Il Testamento di Carl William Brown

Il Testamento di Carl William Brown

Carl William Brown's true will
Carl William Brown’s true will

Il testamento di Carl William Brown, il suo contenuto letterario, filosofico, economico ed umoristico, con i relativi lasciti del Daimon Club, e di altri blogs.

Ci gît et dort en ce solier qu’amour occit de son raillon, un pauvre petit écolier qui fut nommé Francois Villon oncques de terre n’eut sillon. Il donna tout, chacun le sait : tables, trétaux, pain, corbillon. Galants, dites en ce verset… Freres humains qui après nous vivez, N’ayez les cœurs contre nous endurcis, Car, se pitié de nous pauvres avez, Dieu en aura plus tôt de vous mercis.
François Villon

D’ora in poi voglio immaginarmi la morte come una tenera e affettuosa mamma che con estremo amore, stringendomi sorridente al suo seno per tutta l’eternità, invece di darmi la vita me la toglierà.
Carl William Brown

Forse l’uomo mostra nel modo più evidente quale sia il suo senso dell’umorismo quando l’ultima, più dolorosa realtà, ovvero la morte, si insinua nella sua coscienza.
G. Kranz

La morte non è male; perché libera l’uomo da tutti i mali, e insieme coi beni gli toglie i desideri. La vecchiezza è male sommo: perché priva l’uomo di tutti i piaceri, lasciandogliene gli appetiti; e porta seco tutti i dolori. Nondimeno gli uomini temono la morte, e desiderano la vecchiezza.
Giacomo Leopardi

Volendo fare uno scherzo di cattivo gusto al concetto stesso di esistenza, burlandosi della morte, si tolse la vita.
Carl William Brown

Compagni minatori io ve lo dico qui, questo mio canto è vano se voi non avete ragione. Se l’uomo ha da morire prima di avere il suo bene, bisogna che i poeti siano i primi a morire.
Paul Éluard

Non perdo mai occasione d’imparare a morire.
V. Alfieri

Insomma, lasciare nel mio testamento un vadecum che duri nel tempo e che si rivolga contro la banalità di tutte le divinità e lasci in eredità a tutti il mio anelito e i miei progetti di libertà.
Carl William Brown

Introduzione e Premesse

Certo, fino a qualche anno fa non avrei mai pensato di mettermi a redigere un testamento ancora in giovane età, anche se da sempre ho saputo che il saggio non solo deve essere sempre pronto a partire, ma anzi dovrebbe essere desideroso di andarsene al più presto! Infatti come dicevano già Seneca, Sofocle e forse anche Leopardi “Per l’uomo è meglio non nascere e se nasce è meglio che muoia al più presto”. Inoltre io sono sempre stato un grande surrealista e come diceva Henry Miller il surrealismo è semplicemente il riflesso del processo della morte.

È una manifestazione di una vita rivolta verso l’istinto, un virus che accelera la fine inevitabile. Dunque in un certo senso sono già morto! Ma forse in fin dei conti penso che sia meglio così, fosse andata diversamente magari non sarei mai neanche riuscito a lasciare ai posteri questa mia eredità; per cui non posso che essere grato al destino che, ignorando il fatto che io fossi già morto, ha progettato la brillante e stupida idea di vedermi sotto terra nell’arco di qualche anno. Evidentemente ha sbagliato persona, ma nel contempo mi ha fatto anche un grande piacere!

Visto dunque che questa mia specie di congedo vuole in qualche modo rispettare lo stile tipico della letteratura testamentaria, ribadirò quindi sin da adesso che verso la fine del secondo millennio, o se preferite l’inizio del terzo dopo Cristo, il sottoscritto Carl William Brown, (oppure se volete optare per la trinità, i giovani Carl, William e Brown) nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e cosciente del proprio declino fisico così come dei propri peccati, o meglio dei propri vizi, a causa del suo “Fatal Flaw”, consapevole che potrebbe venire meno da un momento all’altro si appresta a lasciare ai presenti e ai posteri questa sorta di lascito ereditario.

