• Come talvolta certi corrottori di leggi, fede e religione, volendo parer savii, hanno infettato tanti popoli facendoli dovenir più barbari e scelerati che non eran prima.~Giordano BrunoSource: De l'infinito, universo e mondiTweet


Poesie e poeti

Poesia, poesie e poeti, l'arte delle parole.

Poesia, poesie e poeti, l’arte delle parole.

Il poeta si fa veggente attraverso un lungo, immenso e ragionato disordine di tutti i sensi. Tutte le forme d’amore, di sofferenza, di follia; cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per conservarne soltanto la quintessenza. Ineffabile tortura nella quale ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale diventa il grande infermo, il grande criminale, il grande maledetto – e il sommo sapiente!
Jean Arthur Rimbaud

I poeti sono gli ignorati legislatori del mondo, diceva Shelley; frase che ben si intona con quella divertente riflessione di Carl William Brown ispirata da Valéry che affermava: “Il vero genio è sconosciuto, sono i fessi invece ad essere molto popolari”. Forse anche perché il poeta, come diceva Ortega, comincia dove finisce l’uomo. Ed ecco dunque riaffiorare il famoso tema della vita in morte e della morte in vita! L’ideale che si scontra con il reale avvicina lo spirito dei poeti di buon grado al surrealismo, che come diceva Henry Miller è semplicemente il riflesso del processo della morte; una manifestazione di una vita rivolta verso l’istinto, un virus che accelera la fine inevitabile, ma che, aggiungo io, ci lascia in eredità qualcosa di magico e di ben più longevo delle nostre misere, labili e silenziose esistenze.
Carl William Brown

Ovunque io vada, scopro che un poeta è già stato là prima di me.
Sigmund Freud

Il poeta deve essere consapevole dell’ovvia verità che l’arte non migliora mai, anche se il materiale dell’arte non è mai completamente lo stesso. Dev’essere consapevole che lo spirito dell’Europa, lo spirito del suo paese (e ben presto egli deve imparare che tale spirito è molto più importante del suo, individuale) è in continuo movimento, ma che tale movimento è fatto in modo che nulla viene abbandonato en route, che né Shakespeare né Omero e neppure i graffiti degli artisti del periodo Magdaleniano vanno mai in pensione. Tale movimento, chiamiamolo processo verso una maggiore complessità…
Tradizione e talento individuale.
T.S. Eliot (Il Bosco Sacro)

Il poeta è assimilabile al grande sciamano, al supremo interprete dell’universo, tanto che per M. Arnold la letteratura e la poesia non sono altro che la vera forma di epsressione della religione. Dunque il poeta viene talvolta paragonato al folle, proprio perché il suo modo di esprimersi non viene inteso dalla gente comune e perché d’altro canto in genere non è molto rispettoso nei confronti del potere. Il poeta trasforma la nostra essenza, i nostri desideri, le nostre ansie, le nostre paure, le nostre rimostranze in un grande sogno onirico, soltanto che nel fare questo egli rimane perfettamente sveglio e desto! Quello che per la gente ordinaria è infatti possibile soltanto durante il sonno, per il poeta è possibile in ogni momento della giornata. Dunque anche il nonsense ed il caos dell’assurdo talvolta sono celebrati nelle poesie, tanto da risultare dei veri e propri divertimenti linguistici, come ci ricordano per esempio le limericks inglesi di Edward Lear, che offrono di sicuro un serio effetto umoristico.

La poesia del resto anche per Platone non è pratica della ragione, ma è quasi una forma di delirio, di religione, di illusione. Il tardo Platone delle leggi giungerà persino a proporre una serie di norme restrittive e censorie dell’attività dei poeti, applicazioni che non servono ai nostri giorni dove è il mercato a occuparsi di fare in modo che la poesia rimanga ai margini della società. In effetti la poesia suscita una certa tristezza ed una certa inquietudine che mal si adattano alle moderne e tecnologiche paure di fine millennio. Forse perché come diceva Leopardi la poesia per essere tale deve suscitare qualcosa di lontano, quindi deve essere necessariamente melanconica e nostalgica, proprio perché la felicità è sempre o passata o futura, ma mai presente. Ecco forse perché l’uomo contemporaneo che invece vorrebbe essere felice ora e subito non la gradisce molto.

