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Fisica e letteratura

Fisica e letteratura

Il fisico Stephen Hawking
Il fisico Stephen Hawking

Fisica e letteratura, un testo di Pietro Citati, grande scrittore, saggista e critico letterario, che consiglia la lettura del famoso libro del celebre fisico Stephen Hawking, ovvero Dal Big Bang ai buchi neri, breve storia del tempo.

Pietro Citati (1930-2022). Nato a Firenze da una nobile famiglia siciliana, trascorse l’infanzia e l’adolescenza a Torino, dove frequentò l’Istituto Sociale e in seguito il liceo classico Massimo d’Azeglio. Nel 1942, durante la guerra, si trasferì con la famiglia in Liguria. Dopo la guerra tornò in Toscana e si laureò nel 1951 in Lettere moderne all’Università di Pisa quale allievo della Scuola Normale Superiore. Incominciò la sua carriera di critico letterario collaborando a riviste come Il Punto, dove conobbe Pasolini, L’approdo e Paragone.

Dal 1954 al 1959 insegnò italiano nelle scuole professionali di Frascati e della periferia di Roma. Negli anni sessanta scrisse per il quotidiano Il Giorno. Dal 1973 al 1988 fu critico letterario del Corriere della Sera; dal 1988 al 2011 de La Repubblica; dal 2011 al giugno 2017 scrisse recensioni letterarie per il Corriere della Sera. Il 28 luglio 2017 riprese a pubblicare su La Repubblica. Scrittore poliedrico, si cimentò con successo nella saggistica e nella biografia letteraria di grandi scrittori (Alessandro Manzoni, Kafka, Goethe, Tolstoj, Katherine Mansfield, Giacomo Leopardi, ecc.).

Pietro Citati è stato uno dei più originali e raffinati critici letterari del nostro tempo. Ha reinterpretato, in libri che sono insieme saggi e viaggi romanzeschi, alcuni capolavori della letteratura mondiale, come la Recherche di Proust, e la vita e le opere di grandi autori come Tolstoj, Kafka, Goethe e Leopardi. Tra le sue opere ricordiamo: La morte della farfalla, La malattia dell’infinito, Elogio del pomodoro, Il Don Chisciotte, I Vangeli, Sogni antichi e moderni, il Meridiano La civiltà letteraria europea. Nel 1984 ha vinto il Premio Strega con la biografia Tolstoj.

Stephen William Hawking, CBE CH (Oxford, 8 gennaio 1942 – Cambridge, 14 marzo 2018), è stato un cosmologo, fisico, matematico, astrofisico, accademico e divulgatore scientifico britannico, fra i più autorevoli e conosciuti fisici teorici al mondo, noto soprattutto per i suoi studi sui buchi neri, sulla cosmologia quantistica e sull’origine dell’universo.

Tra i suoi contributi più rilevanti figurano la radiazione di Hawking, la teoria cosmologica sull’inizio senza confini dell’universo (denominata stato di Hartle-Hawking) e la termodinamica dei buchi neri; la fruttuosa collaborazione con altri scienziati ha contribuito all’elaborazione di numerose teorie fisiche e astronomiche: il multiverso, la formazione ed evoluzione galattica e l’inflazione cosmica; sempre spiegate con chiarezza e semplicità, hanno raggiunto il grande pubblico attraverso numerosi testi di divulgazione scientifica.

Fisica e letteratura
Fisica e letteratura

Vincolato all’immobilità fisica ed incapace di parlare autonomamente dagli anni ottanta a causa di una malattia degenerativa del motoneurone (MND), diagnosticatagli già nel 1963 (probabilmente una forma rara ed a lenta progressione di sclerosi laterale amiotrofica o SLA, in inglese ALS), Hawking era costretto a muoversi in sedia a rotelle ed a comunicare con un sintetizzatore vocale. Nonostante ciò la sua immagine pubblica, mediata da numerose apparizioni in documentari e trasmissioni televisive, è divenuta una delle icone popolari della scienza moderna, come già accaduto in passato ad Albert Einstein.

Titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge per trent’anni, dal 1979 al 2009, è stato fino alla morte direttore del Dipartimento di Matematica Applicata e Fisica Teorica di Cambridge. Membro della Royal Society, Royal Society of Arts e Pontificia Accademia delle Scienze, nel 2009 ha ricevuto dal presidente statunitense Barack Obama la Medaglia presidenziale della libertà, la più alta onorificenza degli Stati Uniti d’America.

