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Ildegarda di Bingen, creatività e scrittura

Ildegarda di Bingen, creatività e scrittura

Ildegarda di Bingen
Ildegarda di Bingen

Ildegarda di Bingen, creatività e scrittura. Un articolo che ripercorre la vita, le opere e l’impegno intellettuale e religioso di una donna straordinaria.

In memoria di Suor Iginia, la maestra del coro in cui cantava la mia giovane mamma Innocenza.

Recte scire, recte agere. Bernardus Claravallensis – De laude novae militiae ad Milites Templi.

La ragione è la radice attraverso cui fiorisce la parola risonante.
Ildegarda di Bingen

C’è la musica del Cielo in tutte le cose.
Ildegarda di Bingen

L’anima umana è “sinfonica”; la musica è parte della natura profonda.
Ildegarda di Bingen

Sed et anima hominis symphoniam in se habet et symphonizans est, unde etiam multotiens plantus educit, cum symphoniam audit, quoniam de patria in exilium se missam meminit. (Ma anche l’anima dell’uomo ha dentro di sé una sinfonia ed è un sinfonista, da cui spesso genera anche delle piante quando sente una sinfonia, poiché ricorda di essere stata mandata in esilio dalla sua patria.)
Hildegard von Bingen

Osa dichiarare chi sei. Non è lontano dalle rive del silenzio ai confini della parola. Il cammino non è lungo, ma la via è profonda. Non devi solo percorrerla, devi essere pronto a saltare.
Ildegarda di Bingen

Non possiamo vivere in un mondo interpretato per noi da altri. Un mondo interpretato non è speranza. Parte del terrore consiste nel riappropriarci del nostro ascolto, nell’usare la nostra voce, nel vedere la nostra luce.
Ildegarda di Bingen

L’anima è la forza vitale che rinvigorisce la carne, poiché il corpo cresce e prospera grazie ad essa, proprio come la terra diventa fertile quando è inumidita. L’anima inumidisce il corpo affinché non si secchi, proprio come la pioggia che si infiltra nella terra.
Ildegarda di Bingen

Non possiamo vivere in un mondo interpretato per noi da altri. Un mondo interpretato non è speranza. Parte del terrore consiste nel riappropriarci del nostro ascolto, nell’usare la nostra voce, nel vedere la nostra luce… Osate dichiarare chi siete. Non è lontano dalle rive del silenzio ai confini della parola. Il cammino non è lungo, ma la via è profonda. Non dovete solo percorrerlo, dovete essere pronti a saltare.
Ildegarda di Bingen

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Santa Ildegarda di Bingen (1098-1179) è la santa patrona di musicisti, scrittori e scienziati, riconosciuta per il suo immenso contributo come badessa benedettina tedesca, compositrice, filosofa e mistica. Canonizzata nel 2012 da Papa Benedetto XVI e proclamata Dottore della Chiesa, è celebrata per aver unito fede, creatività e scienza.

Aspetti chiave di Santa Ildegarda di Bingen: Patronato: È ampiamente considerata la santa patrona di musicisti, scrittori e scienziati per il suo lavoro creativo e scientifico. Eredità musicale: Nota per aver composto musica liturgica, tra cui l’Ordo Virtutum, un importante dramma morale dei primi tempi. La sua musica è caratterizzata da melodie monofoniche. Scritture e medicina: Documentò le sue visioni spirituali in libri come Scivias e scrisse testi medici riguardanti rimedi naturali e guarigione. “Potere Verde”: Credeva nella viriditas, ovvero nel “potere di inverdimento”, che collega Dio alla creatività e alla vitalità della natura. Festa: La sua festa si celebra il 17 settembre.

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Donna dai numerosi talenti, nella sua vita fu inoltre profetessa, guaritrice, erborista, naturalista, cosmologa, gemmologa, filosofa, artista, poetessa, drammaturga, musicista, linguista e consigliera politica. Fu interpellata per consigli e aiuto da molti personaggi eminenti del suo periodo, come, ad esempio, Federico Barbarossa, Filippo di Alsazia, san Bernardo da Chiaravalle ed Eugenio III.