Certo la poesia a volte diventa triste e scomoda proprio perché non fa altro che rivelarci la tremenda solitudine dell’uomo, e la fugacità di quelle cose che solamente gli possono arrecare un po’ di sollievo in questo difficile cammino che è la vita umana. La poesia insomma non riesce a scalfire quello che anche per Kant è il male più grande dell’uomo, l’egoismo intrinseco della specie e spesso non fa altro che rivelare a chi la frequenta la terribile solitudine dell’artista, il tragico dolore dell’uomo e le enormi difficoltà di comunicazione tra gli esseri viventi. E’ in definitiva quasi sempre un disperato tentativo di condivisione che si perde negli sterminati e gelidi silenzi dell’universo, ma, per riprendere e parafrasare ancora Lamb, in ogni caso il suo tentativo è uno di quelli più altamente umani e significati.

La poesia in ogni caso, come riteneva Coleridge, è del tutto simile alla filosofia e quindi deve anch’essa insegnarci a morire attraverso le grandi invenzioni dell’intelletto e del linguaggio, solo così infatti potremo meglio gustare il fatto di essere ancora vivi, anche se moribondi. La poesia inoltre essendo in genere una forma di espressione breve se riesce a trattare nel giusto modo certi argomenti si avvicina enormemente allo stile aforistico e sfruttando al meglio tutte le potenzialità retoriche della parola riesce spesso anche a farci divertire. Per questo dunque in questa sezione cercheremo di raccogliere una serie di poesie che per un motivo o per l’altro possano aiutarci ad affrontare la vita in una forma più gioiosa, serena e scanzonata, ma nache più critica!

In pratica, unendo lo spirito di amore e morte presente in tutta la poesia romantica e non solo alla grande melanconia elegiaca della tradizione classica, mescolando poi il tutto con una sana indignazione satirica e burlesca e ad uno spietato e logico buon senso riuscieremo così ad ottenere delle vere e proprie poesie velate di genialità e di un certo umorismo nero. Di sicuro il compito non sarà facile, ma ad assisterci avremo un grande spirito dell’oltretomba che ci verrà in soccorso, di tanto in tanto uscirà dalla fatidica grotta degli indovini per confortarci e consigliarci, pertanto è con una grandissima stima e simpatia che non indugiamo oltre ed accogliamo salutando e ringraziando colui che è ben più di un giullare, vale a dire il maestoso erede del becchino, scortato dal suo inevitabile spirito immortale!

Se poi per esempio alcuni poeti come l’Aretino fanno del sesso un oggetto di riso, secondo la grande tradizione romana e greca, Carl William Brown fa della metafora dell’attacco al forte un grido di allarme e di protesta destinato a coinvolgere la stupida autorità dell’umana vanità. Infine, sempre prendendo spunto dagli scritti poetici dell’Aretino che talvolta risultano essere poco chiari, non devono però mai farci dimenticare la lampante evidenza della nostra poco limpida coscienza.

PICCOLA MORTE DAL RIDERE

Va, sfreccia leggero pettinator di comete!
L’erba al vento sarà la tua folta chioma;
dal tuo occhio spalancato scaturiranno
fuochi fatui, prigionieri di sciagurate teste…

I fiori del sepolcro, definiti passioni,
accresceranno l’eco del tuo riso atterrito…
E le miosotidi, quei fiori di segrete…

Non dargli peso: le bare dei poeti
per i becchini non sono che stolti giochi,
custodie di violino suonano vuote melodie…
Ti crederanno morto – idioti borghesi –
Va, sfreccia leggero pettinator di comete!

Tristan Corbière  Les Amours Jaunes

Sognare il sogno impossibile
Combattere contro il nemico invincibile
Sopportare una pena intollerabile
Correre dove l’audace non osa andare
Riparare un danno irreparabile
Amare, puro e casto, da lontano
Tentare quando la stanchezza mi prende la mano
Raggiungere la stella irraggiungibile
Questo è il mio scopo …

Don Chisciotte



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