
Pensieri e riflessioni sul dolore, opinioni, idee, meditazioni, testi brevi filosofici, letterari o estetici di autori famosi sul concetto e l’essenza del dolore.
L’areté è eccellenza, perché è, in primo grado, realizzazione. Realizzare vuol dire vincere il nemico, dominare la natura, trarsi fuori dalle difficoltà. In questa prospettiva, è segno di virtù essere indomiti dinanzi al dolore, attivi contro di esso. L’areté si sviluppa quindi in uno con l’indigenza e col bisogno, fa costantemente i conti col dolore. Questo è profondamente greco, non potendo, per il greco, la vita essere altro che tessitura di dolore. La pienezza che l’uomo attinge è guadagnata attraverso il periplo della sofferenza, non gli appartiene come stato primordiale.
Salvatore Natoli
Rievocare con la memoria i ricordi della nostra vita passata con le persone care, e soprattutto con la propria madre, ha la funzione fondamentale di anestetizzare il dolore della nostra esistenza presente, ovvero di provare a scalfire la tragica sofferenza della nostra attuale realtà. È un procedimento che ci aiuta a ingannare la linearità del tempo, rendendolo più circolare e affettuoso, oltre che più incerto nel suo procedere.
Carl William Brown
Grida forte il tuo dolore, urlalo con tutta la forza che hai, dillo al mare, al vento, al sole che tramonta, ordina alle stelle di piangere con te, gridalo nel silenzio profumato delle sere d’autunno, piangi fino a rimanere esausto con le guance umide e il respiro affannoso, gridalo fino a svegliare la notte; poi quando non avrai più forza di gridare ascolta la voce del tuo cuore che dice: non c’è notte così nera che impedisca al sole di sorgere ancora.
Anonimo
Comprendere sul piano profondo che non si è soli ad essere colpiti dal dolore, che la sventura è di tutti gli esseri umani, poiché la vita stessa è tutta una scuola d’apprendimento e di progresso attraverso il dolore, è quietare in sé la sofferenza.
Amedeo Rotondi
Purtroppo siamo nati per soffrire; il dolore pian piano distrugge i mattoncini della nostra essenza, che la vita ha incredibilmente creato, finché un bel giorno, di noi, non rimane più niente. Potete anche mentire e illudervi allegramente, ma ciò non cambierà di molto la realtà delle cose, miseramente cancellata in poco tempo dal crudele destino della nostra entropia.
Carl William Brown
In una visione laica della vita, la decisione di concludere l’esistenza con un atto che abbia luogo in modo umanitario ma razionale, è una soluzione comprensibile quando il dolore fisico e morale non permettono più di onorare la vita pienamente.
Umberto Veronesi
Il dolore è una di quelle chiavi che servono ad aprire non solo i segreti dell’animo ma il mondo stesso. Quando ci si avvicina a quei punti in cui l’uomo si mostra all’altezza del dolore, o superiore ad esso, si accede alle sorgenti della sua forza e al mistero che si nasconde dietro il suo potere.
Ernst Jünger
Questo non disse S. Francesco. O tu, che, in varie forme, dalla nascita in poi, mi fosti presso ogni giorno e mi starai vicino sino alla morte, compagno più fedele d’ogni altro, l’unico che io possa sicuramente contare di ritrovare sempre al mio lato, il solo che mi dà l’assoluta certezza di mai abbandonarmi e tradirmi, fratello Dolore!
Giuseppe Rensi
Un grande autore come Pirandello aveva pure scoperto che l’umorismo nasce dal sentimento del contrario e scrittori come Mark Twain o J. Swift sapevano fin troppo bene che l’umorismo nasce dal dolore e costituisce, per dirla con Freud, oltre che una metodologia psichica tra le più elevate, anche una delle migliori tecniche letterarie per divertirsi e riequilibrare, perlomeno sulla carta, le tristi sorti del nostro umano destino.
Carl William Brown
Secondo Nietzsche la tragedia, sorta dalla profonda fonte della compassione, è nella sua essenza pessimista. In essa l’esistenza è qualcosa di sommamente terribile, l’uomo è qualcosa di sommamente stolto. Per questo è necessaria l’areté: l’abisso del dolore e il dominio della paura fanno da sfondo all’areté dei greci, ne plasmano il carattere forte, consentono ad essi di eleggere la fortezza del carattere a modello di equilibrio e di umanità.