Ricordandomi a questo punto del Testamento di François Villon, un opera di circa 2000 versi scritta nel 1461 e stampata nel 1489, ed entrata a pieno titolo nella grande storia della letteratura francese, voglio a tal proposito sottolineare che il mio non è un lascito parodistico, ma è comunque un testamento assolutamente letterario che richiama ovviamente il contenuto satirico, poetico e filosofico dell’intera opera di C.W. Brown e non vuole dunque essere né una meditazione sulla morte, né una danza macabra, né un pentimento, né un tentativo di salvezza della propria anima, ma uno scritto assolutamente sereno che come nella migliore tradizione umoristica è consapevole di prestare fede al motto sempre vivo di Giordano Bruno “In Tristitia Hilaris, In Hilaritate Tristis”.

Venendo poi al contenuto del mio testamento vorrei anche ricordare il duca, lo scrittore francese François de La Rochefoucauld noto al pubblico letterario per aver scritto circa 400 famose massime che gli hanno reso gloria e popolarità e lo hanno consacrato tra i grandi della storia letteraria del proprio paese e non solo. Certo anch’io come il duca avrei rifiutato la candidatura alla prestigiosa Académie Francaise e spingendomi ancora più in là, come Sartre, avrei persino rifiutato il premio Nobel, ma questi sono dettagli e non hanno una stretta attinenza con il contenuto del presente lascito, anche perché essendo disponibili in rete siti e programmi che contengono decine di migliaia di citazioni, un autore deve essere consapevole di avere l’obbligo di offrire alla posterità qualcosa di veramente organico ed originale se vuole prendersi la briga di redigere un testamento e di organizzare un lascito.

Carl William Brown
Carl William Brown

Prima di passare dunque al nocciolo della questione voglio chiamare in causa persino Dante che nella sua Divina Commedia ha scritto più o meno circa 14.160 versi, equivalenti sempre più o meno ad una media di 4.720 frasi di tre righe ognuna, e non tutti di estremo significato concettuale, e non vi sto a ribadire la sua posizione all’interno della letteratura mondiale, di gran lunga maggiore a quella di gente che pur scrivendo o raccogliendo poche centinaia di massime o di citazioni ha comunque fatto una brillante carriera all’ombra di famosi ed avidi editori. Questo per dire che il sottoscritto avendo scritto più di 10.000 aforismi originali, tutti dotati di significato, per un equivalente di circa 28.000 righe e avendone selezionati ancora alcune migliaia tra le diverse decine di migliaia che popolano l’universo letterario mondiale, oltre ad aver scritto numerosi saggi, e ad avere svolto una seria attività di divulgazione culturale, si arroga appunto tutto il diritto di redigere e di diffondere anche questo umile testamento.

Naturalmente parlando di eredità e di testamento non posso di certo nemmeno dimenticare il grande Montaigne, che pure amava le citazioni, il quale mi ha insegnato che la meditazione sulla morte è meditazione sulla libertà, donandomi per sempre l’idea che chi ha appreso a morire ha disimparato a servire. Il saper morire ci libera infatti da ogni sudditanza e costrizione, dando un colpo mortale al nostro egoismo e alla nostra vanità. Ed io da buon cultore della filosofia so con Cicerone che il filosofare non è che prepararsi alla morte.

Tutta la saggezza del mondo, continua ancora Montaigne, si riduce alla fine a questo, insegnarci a non temere la morte e chi dunque insegnasse agli uomini a morire insegnerebbe loro anche a vivere. Ecco, devo certamente tener presente anche questo nel mio lascito, cercando inoltre di sottolineare che ognuno dei miei aforismi avrebbe potuto diventare un saggio, e poi un racconto o un romanzo, e poi ancora avrebbe potuto dar luogo con gli altri ad infiniti intrecci testuali, se solo ne avessi avuto il tempo!

