Retorica e logica

Retorica e logica

Le due culture, retorica e logica
Le due culture, retorica e logica

La razza umana non ha alcun rispetto di se stessa né del pianeta in cui abita perché tutto sommato sa che il suo è un destino di morte e di distruzione e pertanto sa che vivendo in un universo illogico, non vale la pena di costruire una logica.
Carl William Brown

Molti filosofi credono di avere una logica profonda solo perché il loro pensiero è contorto e la loro scrittura è poco chiara. Tutte caratteristiche in cui le pecore ripongono molta fiducia.
Carl William Brown

L’ignoranza è non sapere le cose, è paura di impararle, è inconsapevolezza, è pigrizia, è voler vivere allo stato brado; la stupidità al contrario è una malattia mentale, è egoismo, è cattiveria, è mancanza di logica, è assurdità.
Carl William Brown

Uscire dal mondo assurdo è una scelta che va contro la logica pedagogica, non resta che protestare, per far si che vengano eliminate almeno le assurdità generate dall’uomo stesso.
Carl William Brown

L’umorismo si serve della retorica delle idee per sconfiggere la retorica della stupidità, che si serve solo delle parole.
Carl William Brown

Alcuni scrittori creano la retorica della stupidità, altri la individuano e la combattono. I primi sono di gran lunga più numerosi.
Carl William Brown

La retorica del linguaggio non può che aiutare la dialettica del vostro pensiero, il quale a sua volta contribuirà alla pragmaticità delle vostre azioni.
Carl William Brown

Io ho trovato cosa dire (inventio), l’ho messo in ordine (dispositio), l’ho esposto con ornamento (elocutio), ora serve chi reciti i miei scritti (actio), anche se non a memoria (memoria). Saranno così rispettate le antiche leggi della retorica. Mi raccomando, nella recitazione sono da preferirsi le donne e magari a seno scoperto.
Carl William Brown

La pratica della felicità, il conseguimento del bello e l’etica della conoscenza, presuppongono anche la diffusione dei mezzi per la trasmissione e la fruizione delle varie teorie, delle varie prassi e dei concreti risultati che ne derivano dalla loro applicazione. Or bene tutto ciò presuppone ed impone che tutti debbano dunque avere una dovizia economica tale da consentire che il tutto non costituisca solo una sterile retorica ad esclusivo vantaggio delle classi dominanti.
Carl William Brown

Le due culture a confronto
Le due culture a confronto

L’uomo è tanto religioso da odiarsi ma non abbastanza religioso per amarsi. Così sentenziò Swift, il quale non perse occasione di unirsi con la sua potenza retorica a tutti quei critici che nel corso della storia avevano ribadito lo stesso concetto. Anche Kierkegaard per esempio nel suo diario vuole sottolineare la stessa idea e perciò cita Tomaso da Kempis: “Ogni volta che sono stato fra gli uomini sono sempre ritornato meno uomo” e Seneca: “Io ritorno a casa più avaro, più orgoglioso, più voluttuoso, più crudele e più inumano perché sono stato fra gli uomini.” Questo forse spiega perché tanti filosofi si isolino, si vedano a proposito le frasi a tale proposito scritte da Shopenhauer, e ci aiuta a capire perché Sartre sosteneva che l’inferno sono appunto gli altri. E’ anche pur vero che tanti scrittori a pensarla in questo modo si guadagnano la fama di misantropi e di nichilisti, o peggio ancora di antireligiosi, ed forse anche per questo che tanti studiosi non vedono la guerra come un fenomeno interamente negativo (Eraclito e Marinetti insegnano), infatti come diceva Shakespeare la guerra uccide più cornuti di quanto non la pace generi uomini.
Carl William Brown

L’arte letteraria quando devia dalla stupida norma, attraverso la distruzione linguistica e quindi ideologica dell’assurda organizzazione dell’esistenza, diventa ad un tempo sintesi etica ed estetica e si trasforma quindi in una filosofia dialettica della fantasia, in una critica della critica che fonde logica e retorica e che come ci ricorda Einstein è persino più importante della mera conoscenza.
Carl William Brown

Una vera e propria scienza della moralità non esiste o se esiste non è applicata, ecco perché impera la scienza della stupidità, che è ovviamente immorale.
Carl William Brown

La scienza è continua ricerca, ma vorrei proprio sapere cosa spera di trovare alla fine.
Carl William Brown

Le ragioni supreme del progresso del potere della scienza e del suo dominio sui comuni mortali non temono alcunché, neanche l’annientamento della stessa razza. E’ una volontà di potenza assoluta che preferisce autodistruggersi piuttosto di non riuscire a vincere le sfide che si impone, in ciò sta la grandezza e la miseria dell’umanità che ricava quasi un senso di felicità dalla sua stupidità. Ma l’uomo prima non esisteva e dunque che problema ci sarà se tra un po’ scomparirà. Perciò nulla può intimorirci, il nulla non può intimidire se stesso, non può intimidire l’inconsapevolezza e l’incoscienza del suo nichilismo.
Carl William Brown

Nell’antichità le varie discipline del sapere erano tutte raggruppate dal termine filosofia, poi nel medioevo la filosofia fu subordinata alla teologia, la quale a sua volta era subordinata alla divinità di sempre, l’ignoranza; ora la teologia è subordinata alla filosofia, che nel frattempo è stata superata dalla scienza, che a sua volta deve subire il dominio della stupidità.
Carl William Brown

Anche la scienza come ogni altra divinità, è una divinità convenzionale, fasulla e fallace perché creata dall’uomo, creata cioè dalla stupidità.
Carl William Brown

Logica, retorica, arte e scienza
Logica, retorica, arte e scienza

Retorica e Logica. Le due culture.