La murarono viva, non metaforicamente, ma per davvero. Una bambina chiusa in una cella di pietra, dietro una grata, destinata a non uscire mai più. Quella bambina si chiamava Ildegarda di Bingen (1098 – 17 settembre 1179), nota anche come Hildegarda di Bingen o «Sibilla del Reno», una delle figure più straordinarie del Medioevo. Era nata, ultima di dieci fratelli, a Bermersheim vor der Höhe, vicino ad Alzey, nell’Assia Renana, nell’estate del 1098, un anno prima che i crociati conquistassero Gerusalemme. Avrebbe dovuto scomparire nel silenzio di un monastero medievale e invece diventò una delle menti più straordinarie del Medioevo: mistica, filosofa, compositrice, naturalista, guaritrice, consigliera di papi e imperatori. Una donna che parlò quando alle donne era chiesto solo di tacere, e tutto cominciò da una cella chiusa a chiave.

A otto anni venne rinchiusa dalla sua stessa famiglia. Avrebbe dovuto finire così la sua vita e invece divenne una voce che, secoli dopo, ancora brucia. Questa bambina non vivrà a lungo, dissero alla madre. È una femmina e già questo la rende superflua. Il suo corpo è fragile, la sua mente brucia. Nel XII secolo una bambina come Hildegard von Bingen non è un dono, è un problema. È troppo debole per un matrimonio, non è adatta per la vita domestica. La sua famiglia non sa che farsene e così sceglie la soluzione più semplice e più crudele: la clausura. Una stanza chiusa a chiave, una grata e via. Viene affidata a Jutta von Sponheim, una giovane nobildonna che vive come reclusa presso il monastero di Disibodenberg Abbey.

La piccola Ildegarda cresce in quella cella quasi murata, in una forma di reclusione spirituale che oggi fatichiamo perfino a immaginare. Lì impara presto che piangere non serve. Che sentire troppo è una colpa. Ma proprio in quella cella accade qualcosa di inatteso. Fin da bambina Hildegard racconta di avere visioni luminose, esperienze interiori che la accompagnarono per tutta la vita. Per anni le tiene segrete, temendo di essere giudicata folle o posseduta. Intanto studia, ascolta, impara il latino, la liturgia, le Scritture. Avrebbe dovuto finire così la sua vita: prigioniera di una gabbia che altri avevano scelto per lei. E invece no. A poco a poco qualcosa dentro di lei si ribella.

Fin da piccolissima manifestò una salute fragile e visioni mistiche (già a partire dai 3-5 anni). Come dicevo a circa 8 anni fu affidata a Jutta von Sponheim, una reclusa presso il monastero benedettino maschile di Disibodenberg, dove ricevette un’educazione religiosa di base. Professò come monaca benedettina intorno ai 14-15 anni. Alla morte di Jutta (1136) divenne superiora della piccola comunità femminile. Nel 1141 si ammalò gravemente edebbe una grande esperienza visionaria che interpretò come un comando divino a scrivere e diffondere ciò che vedeva: da lì nacque la sua opera principale, lo Scivias («Conosci le vie»), completato intorno al 1151 e approvato da papa Eugenio III grazie anche all’interessamento di Bernardo di Chiaravalle (1090-1153), un monaco cistercense francese, mistico di grandissima influenza, considerato il principale rinnovatore spirituale del XII secolo, teologo carismatico, predicatore potentissimo e guida della Seconda Crociata, personaggio che ha lasciato un’impronta profonda sia nella spiritualità cristiana che nella politica ecclesiastica del suo tempo.

Per molti anni Hildegard ebbe visioni ma si rifiutava di scriverle. Secondo i suoi racconti, tutto cambiò quando si ammalò gravemente. Lei interpretò la malattia come un segno divino: stava resistendo alla missione che le era stata affidata. Solo quando iniziò a scrivere il suo grande libro, Scivias, disse che la malattia scomparve. Per lei era la prova che doveva parlare. Scrisse inoltre centinaia di lettere a figure potenti dell’epoca, tra cui Federico I° Barbarossa e Papa Eugenio III°. In queste lettere non era affatto timida, anzi rimproverava i potenti quando pensava che stessero governando male e questo per una donna del XII secolo era qualcosa di quasi impensabile.