Il più grande nemico della conoscenza non è l’ignoranza, è l’illusione della conoscenza.
Stephen Hawking

Siamo noi a creare la storia con la nostra osservazione, e non la storia a creare noi.
Stephen Hawking

Servirsi di Dio come di una risposta alla domanda sull’origine delle leggi equivale semplicemente a sostituire un mistero con un altro.
Stephen Hawking

Niente è meglio che leggere e acquisire sempre più conoscenza.
Stephen Hawking

Sotto il nome di specialisti, l’attuale organizzazione del lavoro ha prodotto una enorme quantità di «generici», con i quali ci urtiamo ogni giorno.
Pietro Citati

La forza dell’opera d’arte è di parlare sempre all’infinito a tutti quanti, e questa è una cosa inesplicabile, misteriosa. Può essere spiegata da quell’interminabile ricerca che è la lettura.
Pietro Citati

Come ogni scrittore che aspira all’infinito, aveva bisogno di uccidere in sé l’infinito.
Pietro Citati su Tolstoj

Penso che i libri si muovano nel tempo. Non sono sempre gli stessi; hanno aspetti diversi secondo i secoli. Mentre noi siamo fermi e dobbiamo cercare di capire il movimento dei libri.
Pietro Citati

Uno scrittore si preoccupa di scrivere libri o di parlare di quelli degli altri, e non ha nessun dovere con nessuno. L’unico dovere che ha è verso la letteratura.
Pietro Citati

Pietro Citati
Pietro Citati

Fisica e letteratura

Mi piacerebbe che tutti gli appassionati di letteratura leggessero un libro di cosmologia: Dal Big Bang ai buchi neri: breve storia del tempo di Stephen Hawking. Amo, in questo libro, la mescolanza di tensione intellettuale e di ebbrezza psicologica, che sembrano nascere dalla mente di un uomo sempre sul punto di scoprire verità straordinarie. Ammiro la passione metafisica, il gioco puro delle idee – tutto quanto, una volta, eravamo abituati a trovare nei libri di filosofia e ora incontriamo più facilmente nei testi di letteratura, o di biologia, o di etnologia, o di cosmologia.
Questo libro cancella una volta per tutte l’opposizione pascaliana tra esprit de finesse e esprit de géométrie, tra temperamento letterario e temperamento scientifico, tra umanesimo e analisi.

Non c’è alcun bisogno che un romanziere o un poeta conoscano la seconda legge della termodinamica, o il principio di Heisenberg, o la teoria della relatività, come molti anni fa chiedeva un famoso saggista. Non è necessario che un umanista si «adatti» alla scienza moderna, come nessun grande scrittore del diciassettesimo secolo si è mai «adattato» a Keplero, a Galileo o a Newton. Le nascoste leggi dello spirito si impongono nel medesimo tempo ai poeti e agli scienziati; e la figura di fisico e l’immagine dell’universo che vengono fuori dal libro di Hawking sono la stessa figura fantastica, che in questi ultimi decenni ha dominato l’immaginazione di molti poeti e romanzieri.

Prendiamo il caso più appariscente. Come tutti i fisici moderni, Hawking non muove dall’osservazione: elabora dei modelli matematici, che solo in un secondo momento cercano l’osservazione. Kafka, o Musil, o Pessoa scrivono allo stesso modo. Quello che li ispira non è una storia da raccontare, o un volto intravisto in strada o in sogno, o una massima morale. Come degli, arditissimi cosmologi, immaginano delle ipotesi su Dio, sull’universo, sull’anima umana: le conducono fino ai limiti del pensabile, fino al punto di rottura; e attribuiscono a queste ipotesi un corpo romanzesco, una veste di sensazioni e di impressioni, trasformandole in personaggi e in avventure.

Il principio di non contraddizione li inquieta raramente. Negli stessi anni, negli stessi mesi, seduti davanti a diversi tavolini di lavoro, essi rappresentano delle ipotesi opposte: ora Dio assume un volto luminoso, ora tenebroso: ora il mondo è lineare ora sferico; sanno che l’unico obbligo di uno scrittore è di foggiare delle immagini coerenti, dove la medesima legge risplenda nella struttura e nei minimi particolari. Quando ripercorre la nascita dell’universo, Hawking lavora come loro: getta teorie sempre diverse sulla tavola d’azzardo del pensiero, senz’altra preoccupazione che la coerenza interna del proprio ragionamento.