Salvatore Natoli
Ogni tanto il dolore si deposita sul fondo, poi riaffiora per uno stimolo occasionale ma prepotente, poi torna sul fondo. Va su e giù ma non si altera né quando viene in superficie né quando scende in profondità. È il caso di ripetere che il tempo non è un medico sapiente ma un puntiglioso aguzzino che non risana ma infetta.
Luigi Pintor
Rievocare il passato con i ricordi della propria memoria nel tentativo di far scorrere a ritroso il tempo, riportando in vita i nostri cari nella propria immaginazione, è un procedimento, non privo di un certo dolore, che ci aiuta ad avvicinarci più rapidamente alla fine dei nostri giorni, al termine della nostra durata epocale.
Carl William Brown
Non ne posso più del dolore che sento e vedo, capo. Non ne posso più di vivere in strada, solo come un pettirosso sotto la pioggia. Mai un amico da andarci assieme, un amico che mi dice da dove veniamo e dove stiamo andando e perché. Non ne posso più della gente cattiva che si fa del male. Per me è come cocci di vetro piantati nella testa. Non ne posso più di tutte le volte che ho voluto rimediare e non ho potuto. Non ne posso più di stare al buio. Soprattutto è il dolore. Ce n’è troppo. Se potessi smettere di sentirlo, lo farei. Ma non posso.
Stephen King
Io sono un vegetariano convinto per ragioni etiche (non mi va di soddisfare la gola a spese del dolore e della morte di altri animali), ma nel fare queste affermazioni mi baso su ragioni scientifiche più che accertate. Noi siamo circondati da sostanze inquinanti, che la sensibilità collettiva ritiene ormai un rischio per la nostra vita. Sono sostanze nocive se le respiriamo, ma lo sono molto di più se le ingeriamo. Consumando carne, ci mettiamo proprio in questa situazione, perché dall’atmosfera queste sostanze ricadono sul terreno, e quindi sull’erba che, mangiata dal bestiame, si accumulano nei suoi depositi adiposi, e infine arrivano sul nostro piatto quando mangiamo la carne. Una sostanza tossica è più pericolosa se viene ingerita piuttosto che se viene respirata.
Umberto Veronesi
Le provvidenze dell’arte e le risorse della virtù si debbono quindi interpretare come dispositivi pratici ed elaborazioni teoriche attraverso cui l’umanità storica ha cercato di far fronte al dolore in tutte le sue determinazioni, dalla fisicità del male alle volontarie iniquità della specie. Diverse sono le modalità attraverso cui la genialità della specie replica alla sofferenza, e si tempra in essa.
Salvatore Natoli
Uno dei tratti dominanti ed insieme più tremendi della sofferenza è dato dal fatto che essa traccia un profondo solco di divisione intorno a chi soffre. In tal modo, il dolore delimita. Il cerchio della sofferenza, in quanto esperienza di una limitazione radicale, è anche esperienza del limite e soprattutto della propria limitazione: la sofferenza è dunque una modalità classica tramite cui si fa esperienza della propria individualità e si conosce l’individuazione come principio e forma dell’esistere e del morire.
Salvatore Natoli
La via del dolore consente all’uomo di costituirsi integralmente come individuo per la semplice ragione che nessuno è sostituibile nel proprio dolore così come non lo è nella propria morte. La sofferenza fa apparire con evidenza la propria insostituibilità e perciò la propria individualità… Nel dolore non si è sostituibili perché il dolore è un’anticipazione di morte. La stretta implicazione di dolore e di morte rende i due eventi pressoché interscambiabili: più esattamente, l’esperienza possibile della morte si ha solo attraverso il dolore.
Salvatore Natoli
In questo caso la vecchiaia è imparentata al dolore perché deturpa e svilisce, riduce le possibilità di realizzazione, spalanca le porte alla morte e l’invita a venire. L’intimità tra dolore e morte rende i termini quasi convertibili e comunque tocca al dolore la funzione decisiva e veramente insostituibile di far sperimentare agli uomini la morte. Tutto ciò perché il dolore ha contatto con la vita, è morire vivendo: nel dolore la vita e la morte, che sono entità discordi, trovano un accordo e una possibilità di coesistenza. In questo stato la morte non è un qualcosa di astrattamente atteso, ma è continuamente suggerita dalla coazione, dall’impedimento che ogni sofferenza imprime e produce.
