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Arte, genio e creatività

Arte, genio e creatività

Arte, genio e creatività
Arte, genio e creatività

Arte, genio e creatività, un articolo sul fenomeno della creatività e del genio, sia nell’arte, sia nella personalità dell’artista, che partendo dal Rinascimento arriva fino al brain storming delle moderne aziende.

La salvezza umana giace nelle mani dei creativi insoddisfatti.
Martin Luther King

L’uomo che non può creare vuole distruggere.
Erich Fromm

La creatività è contagiosa. Trasmettila.
Albert Einstein

Non esiste grande genio senza una dose di follia.
Aristotele

Se il vero genio è sconosciuto e gli stupidi sono invece così popolari, allora bisogna di certo riequilibrare un po’ le sorti.
Carl William Brown

La genialità è la capacità di vedere dieci cose dove gli altri ne vedono una.
Ezra Pound

Le menti creative riescono a sopravvivere anche ai peggiori sistemi educativi.
Anna Freud

La differenza tra un genio e uno stupido è che il genio ha dei limiti.
Albert Einstein

Le condizioni per la creatività si devono intrecciare: bisogna concentrarsi. Accettare conflitti e tensioni. Rinascere ogni giorno. Provare un senso di sé.
Erich Fromm

Il genio anche se si trova in paradiso, ha sempre l’inferno dentro.
Carl William Brown

Possiamo conversare tutta una vita senza fare altro che ripetere indefinitamente il vuoto di un minuto, mentre il cammino del pensiero nel lavoro solitario della creazione artistica avviene nel senso della profondità, la sola direzione che non ci sia preclusa, in cui possiamo progredire, con più fatica, è vero, verso un risultato di verità.
Marcel Proust

La creatività richiede il coraggio di sbarazzarsi delle certezze.
Erich Fromm

Il David di Michelangelo
Il David di Michelangelo

Due grandi novità del Rinascimento sono proprio l’idea del genio e l’opera come espressione di una personalità. L’artista infatti non deve più imitare i maestri, e il genio è un dono di Dio, ma è connesso al singolo artista, innato e irripetibile, quindi non può essere insegnato o trasmesso ad altri. L’artista ha la libertà e al tempo stesso l’obbligo di assecondare con ostinazione la propria unicità.

L’espressione diventa il punto di partenza, la soggettività il punto di arrivo, non conta più l’oggettivo “cosa fare”, ma il soggettivo “come farlo.” Non è quindi la maggiore abilità tecnica a fare dell’artigiano un artista, ma i contenuti umani che riesce a far vivere nell’opera. La tecnica passa quindi in secondo piano; Cellini era ben contento di ricevere elogi per la propria abilità, ma non voleva essere apprezzato solo per quello, essere insomma un valido artigiano, egli ci teneva a imporsi come artista.

Nel Medioevo, segnato da scarso interesse per l’artista, la bellezza dell’opera d’arte era pari alla sua perfezione tecnica; nel Rinascimento, che rende l’artista un genio, è l’unicità del talento a fare la differenza, più che la perizia tecnica. Maggiore è la considerazione di cui l’artista gode in una società, minore sarà la competenza tecnica a lui richiesta, e viceversa; da aggiungere inoltre che questa formula rimarrà valida per tutti i periodi precedenti alla nascita della fotografia, che, in seguito, complicherà un bel po’ le cose, soprattutto con l’arrivo dei software di intelligenza artificiale.

Col Rinascimento l’artista non è più qualcosa che si fa, un lavoro che si svolge, ma qualcosa che si è, un modo di essere. Diventa però un isolato; se nel Medioevo lavorava in un contesto, ora, anche quando lavora con altri è in realtà solo a combattere col mondo e col proprio stesso talento nel tentativo di vincere nell’opera. L’artista diventa di moda, più della sua arte, da strumento di culto diventa oggetto di culto, la sua opera più che celebrare la grandezza del potente celebra la propria; il mecenate brilla di luce riflessa.

