Storia morale dell'immorale
Storia morale dell’immorale

Un’equa moralità richiederebbe che si tenga conto, in modo imparziale, dell’interesse di tutti, richiederebbe cioè quello che in millenni di storia i governanti non hanno mai fatto.
Carl William Brown

Una vera e propria scienza della moralità non esiste o se esiste non è applicata, ecco perché impera la scienza della stupidità, che è ovviamente immorale.
Carl William Brown

Ai posteri voglio lasciare in testamento un’opera tanto piena di moralità quanto di divertimento.
Carl William Brown

L’errore della chiesa è sempre stato quello di dividere l’etica del corpo dalla moralità dell’anima, ignorando che le due entità non sono separate anzi dovrebbero essere unite sempre di più per costruire appunto la felicità dell’uomo.
Carl William Brown

La normalità genera l’anormalità e la moralità genera l’immortalità, così come la virtù genera il vizio e l’ipocrita perbenismo la stupidità.
Carl William Brown

Io la penso proprio come John Ruskin, infatti non ci può essere arte dove non c’è moralità e non ci può essere moralità dove c’è ignoranza e povertà. Stronzate!!
Carl William Brown

L’etica della conoscenza non può mai esimersi dal fare i conti con la moralità della stupidità.
Carl William Brown

Il Ribelle è il singolo, l’uomo concreto che agisce nel caso concreto. Per sapere che cosa sia giusto, non gli servono teorie, né leggi escogitate da qualche giurista di partito. Il Ribelle attinge alle fonti della moralità ancora non disperse nei canali delle istituzioni. Qui, purché sopravviva in lui qualche purezza, tutto diventa semplice.
Jünger Ernst

Secondo la Qabbalah, Dio nella sua essenza più intima e nascosta, viene indicato come “L’Infinito” (En Soft), del quale nulla può essere scrutato né detto; perciò egli viene anche indicato come il “Nulla” (Ajin) o con espressioni più metaforiche, come la “Lunga Faccia”, “Il Santo Vecchio” e altre. Lo Zohar o Sefer Zohar (Libro dello splendore) è l’opera più rilevante per profondità speculativa, quella che costituisce il fulcro e il culmine della quabbalah medievale. Per i mistici della quabbalah l’universo è intessuto di simboli che conducono gradatamente all’essere reale, il quale non è più un segno, ma l’ultima segnaterra, la “Grande cosa significata”: in questo orizzonte, insegna lo Zohar, non esiste divaricazione tra il segno artificiale e la cosa significata, perché l’uno come l’altra sono al tempo stesso realtà e sogno, esteriorità e interiorità, sensibilità e astrazione, vita e morte. E’ il principio della “coincidentia oppositorum” di Ficino che ci ricorda il confine sfumato tra il bene ed il male di Nietzsche, o l’unione tra etica ed estetica di Ayer e Wittgenstein; in pratica è il terreno paludoso e contraddittorio del linguaggio e della nostra stupida umanità come sostiene appunto il mitico erede del becchino.
Carl William Brown.

Nella storia della cultura e dello scibile umano gli studiosi, i critici e i filosofi che si sono cimentati nelle tematiche più strane non mancano di certo; abbiamo ad esempio intellettuali di buona volontà che si sono applicati alla filosofia della musica, all’epistemologia della morale, alla storia e alla teoria dell’aforisma, alla metafisica dei supereroi, al cyberporno nelle società antiche e moderne, alla fitologia della tessitura dei cestini sott’acqua, all’impatto degli zombies sulla stampa di qualità, all’etica ed all’estetica della professione più antica del mondo, all’ermeneutica critica dell’epistemologia artistica della letteratura poetica e romanzesca, per non parlare poi di tutte le numerose branche della psicologia, dell’economia, dell’arte e della religione, dove la fantasia di questi accademici non conosce limiti; orbene, per non dilungarmi troppo, consiglio a tutti questi benefattori della specie umana, visto le grandi doti, capacità e possibilità di cui evidentemente dispongono, di dedicarsi un po’ anche all’approfondimento della filosofia ontologica, linguistica, metafisica, artistica, pragmatica, pedagogica, politica, economica e giuridica della merda, non si sa mai, potrebbero ottenere delle grandi soddisfazioni e apportare al tempo stesso dei grossi benefici al progresso dell’umanità.
Carl William Brown

Storia naturale della morale
Storia naturale della morale

La moralità ha un effetto pittoresco, quando sia stata arginata per molto tempo dall’immoralità.
Friedrich Nietzsche

L’amore è certamente tutto meno che un mezzo di conoscenza.
Friedrich Nietzsche

Qualunque esperienza abbiate a vivere, chi non è ben disposto verso di voi vedrà in essa un motivo per diminuirvi.
Friedrich Nietzsche