Salvatore Natoli
Il dolore quale esperienza del limite e anticipo di morte è angoscia: nell’angoscia ci si chiede appunto della propria fine e quindi ci si rende consapevoli del finire, vale a dire dell’aleatorietà di ogni accadere. Come Heidegger ci ha insegnato, nell’angoscia si fa esperienza dell’eventualità dell’essere e si considera tutto l’esistente nella luce dell’evento. In questo spazio l’uomo non è nulla di più che una porzione del divenire, che un segmento dell’universale e materiale vicenda di tutto ciò che è. Il dolore comprimendoci nel limite ci pone in relazione alla totalità.
Salvatore Natoli
E la morte è sempre e solamente mia. Il cerchio di solitudine si rafforza da sé poiché da un lato il dolore rende oggettivamente estranei, dall’altro è il sofferente che si rende estraneo al mondo a cagione del suo dolore. Solitudine e sofferenza entrano l’una nell’altra al modo di un circolo vizioso. Il dolore è quindi caratterizzato da una doppia solitudine: quella oggettiva che restringe, per il sofferente, lo spazio del mondo; quella soggettiva che incentiva il sofferente a ritrarsi dal mondo. Verso dove? Verso la sua destinazione naturale, la morte.
Salvatore Natoli
Il dolore è esposizione al pericolo radicale della perdita di sé: detto altrimenti il dolore, sia esso fisico, psichico, morale, è da ritenersi la circostanza idonea ed il luogo proprio entro cui si annida e matura il sentimento dell’angoscia come preoccupazione dell’universale. In questo senso dicevamo che il dolore è esperienza probatoria: esso si subisce ma questo subire si trasforma in una richiesta che si avanza, in un’istanza di giudizio per la totalità del tempo e della storia.
Salvatore Natoli
L’esperienza del dolore è, nella sua più immediata percezione, esperienza di una perdita, sia essa di una qualsiasi proprietà o qualità fisica, sia di un oggetto esterno su cui era orientata la propria carica libidica: ad ogni modo, nel dolore la restrizione di vita si collega direttamente ad una perdita. L’esperienza della perdita mostra quanto precario sia quello che si ha e perciò stesso quello che si è. L’angoscia volge in stato affettivo, e perciò in interiorità, gli aspetti traumatici del dolore e quindi i suoi momenti materiali, vincolandoli al sentimento della precarietà implicato nella perdita. La rappresentazione mentale compone insieme la fisicità della sofferenza, il sentimento di angustia (nel senso di limitazione) ed infine l’angoscia dell’essere esposti che a questo complesso fisicoaffettivo corrisponde.
Salvatore Natoli
“Nessuno dei mortali trascorrerà mai la vita incolume del tutto da pene, paga sempre alla vita ciascuno il suo prezzo.” Nei versi di Eschilo non risuona una voce solitaria di poeta, che sarebbe ben poca cosa anche se grandissimo è il poeta, ma si condensa una secolare sapienza, l’esperienza di un lungo patire attraverso cui l’umanità ha preso cognizione di sé, e gli uomini tutti si sono riconosciuti progenie di dolore e di morte. “Il bello non è che il tremendo al suo inizio (Denn das Schöne ist nichts / als des Schrecklichen Anfang. Rainer Maria Rilke)”, e la poesia, che è, a suo modo, epifania del bello, nelle parole di Eschilo testimonia il tremendo: il dolore, inconfutabile eredità dei viventi, tratto indelebile degli umani in quanto mortali. I versi di Eschilo fissano in forma poetica un’antica memoria e danno espressione alta a ciò che gli uomini da tempo esperiscono e perciò sanno così bene da esser divenuto per loro senso comune: la caducità dei mortali. Ad ogni vivente, e, nella specie, ad ogni uomo è assegnato, sia pure a diverso titolo e con diverso peso, il dolore. Dolore ed esistenza sono una cosa sola: in forza di questa radicale immedesimazione, già chiara nella cultura dei greci, non è consentita, a nessuno, neutralità alcuna rispetto al dolore.