Il mito del genio sposta difatti l’attenzione dall’opera all’artista, e dal risultato all’idea; lo si nota anche dall’interesse per gli schizzi, i bozzetti, per ciò che è incompiuto, che testimonia la convinzione che il genio non è mai esprimibile fino in fondo. Il genio impossibilitato a esprimersi a pieno è il primo passo verso il genio incompreso, idea che diventerà un cliché nei secoli successivi. Lo schizzo, il tratto passionale, l’abbozzato, il non finito, diventano valori aggiunti, e ancora oggi molti preferiscono un’opera incompiuta – o che abbia l’aria di esserlo -, a una rifinita alla perfezione.

Arte e genialità
Arte e genialità

L’apprezzamento per il non finito michelangiolesco ne è una dimostrazione, ed è inoltre uno dei casi più eclatanti di rilettura “sentimentale” dell’arte del passato. È vero che circa i tre quinti delle sculture di Michelangelo sono incompiute, ma il concetto di “non-finito” con ogni probabilità a lui non era mai passato per la testa; gli è stato incollato addosso a posteriori.

Herbert von Einem arrivò a sostenere che alcune di queste sculture Michelangelo le avrebbe lasciate incompiute perché talmente sorprendenti nel loro stato di abbozzo da non riuscire a immaginarle completate. Pensare di sapere cosa un artista come Michelangelo fosse o non fosse in grado di immaginare è di una presunzione indescrivibile, oltre a essere una violenza alla sua memoria. Lo scultore Henry Moore rinforzò questa convinzione, affermando che il non finito rappresentasse la fase più convincente di Michelangelo, e che fosse scorretto definire incompiute quelle opere, perché non erano destinate a essere completate.

Tutto questo è però solo folklore, un fatto certo invece, perché riportato da varie fonti attendibili, è che Michelangelo prima di morire ha distrutto una grande quantità di disegni preparatori e cartoni, risparmiando solo i migliori, “per non apparire se non perfetto”, come scrive Vasari. Già questo spiega la sua mentalità, e come sia improbabile che potesse di proposito lasciare delle sculture incompiute.

Sempre sull’onda del genio, nel Rinascimento l’originalità diventa un fattore cruciale, e secondo R. e M. Wittkower l’arte consentiva agli artisti un’autonomia maggiore rispetto all’artigianato proprio perché puntava sull’originalità, che contraddistingue le persone solitarie, isolate.

Una delle distinzioni che vengono fatte tra arte e artigianato è proprio questa: l’arte è una pratica solitaria, unica e originale, l’artigianato è una pratica tradizionale, anonima e collettiva. Forse però è più corretto considerare l’artigianato un’industria manuale, il prodotto artigianale è un prodotto industriale fatto a mano, e del resto le prime industrie non erano che grandi botteghe artigianali. In questo senso, non può discostarsi dalla produzione in serie, e dall’adesione a precisi parametri, di forma, funzione, contenuto, stile, materia e moda di volta in volta stabiliti dal gusto corrente. L’arte invece può permettersi di ignorare del tutto questi parametri, o persino adottarne di antitetici, che sia fatta in solitudine o in gruppo.

Altra distinzione è quella del rapporto con il tempo: nell’artigianato i tempi di cambiamento sono lenti, perché è legato alla tradizione e al gusto diffuso; nell’arte invece possono essere rapidissimi, perché è legata alla soggettività e all’originalità. Questa inclinazione all’originalità crea però sin dall’inizio del ‘500 una frattura con il grande pubblico. Se prima l’arte era almeno in parte comprensibile ai più, ora non ha più alcun rapporto con la massa, per la quale le sibille michelangiolesche o la Scuola di Atene di Raffaello sono enigmi indecifrabili. L’arte più celebrata, rappresentativa della classicità e del valore universale del Rinascimento è in realtà un’arte che si rivolge a un’élite culturale, a un pubblico selezionato e specializzato.

