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Letteratura e Vita

Lettura, scrittura, letteratura e vita
Lettura, scrittura, letteratura e vita

Lettura, scrittura, letteratura e vita. La pragmatica dell’azione letteraria ed artistica.

Con la cattiveria, l’uomo si vendica contro la società per i limiti che essa gli impone. Questo desiderio di vendetta anima tutti. Il selvaggio può mozzarti la testa, può mangiarti, torturarti, ma ti risparmia le continue punzecchiature che a volte rendono la vita quasi intollerabile in una comunità civile.
S. Freud in The glimpses of the great di G.S. Viereck 1930

La cosa migliore da fare quando si è tristi”, replicò Merlino, cominciando a soffiare e sbuffare, “è imparare qualcosa. È l’unica cosa che non fallisce mai. Puoi essere invecchiato, con il tuo corpo tremolante e indebolito, puoi passare notti insonni ad ascoltare la malattia che prende le tue vene, puoi perdere il tuo solo amore, puoi vedere il mondo attorno a te devastato da lunatici maligni, o sapere che il tuo onore è calpestato nelle fogne delle menti più vili. C’è solo una cosa che tu possa fare per questo: imparare. Impara perché il mondo si muove, e cosa lo muove. Questa è l’unica cosa di cui la mente non si stancherà mai, non si alienerà mai, non ne sarà mai torturata, né spaventata o intimidita, né sognerà mai di pentirsene. Imparare è l’unica cosa per te. Guarda quante cose ci sono da imparare.
T. H. White

Vi è un modo di ritornare dalla fantasia alla realtà e questo modo è l’arte.
Sigmund Freud

Senza letteratura, la vita è un inferno.
Charles Bukowski

La grande arte, nel nostro caso la grande letteratura, è essa stessa conoscenza… L’arte e la letteratura ci fanno conoscere il mondo reale, i tipi di uomini, i rapporti tra gli uomini, idee e ideali meschini e grandiosi, crudeli e buoni, situazioni sociali ed anche realtà fisiche…
D. Antiseri

I libri sono vivacemente e vigorosamente produttivi come quei favolosi denti del dragone che piantati qua e là possono far germogliare uomini armati.
John Milton

Ovunque io vada, scopro che un poeta è già stato là prima di me.
Sigmund Freud

La morte non ha alcun potere sugli scrittori, uno dopo l’altro se ne vanno, ma c’è sempre da qualche parte qualche ignoto individuo seduto in una poltrona che li fa rivivere.
Carl William Brown

Avrai sempre quelle sole ricchezze che avrai donate.
Marco Valerio Marziale

Proprio perché la vera arte aspira a contrastare la morte deve anche essere funzionale a migliorare la vita e non solo quella dei collezionisti.
Carl William Brown

Le tre grandi divinità madri dei popoli orientali sembra fossero generatrici e annientatrici insieme; dee della vita e della fecondità nello stesso tempo che dee della morte.
Sigmund Freud

E poi come ci ricorda Eliot, per creare bisogna distruggere e del resto il ruolo del filosofo, come ci ha insegnato Montaigne, è quello di insegnare a morire, infatti chi non teme la morte, non accetta neanche la schiavitù e può quindi lottare per una sempre maggiore libertà. Del resto poi questo è anche un’idea fondamentale della psicanalisi che portava appunto Freud a dire: “La morte fa coppia con l’amore. Insieme governano il mondo. Questo è il messaggio del mio libro Al di là del principio di piacere. Da principio la psicanalisi riteneva che solo l’amore fosse importante. Oggi sappiamo che la morte lo è altrettanto. Da un punto di vista biologico ogni essere vivente, per quanto intensamente la vita bruci in lui, anela al Nirvana, anela alla cessazione di quella “febbre chiamata vita” (E.A. Poe For Annie), anela al petto di Abramo. Il desiderio può essere mascherato dalle più varie circonlocuzioni. Ciò non toglie che lo scopo ultimo della vita sia la sua stessa estinzione!… (op.cit.)
Carl William Brown

Il poeta deve essere consapevole dell’ovvia verità che l’arte non migliora mai, anche se il materiale dell’arte non è mai completamente lo stesso. Dev’essere consapevole che lo spirito dell’Europa, lo spirito del suo paese (e ben presto egli deve imparare che tale spirito è molto più importante del suo, individuale) è in continuo movimento, ma che tale movimento è fatto in modo che nulla viene abbandonato en route, che né Shakespeare né Omero e neppure i graffiti degli artisti del periodo Magdaleniano vanno mai in pensione. Tale movimento, chiamiamolo processo verso una maggiore complessità…  Tradizione e talento individuale.
T.S. Eliot (Il Bosco Sacro)