Le visioni descritte da Hildegard sono incredibilmente ricche di immagini cosmiche. Nel suo libro Scivias compaiono: universi a forma di uovo, cerchi di fuoco, figure umane dentro strutture cosmiche, e correnti di energia che attraversano il mondo. Molti studiosi moderni hanno notato che alcune di queste immagini ricordano sorprendentemente rappresentazioni cosmologiche moderne. Naturalmente Ildegarda non stava facendo scienza nel senso attuale, ma la sua capacità simbolica era straordinaria. Lei stessa scriveva che le visioni arrivavano come una “luce vivente” che le mostrava la struttura del mondo.

C’è infatti una teoria molto interessante, discussa da vari studiosi moderni, secondo cui le visioni di Hildegard von Bingen potrebbero avere anche una spiegazione neurologica. Non significa ridurre la sua esperienza mistica a una malattia, ma cercare di capire come funzionasse il fenomeno dal punto di vista medico. Alcuni neurologi hanno osservato con attenzione le immagini contenute nel suo libro Scivias e in altre opere. Molte delle figure che descrive sono molto particolari: luci intense e pulsanti, cerchi luminosi concentrici, forme scintillanti,
linee frastagliate che attraversano il campo visivo. Questi fenomeni ricordano molto quelli che in neurologia vengono chiamati aura emicranica.

Durante alcune forme di emicrania con aura, infatti, le persone vedono: scintille luminose, zig-zag brillanti, figure geometriche, campi visivi che si deformano. Gli studiosi hanno notato che alcune illustrazioni medievali delle visioni di Hildegard sono straordinariamente simili alle rappresentazioni moderne di questi fenomeni neurologici. Secondo questa ipotesi, Ildegarda avrebbe potuto avere una particolare sensibilità neurologica che produceva queste esperienze visive intense. Ma la cosa davvero straordinaria non sarebbe il fenomeno in sé.
Sarebbe cosa ne ha fatto. Molte persone hanno emicranie con aura. Quasi nessuno trasforma quelle immagini in un sistema cosmologico, un’opera teologica, una visione simbolica dell’universo, mentre Ildeagrda invece riuscì a trasformare quelle esperienze interiori in pensiero, arte e conoscenza.

Lei raccontava così l’esperienza: vedeva una luce intensa che chiamava lux vivens, la “luce vivente”. Diceva anche una cosa molto interessante: le visioni non le facevano perdere coscienza. Scriveva che le vedeva “con gli occhi interiori”, restando pienamente lucida. Questo dettaglio ha incuriosito molto gli studiosi moderni. Una mente fuori dal comune, e qualunque sia la spiegazione, mistica, simbolica o neurologica, una cosa è certa: la mente di Hildegard von Bingen era straordinaria. Riuscì a unire in una sola persona: spiritualità, scienza naturale, medicina, musica, e filosofia. E tutto questo partendo da una bambina che la sua stessa famiglia aveva deciso di rinchiudere in una cella.

Uno degli aspetti più curiosi è che Hildegard inventò anche una lingua tutta sua, chiamata Lingua Ignota. Era una specie di linguaggio simbolico con parole nuove, probabilmente pensato per esprimere concetti spirituali che il latino non riusciva a rendere. È uno dei primi esempi conosciuti di lingua artificiale nella storia europea. Ildegarda compose anche decine di canti sacri raccolti nella Symphonia armoniae celestium revelationum. La cosa sorprendente è che la sua musica è molto diversa dal canto gregoriano tradizionale: ha linee melodiche molto più ampie e quasi estatiche. La sua musica è ancora eseguita oggi in concerti e incisioni moderne.