Arte moderna i Murales
Arte moderna i Murales

In tutta la fasi della vita comunque, per sviluppare pensiero originale sono di grande aiuto alcuni fattori: la solitudine è uno di questi. Mass media e vita di gruppo, per quanto formativi, non sempre consentono dì sfruttare in pieno le proprie possibilità e di provare quel senso assoluto di libertà che favorisce la nascita di idee. Ma è necessaria anche la disciplina, che permette di applicare la propria rraatività in situazioni pratiche.

Non è vero infatti che per essere creativi bisogna sempre e soltanto fare ciò di cui si ha più voglia. “Uno degli stimoli maggiori alla creatività è semmai lo stato di necessità”, spiega il naturalista Sergio Angeletti. Ciò vale per gli uomini come per gli animali. I delfini, per esempio, per comunicare tra loro e farsi riconoscere compongono un motivo musicale individuale, che rinnnovano di tanto in tanto mantenendo invariata la base. Gli uccelli della seta, che vivono in Nuova Zelanda, costruiscono invece nidi decorati di fiori, pezzetti di conchiglia, rametti. Sono praticamente delle opere d’arte, che servono ad attirare le femmine”.

Ma c’è chi pensa che la creatività individuale si possa incrementare anche con esercizi pratici e quotidiani, come quelli che vengono insegnati nei corsi dell’istituto Cirm di Milano, frequentati da manager. Si tratta in tutto di 250 tecniche, metà fisiche e metà psichiche. “Io parto dal presupposto che la creatività sia un processo ultimo, cioè una sintesi di vari elementi che già possediamo”, spiega Nicola Piepoli, direttore del Cirm. “Gli esercizi servono pertanto a tenere in allenamento il cervello nel suo complesso. Il mio esercizio preferito, per esempio, è semplicemente passeggiare. Aiuta a irrorare l’area cerebrale di sangue e a utilizzare così al cento per cento le proprie risorse. E pare che funzioni.

Psicologi e psicanalisti, tra i quali anche Erich Fromm e Carl Gustav Jung, hanno individuato nell’atto creativo una componente emotiva molto forte e decisiva. Oggigiorno grazie ad esami come la Tac o la risonanza magnetica, è possibile capire quali aree del cervello vengono utilizzate durante un’azione o un pensiero. Da considerare ino9ltre che la creatività non ha necessariamente un rapporto diretto con la quantità di intelligenza dell’individuo. Si può semmai immaginare come un guizzo di energia in più, che in ciascuno di noi può essere più o meno presente.

Riportiamo infine quelli che secondo lo psicologo Erich Fromm sono cinque i requisiti per definire creativa una personalità:

1) Possedere la capacità di essere perplessi. Ce l’hanno i bambini davanti ad una nuova esperienza, mentre l’adulto tende generalmente a non porsi troppe domande neppure di fronte ad un fatto insolito.
2) Accettare i conflitti interiori: non reprimere desideri ed emozioni man mano che affiorano.
3) Rinascere ogni giorno: per il creativo ogni giorno è il primo di una nuova vita.
4) Essere capaci di concentrazione: vivere cioè molto intensamente ogni istante, concentrandosi esclusivamente su quello che si sta affrontando in quel momento.
5) Essere originali: avere pensieri e stili che nascono da sé e non mutuati sempre dalla realtà esterna. Il momento più propizio per creare, secondo lo psicanalista svizzero Carl Gustav Jung, sarebbe invece caratterizzato dalla noia. Questa infatti favorirebbe la creatività perché abbassa le barriere tra conscio e inconscio. Secondo alcuni sessuologi francesi, infine, il grande creativo conduce una vita sessuale più intensa rispetto agli altri. Il suo cervello infatti ha bisogno di stimolazioni maggiori e le riceverebbe da un ormone che si produce proprio durante l’atto sessuale, e che svolgerebbe la funzione di un’anfetamina naturale.