Potremmo condurre le convergenze tra fisica teorica e letteratura molto più lontano. La mente di Hawking oscilla dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo: oppone (o cerca di fondere) la teoria della relatività generale e la meccanica quantistica. La condizione della letteratura mi sembra identica.

Come quella di Hawking, la mente dello scrittore moderno è abitata dalla passione del doppio infinito: va sempre più lontano, oltre la dimensione dell’universo e la misura del suo libro: non ha più parole per esprimere questa condizione; e, al tempo stesso, il suo sguardo segue tutto ciò che è immensamente piccolo – ogni screziatura verde dei fili d’erba, una briciola di pane, un capello caduto, l’atomo di polvere che, in questo momento, viene colpito da un raggio di luce.

Big Bang spazio tempo
Big Bang spazio tempo

Mentre Newton credeva che l’universo fosse statico, Hawking sa che l’universo, nato da un’espansione drammatica, è ancora oggi in espansione. (vedi la teoria del Big Bang e gli studi di Hubble n.d.r) Quasi tutte le galassie stanno allontanandosi da noi, tanto più velocemente quanto più sono lontane dalla terra – sino alla contrazione catastrofica che ci attenderà alla fine dei tempi. Anche il nostro io (conscio ed inconscio) è in espansione. Non tanto perché si moltiplicano le notizie che gli facciamo conoscere.

Il nostro io si dilata perché non è più un io, ma un sistema solare di figure, di persone e di simboli, in perpetua rotazione interiore, che accoglie in sé sempre nuove immagini e proiezioni. Forse non comprendiamo come questa condizione straordinaria sia piena di pericoli. In tanta dilatazione della coscienza e dell’inconscio, manca in noi – qualche volta – l’opposta forza di concentrazione. Tutto si espande, si dilata, volatilizza, si perde come il più sottile dei gas – senza quella tragica densità, dalla quale soltanto nascono le grandi avventure spirituali.

L’universo è fatto come ogni vero libro. Sappiamo che è uniforme: se puntiamo un rivelatore sensibilissimo di microonde verso qualsiasi direzione, un rumore identico ogni giorno, ogni notte, qualsiasi mese, qualsiasi anno – torna a noi dalle zone che stanno al di fuori del sistema solare e della Galassia. Ma non per questo la materia è una melassa eguale e indivisibile. Tutto è distinto e suddiviso. Due particelle non possono avere la stessa posizione.

Il miracolo dell’universo sta in questo gioco continuo di equilibri e di contrappesi tra le forze cosmiche: gioco esattissimo e vertiginoso, perché un lieve spostamento di equilibri basterebbe a far esplodere l’immenso organismo nel quale viviamo. Un grande libro non è fatto esattamente così? La sua materia è insieme uniforme e distinta: ogni forza è contrastata da una forza antitetica; e il gioco degli equilibri è così delicato e sottile – tutto dipende dal rapporto tra due metafore o due rime o due imperfetti attraverso il libro – che appena un’ombra distingue la perfezione dall’imperfezione.

Il tema del libro di Hawking è la nostra possibilità di formulare una teoria globale dell’universo. All’inizio, egli ricorda il principio di indeterminazione di Heisenberg: «con quanta maggiore precisione tentiamo di misurare la posizione di una particella, tanto meno esattamente potremo determinarne la velocità, o viceversa». Tutto ciò che la scienza sembrava avere escluso – il carattere casuale e imprevedibile dei fenomeni – riaffiora dunque nel cuore dell’infinitamente piccolo.

Figlio dell’uniformità, della suddivisione e della precisione, il mondo sembra qui divorato dall’imprecisione. Due scoperte, avvenute nel cuore dell’infinitamente grande, non possono che riaffermare questo scetticismo verso la verità assoluta. Il big bang, l’ipotesi oggi diffusa sull’origine delle cose, contraddice la teoria della relatività, in quanto allora la densità dell’universo e la curvatura dello spazio-tempo erano infinite. Anche i buchi neri rappresentano un’offesa per la teoria, poiché suppongono una densità infinita e un volume nullo della materia.