Ma il tempo non c’è e allora quest’idea continuerà il suo cammino consapevole con Chomsky che da un numero finito di fonemi si possono creare infinite frasi, così come da una vita limitata negli anni si possono incoraggiare migliaia di vite nel futuro del tempo, affinché non io, non il mio nome, non i miei libri, ma lo spirito della letteratura, della vita, della morte, delle idee e della lotta venga tramandato.

Diciamo pure che il mio intento non è né un desiderio di immortalità, in cui affogare l’angoscia della morte, né una nostalgica sfida al tempo alla ricerca delle occasioni perdute, ma più semplicemente un desiderio di lasciare in eredità la passione e l’entusiasmo per un’idea, che si concretizza nel desiderio di comunicare e di condividere l’essenza più profonda di questa strana umanità. Un’idea che non mi ha portato come Dante ad esplorare i misteriosi palazzi dell’aldilà, ma che mi ha spinto ad osservare e a raccontare in forma di brevi pensieri tutta la storia della terrena vanità e della sua magnifica conduttrice, la divina stupidità.

Questo è stato il mio viaggio nell’ade del potere e dell’autorità e lo spirito di lotta e di rivolta che lo ha guidato costituisce proprio il nucleo fondamentale del mio umile lascito. Io non avevo bisogno di andare da vivo ad interrogare i morti, io ero già uno di loro, e come tale al limite ho cercato di farmi sentire dai vivi, e poiché non penso di esserci riuscito al meglio, sto cercando di lasciare loro questo testamento, o perlomeno il simbolo della sua gestazione letteraria, comune e millenaria!

Contenuto del Testamento

La caratteristica principale di questo testamento è che in primo luogo non si affida ad un notaio, categoria che del resto per me non esiste, ricordate per me infatti esiste solo la stupidità; la seconda originale peculiarità è che non è nemmeno rivolto ad una singola persona o ad un ristretto nucleo di parenti, né tanto meno ad una fantomatica associazione, ma è pubblico e libero, vale a dire rivolto a tutti, indirizzato cioè a quegli uomini di buona volontà che lo leggeranno! E il suo contenuto non potrà nemmeno essere rifiutato, proprio perché costituito solo da idee che rimandano tutte ad un’idea originaria e complessiva, la quale anche se verrà snobbata, avrà raggiunto comunque il proprio obiettivo, e se ne andrà tranquillamente da un’altra parte!

Il testamento non è tanto meno rivolto agli editori, o ad alcun scrittore in particolare, è tuttavia indirizzato ai loro spiriti e ai loro successori, così come è rivolto a tutte le persone di intelletto e di buon sentimento. Il lascito, così come il contenuto a cui si riferisce non ha assolutamente secondi fini, e non ha ovviamente bisogno del successo o della fama, poveri interessi che solo affliggono la stupida ed istintiva sete di vanità della maggior parte dei miseri viventi, le idee infatti non sanno cosa farsene né delle umane terraglie, né di beni di lusso che le coltivano! Le idee lottano solamente e per far questo basta la loro essenza!

Veniamo dunque all’oggetto del testamento: io, Carl William Brown, entità fittizia, che da sempre si è mossa nel grande universo della stupidità, intendo lasciare a tutti quanto segue: l’idea della mia opera. Non stupitevi, forse l’eredità non vi sembrerà gran che, ma vi assicuro che non è poca cosa. Le migliaia di aforismi che ho scritto e che ho selezionato potranno in futuro dar vita a nuove idee, la cui forma sempre diversa rimanderà tuttavia ad un unico concetto il quale costituirà a sua volta un’artistica lotta contro l’autorità del potere e della stupidità.