San Bernardo da Chiaravalle
San Bernardo da Chiaravalle

A quarant’anni, quando ormai è diventata guida della piccola comunità monastica, Ildegarda compie un gesto radicale per una donna del suo tempo: prende in mano la penna e scrive. Nasce così Scivias, il libro delle sue visioni. Il titolo significa Scito vias Domini – “Conosci le vie del Signore”. È un testo straordinario: teologia, cosmologia, simbolismo, immagini potentissime che raccontano la creazione, il destino dell’uomo, la lotta tra luce e oscurità. Quando il manoscritto arriva nelle mani di Papa Eugenio III°, accade qualcosa che nessuno avrebbe potuto prevedere, il Papa infatti rimane colpito dalla forza di quella voce femminile e, durante il sinodo di Treviri, autorizza ufficialmente Ildegarda a scrivere e a diffondere le sue visioni.

È un momento straordinario: una donna del XII secolo riceve il riconoscimento pubblico di insegnare e da quel momento Ildegarda non si ferma più. Scrive opere teologiche, trattati di medicina e di scienze naturali come Physica e Causae et Curae. Studia le proprietà delle piante, dei minerali, del corpo umano. Compone musica – centinaia di canti liturgici – raccolti nella Symphonia armoniae celestium revelationum, una delle opere musicali più originali del Medioevo. Viaggia e predica in pubblico, cosa rarissima per una donna dell’epoca.

Fonda nuovi monasteri, tra cui quello di Rupertsberg Monastery. Scrive a papi, imperatori e vescovi, ammonendo persino Federico I° Barbarossa quando ritiene che il potere stia deviando dalla giustizia. E nelle sue opere sostiene un’idea sorprendentemente moderna: uomini e donne non sono fatti per dominarsi, ma per completarsi. Restituisce in pratica dignità spirituale alla donna in un’epoca che raramente gliela riconosceva. Così la bambina che tutti credevano troppo fragile – quella che avevano rinchiuso dietro una grata – diventa una delle menti più straordinarie del Medioevo.

Per molti anni Hildegard visse nel monastero maschile di Disibodenberg Abbey, dove dirigeva una piccola comunità di monache. A un certo punto ebbe una convinzione molto chiara: le sue monache dovevano avere un monastero indipendente. Il problema era che l’abate non voleva assolutamente lasciarle andare. Le monache erano nobili e portavano prestigio e donazioni al monastero. Secondo le cronache, Hildegard reagì in modo sorprendente. Cadde in una specie di paralisi improvvisa e dichiarò che era un segno divino: Dio non le permetteva di muoversi finché il monastero non avesse accettato la sua richiesta. Alla fine i monaci cedettero e così Hildegard intorno al 1150 fondò il proprio monastero femminile indipendente a Rupertsberg, vicino a Bingen (dove si trasferì con le sue monache nonostante molte opposizioni), e più tardi ne fondò un secondo a Eibingen (1165). Era una vittoria straordinaria: una donna che sfidava l’autorità monastica maschile e vinceva.

Idelgarda fu una vera polimata del XII secolo: mistica e teologa (tre grandi opere visionarie: Scivias, Liber Vitae Meritorum, Liber Divinorum Operum), compositrice (creò il più ampio corpus musicale di una singola autrice medievale, tra cui l’Ordo Virtutum, considerato il primo “moral play” musicale della storia) scrittrice di testi scientifici e medici (Physica e Causae et Curae, fondamentali per la conoscenza medievale di erbe, minerali e cura del corpo, consigliera politica e religiosa (scrisse lettere a papi, imperatori, vescovi e re, non esitando a criticare apertamente corruzione e abusi). Da notare inoltre che Ildegarda nel Medioevo era così famosa che persino imperatori e papi aspettavano le sue lettere. Alcune sono incredibilmente dure e sembrano quasi scritte da una riformatrice moderna.