Salvatore Natoli
Il dolore accompagna la vita come la sua ombra costante. Se il dolore fa apparire l’esistenza sotto il segno della desolazione, lo stesso dolore individuale cessa di essere vissuto come qualcosa di assolutamente mio ed è imputato alla vita stessa: il dolore individuale non è nulla di più che una determinazione puntuale e locale del dolore del mondo… La famiglia di parole con cui il termine è imparentato, risale alla radice indoeuropea leug da cui si generano rispettivamente i termini greci λυγοός e λευναλέος che significano triste, compassionevole e i termini latini lugeo, luctus che significano piangere, essere in lutto. Il dolore quindi non è solo tormento ma è anche lamento. Non si piange unicamente per il dolore come causa materiale, si piange il dolore di chi piange, ed in generale si piange il dolore come stato dolente
dell’esistenza.
Salvatore Natoli
Il lutto profondo, ossia la reazione alla perdita di una persona amata, implica lo stesso doloroso stato d’animo, la perdita di interesse per il mondo esterno – fintantoché esso non richiama alla memoria colui che non c’è più – la perdita della capacità di scegliere qualsiasi oggetto d’amore (che significherebbe rimpiazzare il caro defunto), l’avversione per ogni attività che non si ponga in rapporto con la sua memoria… Parimenti appropriato riterremo il raffronto che qualifica lo stato d’animo del lutto come “doloroso”.
Sigmund Freud
Cosa resta di tutto il dolore che abbiamo creduto di soffrire da giovani? Niente, neppure una reminiscenza. Il peggio, una volta sperimentato, si riduce col tempo a un risolino di stupore, stupore di essercela presa per così poco, e anch’io ho creduto fatale quanto poi si è rivelato letale solo per la noia che mi viene a pensarci.
Aldo Busi
Non c’è essere adulto al mondo che sia felice. Uno nasce e per una manciata di anni cresce pensando che la vita è bella finché, puntuale, arriva la tragedia e scopre che: vita uguale disgrazia. Il gioco sta nel ridurre al minimo il dolore causato da questa equazione. C’è chi lo risolve facendo figli, o facendo soldi, o facendo collezione di monete… e chi bevendo e drogandosi.
Jasper Dal film: 28 giorni
Un dolore autentico, indiscutibile, è capace di rendere talvolta serio e forte, sia pure per poco tempo, anche un uomo straordinariamente leggero; non solo, ma per un dolore vero, sincero, anche gli imbecilli son diventati qualche volta intelligenti, pure, ben inteso, per qualche tempo.
Fëdor Dostoevskij
La techne è l’altra risposta dell’uomo al dolore: essa è l’artificio che domina il caso indovinandone il possibile percorso e anticipandone, in certo senso, la venuta. La
techne nasce come espediente, ma allarga il suo principio e si fa sguardo attento alle molte vie dell’esperienza: in tal modo, tenta di anticipare i mali o di approntare utili rimedi per quelli che si è costretti a subire.
Salavatore Natoli
Questa, o monaci, la nobile verità sul dolore: la nascita è dolore, la vecchiaia è dolore, la malattia è dolore, la morte è dolore; l’unione con ciò che non si ama è dolore, la separazione da ciò che si ama è dolore. Dolore è non raggiungere ciò che si desidera. I cinque legami sono dolore.
Siddhartha Gautama Buddha
Se un piatto o un bicchiere cadono a terra senti un rumore fragoroso. Lo stesso succede se una finestra sbatte, se si rompe la gamba di un tavolo o se un quadro si stacca dalla parete. Ma il cuore, quando si spezza, lo fa in assoluto silenzio. Data la sua importanza, ti verrebbe da pensare che faccia uno dei rumori più forti del mondo, o persino che produca una sorta di suono cerimonioso, come l’eco di un cembalo o il rintocco di una campana. Invece è silenzioso, e tu arrivi a desiderare un suono che ti distragga dal dolore.
Cecelia Ahern
La felicità del tutto, infatti, non riesce a far tacere il dolore. Meno che mai lo possono l’arte che consola, la tecnica che produce, la virtù che amministra. La metis dei greci ha insegnato agli uomini a tessere reti che trattengano il movimento invasivo della sofferenza, senza tuttavia eliminarla. Nulla è sufficiente a sottrarre l’individuo al confronto tragico con il suo limite. La consolazione non è sufficiente a distogliere dal dolore.
Salvatore Natoli
Incredibile come il dolore dell’anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle, ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.
Oriana Fallaci
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