Ma se vi sembra ancora poco, posso aggiungere alla mia eredità il testamento del Daimon Club che colmerà tutte le eventuali mancanze di questo mio scritto e a tal proposito aggiungo in questa sede quelle che sono le sue principali linee guida che completano con l’intera mia opera quella che da sempre è stata la mia idea e la mia occupazione principale, vale a dire comunicare, condividere, insegnare, tramandare, provocare, studiare, amare, soffrire e lottare. Tutto il mio lavoro e lo spreco delle mie forze non mi hanno di certo arricchito, né tanto meno mi hanno reso un grande sollievo e alla fine non sono nemmeno riuscito a capire la nostra umanità, non sono riuscito né ad odiarla, né ad amarla, ho però sempre cercato di conoscerla e di migliorarla, ma forse non usando i giusti mezzi, ed è allora proprio per questo che voglio lasciare questa mia ricerca, affinché i posteri la possano proseguire, criticare ed integrare, mitigando magari al tempo stesso un po’ anche il proprio egoismo.

Dovrete scusarmi ma in questo momento avrei preferito sentirmi come il peccatore pentito di Adler, ossia colui che ha potuto sperimentare tutte le soluzioni devianti della vita psichica o che, almeno, le ha sfiorate ed è riuscito, diventando saggio, a salvarsi, solo che io purtroppo non mi sono salvato. E mi conforta poco l’idea che nemmeno la nostra umanità riuscirà a salvarsi, anche perché il termine è assolutamente privo di alcun significato e quindi la metafora serve solo a veicolare il concetto che io non mi aspetto niente né voglio regalare niente, ricordate, voglio solo tramandare un’idea, starà poi a voi darle voce, o seppellirla, magari al più presto, quando cioè vi ritirerete nella vostra umile residenza finale, un regno piccolo, piccolo, buio e silenzioso. E non lamentatevi del mio stile, infatti un testamento non può di certo essere troppo allegro, infatti la morte anche se può venire considerata alla stregua di una poesia satirica e burlesca, raramente fa ridere, forse anche perché ormai da troppo tempo ci consola il fatto che forse è meglio mascherarla con il pianto; l’altra faccia della misteriosa medaglia!

Il Lascito del Daimon Club

Il Daimon Club, nato come uno stratagemma per divulgare il pensiero di C.W. Brown, nel ricco panorama delle offerte culturali di fine millennio, si è presto trasformato in una sorta di testamento finale, di lascito del suo artefice fondatore, sin troppo consapevole che in un marasma di informazioni l’unica via per riuscire a sopravvivere era quella di offrire in eredità ai possibili lettori, presenti e futuri, un’unica idea, coronata di vari testi e di varie iniziative, che attraverso vari mezzi cercasse di diffondere il suo spirito di lotta e di contrasto al potere e alla stupidità per il resto della pur labile eternità. Un’idea dunque, contenuta in un sepolcro, in un mausoleo dell’universale nullità, supportata da migliaia di concetti e di creazioni linguistiche che hanno lo stesso scopo, la stessa finalità, vale a dire lottare contro la povertà in favore di un’universale e creativa genialità.

L’intento del testamento è quello di trovare degli eredi che possano mettere a frutto lo spirito del suo contenuto e nel caso questo non fosse possibile nel breve periodo il suo fine diventerà quello di cercarli a lunga scadenza! Un’idea complessa quindi che vaga alla ricerca di sostenitori e che ramifica il suo contenuto all’interno dei Principi della Daimonologia Applicata, del Manifesto del Nuovo Surrealismo Nichilista ed Umorista e più vastamente all’interno dell’intera opera di Carl William Brown. Il tutto verrà messo in linea nel sito del Daimon Club, e verrà anche inserito in un Cd Rom disponibile gratuitamente a chi lo richiederà! E’ ovvio che trattandosi di un lascito, nel caso che al momento fatale non ci sia chi curerà l’intero progetto, il materiale del Daimon Club e l’opera omnia di Carl William Brown, saranno resi completamenti liberi da qualsiasi forma di diritto d’autore e verranno ceduti a chiunque ne faccia richiesta…

Di seguito potete leggere e/o scaricare l’intero documento:



https://www.daimon.org/cwb/testamento.htm

Per chi volesse approfondire l’argomento suggerisco i seguenti articoli:

Principi sintetici di Daimonologia

Nuovo manifesto surrealista

Platone e il mito di Er

Insegnamenti di Platone

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Daimon la sorte delle anime

Massime di Epicuro

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