Santa Idelgarda patrona di musicisti e scrittori
Santa Idelgarda patrona di musicisti e scrittori

Verso la fine della sua vita avvenne un episodio ancora più incredibile. Ildegarda permise la sepoltura, nel suo monastero, di un uomo che era stato precedentemente scomunicato ma che, secondo lei, si era riconciliato con Dio prima di morire. Le autorità ecclesiastiche locali non furono d’accordo e ordinano allora una cosa drastica: il corpo deve essere dissotterrato. Ildegarda però si rifiuta di obbedire, ma non solo, fa nascondere il luogo esatto della sepoltura, così che nessuno possa trovare la tomba. La risposta della Chiesa fu durissima: il monastero venne colpito da un interdetto, cioè il divieto di celebrare la liturgia e persino di cantare, cosa che per una comunità monastica era una punizione gravissima. Ildegarda tuttavia scrisse una difesa teologica così forte che alla fine le autorità ecclesiastiche dovettero revocare la punizione e fu così che una monaca vinse uno scontro con la massima autorità della gerarchia ecclesiastica.

Oltre a essere mistica e teologa, Ildegarda fu anche una studiosa della natura e della salute. Nei suoi trattati Physica e Causae et Curae descrisse centinaia di rimedi naturali, piante medicinali, minerali e osservazioni sul corpo umano. Per il XII secolo era qualcosa di straordinario: una donna che sistematizzava conoscenze mediche. Ma la cosa più sorprendente è che alcune delle sue idee sembrano molto moderne. Ildegarda insisteva su un principio che oggi è quasi ovvio ma che nel Medioevo non lo era affatto: il cibo può essere medicina. Tra gli alimenti che raccomandava più spesso c’era il farro, che considerava uno dei cereali più salutari per il corpo umano. Scriveva che il farro: “dona un buon sangue e una mente lieta”. Oggi sappiamo che è ricco di fibre, vitamine e minerali.

L’importanza dell’equilibrio tra corpo e mente è un altro aspetto fondamentale delle sue interpretazioni. Per Hildegard molte malattie nascevano da uno squilibrio tra corpo, emozioni e spirito. Usava un concetto centrale nella sua filosofia naturale: viriditas – una parola latina che significa più o meno forza vitale, verde vitalità, energia della vita. Secondo lei la salute dipendeva dalla presenza di questa energia vitale nel corpo e nella natura. Quando la viriditas si spegne, nasce la malattia. È una visione sorprendentemente simile a molte concezioni moderne psicosomatiche.

Nel suo trattato Physica descrisse decine di piante medicinali. Ad esempio: il finocchio per la digestione, la salvia per rafforzare il corpo, l’ortica come alimento energizzante, la melissa per calmare il cuore e la mente. Molti di questi usi sono ancora riconosciuti oggi nella fitoterapia. Una medicina che osserva la persona, non solo la malattia. La cosa forse più interessante è che Ildegarda non guardava solo al sintomo, per lei il medico doveva osservare il carattere della persona, la dieta, le emozioni, il ritmo della vita, in altre parole, una visione olistica della salute – un concetto che oggi è tornato molto presente nella medicina contemporanea.

Morì il 17 settembre 1179 a Rupertsberg all’età di 81 anni. Fu venerata come santa fin dal Medioevo, anche se la canonizzazione formale arrivò solo nel 2012, quando papa Benedetto XVI la proclamò anche Dottore della Chiesa, uno dei titoli più alti della tradizione cattolica e che solo pochissime donne nella storia hanno ricevuto come riconoscimento, e patrona di musicisti e scrittori, celebrata il 17 settembre di ogni anno. Oggi è ammirata sia per la profondità spirituale sia per il suo straordinario contributo alla musica, alla scienza naturale, alla teologia e all’emancipazione intellettuale femminile nel Medioevo.

Insomma, rinchiusa da bambina perché ritenuta troppo fragile, Ildegarda di Bingen diventò una delle menti più straordinarie del Medioevo. Mistica, compositrice, filosofa, naturalista, guaritrice. Parlò ai papi, sfidò gli imperatori, scrisse libri, fondò monasteri, studiò la natura e il corpo umano, dimostrando che a volte la storia prova a mettere a tacere alcune voci, ma quelle voci sono proprio quelle destinate a cambiare il mondo, non possono essere annientate, ma nascono e si sviluppano per dimostrare a tutti che un profondo impegno e una tenace fiducia in sé stessi possono farci brillare e quindi illuminare anche la nostra umanità.

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