Arte, genialità e creatività
Arte, genialità e creatività

Tuttavia la creatività può anche essere stimolata dal gruppo, anche se in questo caso possiamo avere delle idee originali, ma non siamo realmente in presenza della produzione di grandi geni, i quali si servono certamente della cultura e delle conoscenze dello scibile umano condiviso, ma poi rielaborano e creano in genere in solitudine.

Il lavoro di gruppo è oggigiorno molto diffuso in certe aziende che considerano finita l’epoca degli “yes men”, ovvero le persone che dicono sempre di sì al capo e non prendono mai iniziative personali. Le aziende tedesche o americane ad esempio, eoggi cercano dipendenti “ribelli”: hanno infatti scoperto che il loro apporto è fondamentale per la crescita dell’economia, perché creano un clima di competizione e di vivacità molto favorevole alla produzione. Alcuni dirigenti d’azienda tedeschi hanno persino fondato un’Accademia per pensare storto (Querkdenker Akademie), dove, in undici mesi di corso, e un costo di iscrizione piuttosto elevato, si insegna appunto a diventare dei veri bastian contrari.

Teorie di questo tipo non sono tuttavia nuove. Negli Stati Uniti le aziende fanno ricorso a consulenti di creatività da almeno trenta anni, proprio per stimolare la nascita di idee nuove. Il primo a formulare teoricamente l’applicazione del pensiero creativo in economia fu appunto un americano, Alex Osborn, che nel 1938 escogitò una delle tecniche ancora oggi più in voga per produrlo, il “brain storming” (cioè tempesta di cervelli).

Il procedimento è semplice: si riunisce un gruppo di dodici-quindici dipendenti, per un’ora circa, coordinato da un animatore. Si pongono alcune regole formali come quella, fondamentale, di non stroncare le opinioni altrui ma di utilizzarle semmai come base per crearne altre, e quella di non rispondere mai con frasi del tipo “costa troppo”, “gli altri non lo accetteranno mai”. A quel punto parte la “tempesta” e cioè la produzione di idee a ruota libera. L’importante è poter dare libero sfogo al proprio pensiero non razionale, cioè divergente.

Così hanno fatto per esempio i partecipanti a un “brain storming” della 3M, l’azienda che ha tra l’altro inventato i Post it (i bigliet gialli adesivi). Il quesito era: trovare nuovi impieghi per il prodotto. L’animatore ha sollecitato la ricerca di libere associazioni, e quella vincente è stata tra Post it (che si attacca e si stacca) e il fare l’amore. Da qui sono stati evidenziati i due concetti di “massima adesione” e “durata”. Alla fine della seduta sono emersi ben 60 suggerimenti concreti, tra i quali l’utilizzo di Post it come segnalibro, vestitino perle bambole, spunto per un nuovo packaging alimentare.

La creatività dunque è anche il motore dell’economia. A periodi particolarmente fervidi se ne alternano però altri più statici. “Nelle fasi di recessione, come quella che viviamo, è ancora più sentito il bisogno di nuove idee, ed è anche più facile che un manager accetti di uscire da una visione personalistica e di lavorare in équipe”.

Arte e intelligenza artificiale
Arte e intelligenza artificiale

Confrontarsi e lavorare insieme è dunque fondamentale perché è dal gruppo che, secondo le tecniche messe a punto dai maestri del settore (Alex Osborn, Edward de Bono, Fritz Zwicky) nascono gli spunti creativi più efficaci. Il gruppo infatti funziona come un macro-cervello, al quale ogni individuo fornisce il proprio apporto creativo e dal quale trae a sua volta spunti per arricchire le sue proposte. “La nostra tecnica prevede una serie di esercizi preliminari all’interno del gruppo (selezionato secondo le esigenze della ricerca) per avere le condizioni ideali per la creatività, e cioè l’abbattimento dei freni sociali di ciascun componente. Alla fine si vedono gli altri partecipanti sotto una luce diversa, meno formale. Il coinvolgimento emotivo infatti è una premessa necessaria alla fase creativa vera e propria”.

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