Dal Big Bang ai buchi neri
Dal Big Bang ai buchi neri

La mia competenza in fisica teorica è molto inferiore a quella delle eleganti dame che, alla fine del diciassettesimo secolo, leggevano gli scritti di Fontenelle sulla scienza. Eppure, vorrei collaborare anch’io alla fatica di Hawking. Confesso di non condividere l’angoscia, mascherata di ebbrezza, con la quale descrive l’odierna condizione della teoria cosmologica. Egli ci ricorda che la fisica teorica riposa sulla teoria di Einstein sulla relatività generale. Ma questa teoria urta contro due scandali che non riesce a comprendere: il big bang i buchi neri.

L’origine dell’universo sfugge, come una singolarità assoluta, alla mente che dovrebbe interpretarla. La relatività fallisce dinanzi al proprio compito supremo. Questo fallimento spinge Hawking a interrogare, a tentare integrazioni e nuove verità generali. Non posso giudicare l’importanza del suo tentativo. Ma vorrei difendere l’idea di verità che lo angoscia: una teoria che spiega il funzionamento delle cose ma non abbraccia tutta la realtà, una teoria che offre dei punti vuoti, delle eccezioni e delle omissioni, che fallisce contro uno scandalo, – mi sembra l’unica filosofia adeguata di cui l’uomo possa disporre.

Hawking sogna molto di più. Sebbene impieghi telescopi e rivelatori di microonde, è simile a un presocratico che in tutte le cose insegue l’Uno. Vuole la semplice formula generale, «la teoria completa, coerente, unificata, che spieghi l’intero universo: vuole abolire le eccezioni, gli scandali, gli scarti, riportando dovunque la sovranità della Legge. L’universo, per lui, non è mai stato creato e non verrà mai distrutto: senza singolarità, senza confine, autosufficiente, completamente contenuto in sé stesso.

Forse, egli non tollera l’idea del big bang perché suggerisce l’immagine del Dio creatore paolino, che sconvolge le leggi naturali che egli stesso ha foggiato. Se ne possiede uno, il suo Dio è quello stoico e illuminista: il grande orologiaio, che abita in un punto lontanissimo dell’universo, e si accontenta di disegnare sopra un foglio la grande, semplicissima formula alla quale noi tutti obbediamo.

Anche per Hawking lo spazio-tempo è finito. Se poi continuiamo ad accettare l’ipotesi del big bang l’universo era all’inizio piccolissimo e densissimo; e, nel momento stesso dell’espansione creatrice, nacque il tempo, come già pensava Agostino. Ma cosa c’era prima di questo nocciolo densissimo? Prima della materia, dello spazio e del tempo? La scienza non può rispondere a queste domande. Essa si accontenta di condurci fino al momento del big bang. Ciò che è accaduto prima è per noi inconoscibile, e per ottenere un’informazione in proposito non basterebbe tutta l’energia dell’universo.

La fatale rinuncia della scienza non ci impedisce di continuare a rivolgere queste domande. Non possiamo proibircelo perché il primo capitolo della Genesi – che non ricordo qui come documento religioso, ma come il testo archetipico che ha stabilito per sempre il nostro rapporto collo spazio e col tempo – rievoca la condizione della terra prima del principio.

Prima del big bang c’era dunque qualcosa, che non possiamo descrivere scientificamente né razionalmente, perché sfugge alla forma del tempo, senza la quale non possiamo pensare e scrivere. Come dice la Genesi, allora c’era il tohu-wa-bohu. Non esisteva né materia né spazio né tempo; e non esisteva necessariamente nemmeno l’infinito (il quale è soltanto il contrario dello spazio e del tempo).

Spazio tempo, universo e letteratura
Spazio tempo, universo e letteratura

Se non possiamo raccontare o spiegare o disporre in un discorso questo qualcosa, le immagini del mito si affollano tumultuosamente, cercando di rievocare dentro di noi quello che è il vero scandalo, che non finirà di suscitare l’attenzione segreta del nostro spirito. La verità più consolante del libro ili Hawking è un semplice dato. In tanta vertigine di tempi relativi e di ipotesi, l’unica cosa stabilita e certa è la velocità della luce. Come ha scritto uno scrittore italiano, il nostro universo regge sull’impalpabile.

Da L’armonia del Mondo di Pietro Citati, Rizzoli, 1988, Milano.

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