario il preternaturale, è duplice: violento, contro natura, oppure ordinato e coordinabile, non in contrasto con la natura.
Giordano Bruno

Che ci piaccia o no, siamo noi la causa di noi stessi. Nascendo in questo mondo, cadiamo nell’illusione dei sensi; crediamo a ciò che appare. Ignoriamo che siamo ciechi e sordi. Allora ci assale la paura e dimentichiamo che siamo divini, che possiamo modificare il corso degli eventi, persino lo Zodiaco.
Giordano Bruno

Chi vuol sapere massimi secreti di natura, riguardi e contempli circa gli minimi e massimi de gli contrarii e oppositi. Profonda magia è saper trar il contrario dopo aver trovato il punto de l’unione. A questo tendeva con il pensiero il povero Aristotele, ponendo la privazione (a cui è congionta certa disposizione) come progenitrice, parente e madre della forma; ma non vi poté aggiungere. Non ha possuto arrivarvi, perché, fermando il piè nel geno de l’opposizione, rimase inceppato di maniera che, non descendendo alla specie de la contrarietà, non giunse, né fissò gli occhi al scopo; dal quale errò a tutta passata, dicendo i contrarii non posser attualmente convenire in soggetto medesimo.
Giordano Bruno

Se io, illustrissimo Cavalliero, contrattasse l’aratro, pascesse un gregge, coltivasse un orto, rassettasse un vestimento, nessuno mi guardarebbe, pochi m’osservarebono, da rari sarei ripreso e facilmente potrei piacere a tutti. Ma per essere delineatore del campo de la natura, sollecito circa la pastura de l’alma, vago de la coltura de l’ingegno e dedalo circa gli abiti de l’intelletto, ecco che chi adocchiato me minaccia, chi osservato m’assale, chi giunto mi morde, chi compreso mi vora; non è uno, non son pochi, son molti, son quasi tutti.
Giordano Bruno

Ecco la raggion della mutazion vicissitudinale del tutto, per cui cosa non è di male da cui non s’esca, cosa non è di buono a cui non s’incorra, mentre per l’infinito campo, per la perpetua mutazione, tutta la sustanza persevera medesima ed una. […] e verremo certamente piú grandi che que’ dei che il cieco volgo adora, perché dovenerremo veri contemplatori dell’istoria de la natura, la quale è scritta in noi medesimi, e regolati executori delle divine leggi, che nel centro del nostro core son inscolpite.
Giordano Bruno

E chi mi impenna, e chi mi scalda il core? | Chi non mi fa temer fortuna o morte? | Chi le catene ruppe e quelle porte, | Onde rari son sciolti ed escon fore? | L’etadi, gli anni, i mesi, i giorni e l’ore | Figlie ed armi del tempo, e quella corte | A cui né ferro, né diamante è forte, | Assicurato m’han dal suo furore. | Quindi l’ali sicure a l’aria porgo; | Né temo intoppo di cristallo o vetro, | Ma fendo i cieli e a l’infinito m’ergo. | E mentre dal mio globo a gli altri sorgo, | E per l’eterio campo oltre penetro: | Quel ch’altri lungi vede, lascio al tergo.
Giordano Bruno

Nel spacio infinito o potrebono essere infiniti mondi simili a questo, o che questo universo stendesse la sua capacità e comprensione di molti corpi, come son questi, nomati astri; ed ancora che (o simili o dissimili che sieno questi mondi) non con minor raggione sarebe bene a l’uno l’essere che a l’altro; perché l’essere de l’altro non ha minor ragione che l’essere de l’uno, e l’essere di molti non minor che de l’uno e l’altro, e l’essere de infiniti che di molti. Là onde, come sarebbe male la abolizione ed il non essere di questo mondo, cossì non sarebbe buono il non essere de innumerabili altri.
Giordano Bruno

Io dico Dio tutto infinito, perché da sé esclude ogni termine ed ogni suo attributo è uno ed infinito; e dico Dio totalmente infinito, perché tutto lui è in tutto il mondo, ed in ciascuna sua parte infinitamente e totalmente: al contrario dell’infinità de l’universo, la quale è totalmente in tutto, e non in queste parti (se pur, referendosi all’infinito, possono esser chiamate parti) che noi possiamo comprendere in quello.
Giordano Bruno

Ed i teologi credono ed ammettono e predicano su colui che per sé può compiere ogni cosa, ma che non era in grado di curare quelli che non avevano fede in lui, e l’esauriente spiegazione di simile impotenza va riportata all’immaginazione, che egli non fu in grado di ligare; i famigliari, infatti, cui la sua modesta origine ed educazione erano note, spregiavano ed irridevano il medico e il profeta: di qui il proverbio Nessun profeta è riconosciuto nella sua terra.
Giordano Bruno

È dunque più facile, per qualcuno, ligare colui che è meno noto, per mezzo dell’opinione e della disponibilità della fede, per la quale la potenza dell’anima si predispone in una certa maniera, si apre, si esplica, come se, per accogliere il sole, aprisse finestre che in altro frangente manterrebbe sigillate, e vien dato accesso a quelle impressioni che l’arte del ligatore esige, onde imporre successive ligature, come la speranza, la compassione, il timore, l’amore, l’odio, l’indignazione, l’ira, la gioia, la pazienza, lo spregio della vita, della morte, della fortuna, e tutti gli altri affetti, le cui forze dall’anima trasmigrano nel corpo, per modificarlo.
Giordano Bruno

Sotto una scorza umana sono celati animali ferini. Conviene forse che un’anima bestiale abiti un corpo di uomo come se questo fosse una dimora cieca e ingannevole? Dove sono le leggi che per diritto governano la natura?… Vi scongiuro, per i ministri menzogneri che proteggono il volto degli errori, per l’alta potenza dei custodi che sono presidio della natura, strappando da ciascuno individuo di specie bestiali le sembianze umane, fate sì che questi esseri si mostrino nelle loro figure esteriori e veritiere.
Giordano Bruno

Quella [dei cani] è la stessa razza di barbari che condanna e attacca tutto quanto non intende: così adesso questi cani, vili e smascherati per tali dal loro stesso aspetto, latrano contro tutti gli sconosciuti, anche se vengono con intenti benefici, mentre si fanno più miti con quelli che conoscono, per quanto siano malvagi e scellerati.
Giordano Bruno

Tra i punti chiave della sua concezione filosofica – che fondeva materialismo antico, averroismo, lullismo, neoplatonismo, arti mnemoniche, influssi ebraici e cabalistici – la pluralità dei mondi, l’unità della sostanza, l’infinità dell’universo ed il rifiuto della transustanziazione. Con notevoli prestiti da Nicola Cusano, Giordano Bruno elabora una nuova teologia dove Dio è intelletto e ordinatore di tutto ciò che è in natura, ma egli è nello stesso tempo Natura stessa divinizzata, in un’inscindibile unità panteistica di pensiero e materia. Per queste argomentazioni, giudicate eretiche, fu condannato al rogo dall’Inquisizione della Chiesa cattolica e bruciato a Roma nella piazza Campo dei Fiori nel 1600, dove ora al suo posto, a ricordarci la sua grandezza intellettuale, risiede l’ imponente statua raffigurata nell’immagine posta all’inizio di questa pagina.

–   Aforismi e Massime di Giordano Bruno;

About Carl William Brown

In tristitia hilaris, in hilaritate tristis! Carl William Brown is a webmaster, trader, teacher and writer. He founded both Daimon Club and Fortattack.

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