A tutti gli illusi, a quelli che parlano al vento.
Ai pazzi per amore, ai visionari, a coloro che darebbero la vita per realizzare un sogno.
Ai reietti, ai respinti, agli esclusi. Ai folli veri o presunti.
Agli uomini di cuore, a coloro che si ostinano a credere nel sentimento puro.
A tutti quelli che ancora si commuovono.
Un omaggio ai grandi slanci, alle idee e ai sogni.
A chi non si arrende mai, a chi viene deriso e giudicato.
Ai poeti del quotidiano.
Ai “vincibili” dunque, e anche agli sconfitti che sono pronti a risorgere e a combattere di nuovo.
Agli eroi dimenticati e ai vagabondi.
A chi dopo aver combattuto e perso per i propri ideali, ancora si sente invincibile.
A chi non ha paura di dire quello che pensa.
A chi ha fatto il giro del mondo e a chi un giorno lo farà.
A chi non vuol distinguere tra realtà e finzione.
A tutti i cavalieri erranti.
In qualche modo, forse è giusto e ci sta bene
a tutti i teatranti.
Miguel de Cervantes (1547-1616), Don Chisciotte della Mancia, 1605

La pragmatica dell’azione letteraria.

Il mondo sarebbe forse stato diverso se Shakespeare non fosse esistito, o se avesse scritto 15 drammi invece di 36. Lo stesso discorso vale ovviamente per Dante o per altri artisti, e ancora di più è applicabile alla pluralità degli esseri umani, anche se magari hanno scritto un po’ di scemenze durante la loro breve ed insulsa esistenza. Tra qualche anno infatti quasi nessuno più saprà che sono esistiti, in questo almeno Shakespeare ha saputo fare di meglio.

Oggigiorno poi nessuno più sembra dare alcuna importanza al lavoro dei poeti o degli scrittori in generale, mentre si da già più autorità al lavoro dei ricercatori scientifici, non rendendosi conto che la creatività viene in ogni caso favorita dall’unione delle due culture e che la società non può che guadagnarci da una visione olistica della realtà. I giornalisti poi non hanno forse neppure il sentore di appartenere alla classe dei letterati. Le loro opere infatti cadranno al più presto nel dimenticatoio generale, divorate da una produzione intellettuale sempre più vasta e sempre più diversificata, ed il loro desiderio di gloria o di fama si limita ovviamente alla componente economica dell’esistenza.

E’ chiaro allora che ogni intellettuale deve cercare, oltre che a guadagnarsi da vivere, anche di dare un senso civico, culturale e politico alla sua produzione che sarà ovviamente ispirata dalla sua visione del mondo, dai suoi principi morali e ideologici. Ogni artista dovrebbe infatti dare un senso profondo alla sua opera e pensare più al miglioramento della sua funzione sociale e dell’ambiente in cui opera che non all’ultimo modello della macchina da cambiare.

Per questo io ho sempre cercato di affiancare la mia attività letteraria alla mia professione di educatore ed ho unito a ciò, grazie alle mie molteplici esperienze esistenziali, anche il desiderio di creare qualcosa che potesse pragmaticamente operare in ambito culturale e coinvolgere gli altri. Per realizzare le mie aspirazioni ho lavorato per anni senza pensare al guadagno e alla fine è nato il Daimon Club, risultante concreta delle mie aspirazioni letterarie e dei miei pensieri.

Tuttavia dopo alcuni anni di contatti con il mondo della cultura mi sono però accorto che tutti pensano solo a guadagnare e a coltivare il proprio orticello, e invece di collaborare a diffondere il sapere e le opere dell’ingegno altrui pensano solo al proprio tornaconto e alla propria stupida vanità. E’ stato dunque a questo punto che ho deciso di allargare e di caricare di più compiti e più funzioni il lavoro dell’artista, che il più delle volte non riesce o non vuole comunicare con le sue azioni, ma preferisce far agire gli altri o al limite la sua opera, anche se ciò evidentemente non basta. In effetti sin dai tempi di Gorgia si sa bene che il nostro mondo è in preda all’incomunicabilità, anche se in esso vi è una ridondanza di informazioni, la maggior parte delle quali è inutile e magari anche nociva.

Nasce così il progetto dell’attacco al forte o Fort Attack che ha tra i suoi molteplici fini in primo luogo quello di diffondere i nostri progetti contenuti all’interno del nostro Daimon Project. In questo modo ho cercato di dare un notevole stimolo a tutti affinché gli intellettuali, gli artisti, i ricercatori, gli imprenditori e più in senso lato tutti gli uomini di buona volontà possano capire che l’opera e l’attività di uno scrittore può essere di notevole utilità alla nostra umanità, soprattutto lanciando le proprie critiche e narrando le proprie esperienze contro il peggiore di tutti i mali, vale a dire l’ignoranza, un’attività eclettica e perseverante che non deve essere considerata altro che un nuovo punto di partenza per tutti gli operatori culturali in senso lato.

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