There are no beautiful surfaces, without a terrible depth.
Friedrich Nietzsche

Per la storia naturale della morale

Il sentimento morale è oggi in Europa tanto sottile, tardo, multiforme, eccitabile, raffinato, quanto la relativa “scienza della morale” è ancora giovane, esordiente, goffa e grossolanamente maldestra – una antitesi attraente, che talora diventa essa stessa manifesta incarnandosi nella persona di un moralista. – Già il termine “scienza della morale”, per quanto riguarda quel che viene designato in tal modo, è fin troppo borioso e contrario al buon gusto: il quale di solito preferisce sempre parole modeste; si dovrebbe confessare a se stessi, con la massima severità, che cosa, a questo proposito, ci sarà necessario per molto tempo ancora, e che cosa per il momento ha una sua esclusiva legittimità: vale a dire la raccolta del materiale, la formulazione e organizzazione concettuale di un regno sterminato di delicati sentimenti e differenziazioni di valore che vivono, si sviluppano, generano e periscono, – senza escludere, forse, i tentativi di rendere evidenti le ritornanti e più frequenti configurazioni di questa vivente cristallizzazione – quale preparazione di una tipologia della morale: fino a oggi non si è stati così modesti.

Tutti quanti i filosofi con una rigida gravità pretesero da se stessi qualcosa di molto piu elevato, di più presuntuoso e solenne, non appena si occuparono della morale come scienza: essi volevano la fondazione della morale – e ogni filosofo ha creduto fino a oggi di aver fondato la morale; ma la morale stessa valeva come “data”. Quanto era lontano dalla loro goffa alterigia il compito, apparentemente insignificante e abbandonato nella polvere a nella muffa, di una descrizione, benché per un compito siffatto difficilmente avrebbero potuto essere abbastanza affinati le mani e i sensi piu sottili! Appunto i filosofi della morale avevano una conoscenza soltanto grossolana dei fatti morali, nella forma di un compendio arbitrario o di una abbreviazione casuale, o qualcosa come moralità del loro ambiente, del loro ceto, della loro Chiesa, della loro epoca, del clima e del paese loro – appunto perché essi erano male istruiti e anche poco avidi di notizie sui popoli, sulle epoche, sulle trascorse età, non si trovarono mai faccia a faccia coi veri problemi della morale – che emergono tutti soltanto da un confronto di molte morali.

In ogni “scienza della morale” esistita fino a oggi è sempre mancato, per quanto possa riuscire strano, il problema stesso della morale: è mancato il sospetto che ci potesse essere su questo punto qualcosa di problematico. Ciò che i filosofi chiamavano “fondamento della morale” e ciò che esigevano da se stessi, considerato nella sua giusta luce, era soltanto una forma erudita della loro tranquilla credenza nella morale dominante, un nuovo mezzo della sua espressione, quindi uno stato di fatto esistente all’interno di una determinata moralità, anzi, in ultima analisi, addirittura una specie di negazione che questa morale potesse essere concepita come problema – e in ogni caso l’opposto di una verifica, di un’analisi, di una messa in questione, di una vivisezione, appunto, di codesta credenza.

Si faccia caso per esempio all’innocenza quasi venerabile con cui anche uno Schopenhauer pone a se stesso il suo compito, e si traggano le proprie conclusioni sulla scientificità di una “scienza” i cui massimi maestri discorrono ancora come i bambini e le vecchie donnicciole: – Il principio – egli dice (p. 136 dei Problemi fondamentali dell’etica)- la tesi fondamentale sul cui contenuto tutti i teorici dell’etica sono propriamente d’accordo è: “neminem laede, immo omnes, quantum potes, juva” (non ledere nessuno, anzi per quanto puoi, aiuta tutti) – è propriamente questa la proposizione, a cui tutti i maestri dell’etica si sforzano di dare un fondamento … il fondamento effettivo dell’etica che da millenni si va cercando come la pietra filosofale. – La difficoltà di fondare la citata proposizione è indubbiamente grande – è noto che non ci sono riusciti neppure gli schopenhaueriani; – e chi ha avuto l’occasione di sentire in profondità, quanto assurda, falsa e sentimentale sia questa proposizione, in un mondo la cui essenza è volontà di potenza -, sarà bene si richiami alla memoria che Schopenhauer, sebbene pessimista, in verità suonava il flauto …. Ogni giorno, dopo il pranzo: si consultino al riguardo le sue biografie. E sia detto di passata: un pessimista, un negatore di Dio e del mondo, che si arresta di fronte alla morale – uno che afferma la morale e suona il flauto, che afferma la morale del “laede neminem” – domando, è poi veramente un pessimista?

Friedrich Nietzsche Al di là del Bene e del Male

Storia della morale ultima modifica: 2020-06-17T18:58:57+00:00 da Carl William Brown