Come già sosteneva Giulio Preti abbiamo poi una grande divisione tra le due culture ed così che nella realtà quotidiana dei nostri atenei, per non parlare ovviamente delle nostre scuole superiori, ci troviamo difronte ad una vera e pericolosa massa di ignoranti. Ma a questo proposito sentiamo appunto il Preti cosa scriveva: “Certo tutti conosciamo la stupida ignoranza scientifica di molti letterati – e dico “stupida”, perché quasi quasi se ne gloriano, ne fanno una civetteria, come se l’asinaggine potesse mai essere un pregio. Ma qui è ancora più deplorevole l’ignoranza scientifica… degli scienziati. La scienza moderna richiede, e quindi alleva, molti “proletari della ricerca” o savants bétes (come li chiama A. Huxléy sulla scia di V. Hugo): piccoli ricercatori senza cultura e senza luce, manovali della ricerca scientifica in laboratorio, le cui micro-ricerche si compongono poi nei grandi quadri scientifici che trascendono la loro intelligenza e la loro cultura. Molti di loro riescono poi a salire in cattedra – ahimè: e, se pure possono educare qualcuno, educano soltanto degli altri manovali, che quando verrà il loro turno saliranno in cattedra. Fuori del loro “Istituto”, smettono di pensare, e ricadono immediatamente al livello di mentalità pre-logica delle loro mogli, madri e nonne.

Per questo, proprio per mancanza di intelligenza, cultura e fantasia, sono spesso degli ottusi conservatori… E’ poi vero che molti di questi “proletari della ricerca”, mentre poco si curano, fuori dal campo ristretto delle loro ricerche, di approfondire la loro cultura scientifica, coltivano invece, come nobile hobby, discipline letterarie, oppure (ora è assai di moda) la storia dell’arte. Di conseguenza nei nostri climi non c’è un vero e proprio antagonismo tra i rappresentanti delle due culture: quelli della cultura letteraria godono di un primato che nessuno contesta loro, tanto meno gli scienziati “per bene”. E qui forse sta il vero guaio.” In effetti la realtà negli ultimi decenni non è cambiata e così ci troviamo a mantenere una classe privilegiata di “ottusi conservatori” (Ribadisco il concetto) i quali contribuiscono spesso al mantenimento dell’imbecillità sociale e al consolidamento elettorale di una classe politica e imprenditoriale sempre più fessa ed ignorante che ci conduce a grandi passi verso il baratro più oscuro.

Comunque, è inutile lamentare il fatto che materialiter non si intendano tra loro – letterati e scienziati – e non comunichino. All’alto livello di specializzazione in cui oggi è giunto tutto, è difficile che qualcuno intenda molto nel suo stesso mestiere; è assurdo pretendere che si intenda di quello altrui. Ed è notevole che una simile possibilità sia stata in genere sostenuta, e auspicata come attualita, proprio da letterati, i quali veramente non si rendono conto di che cosa significhi una conoscenza impegnata in materie terribilmente ardue per i loro stessi cultori.

Ritornando alla dicotomia di Snow, di fatto reazionari ci sono da una parte e dall’altra, progressisti da tutte e due. E, se è vero che l’abitudine al lavoro in gruppo porta molti lavoratori alla ricerca scientifica a superare molto piú facilmente pregiudizi sociali e razziali, è anche vero che sarebbe ingiusto dimenticare la massa di scritti che letterati di ogni rango e valore hanno prodotto per combattere tali pregiudizi, per sostenere la causa delle classi inferiori e dei popoli oppressi.

L’opposizione, evidentemente, non è tra “letterati” e “scienziati”: l’opposizione è tra humanae litterae e scienza. Ogni uomo è quell’uomo che è”: buono o cattivo, generoso o chiuso, nobile o volgare, progressista o reazionario, libero e sano oppure codino… Nessuno è solo un “letterato” o solo uno “scienziato”: e la sua formazione, i suoi abiti, il suo condizionamento derivano solo in piccola parte dall’attività intellettuale che esercita; assai piú massiccio è invece l’insieme di preformazioni che porta in essa.

La non coincidenza del quadro del mondo utilizzato dalla cultura axiologica con quello presentato dalla scienza produce una crisi storica di civiltà, e quindi rappresenta un elemento dinamico di mutamento (parlo sempre in seno alla civiltà ossia sul terreno della vita riflessa, culturale).

Aristotele, retorica e logica
Aristotele, retorica e logica

Ma la cultura axiologica, in quanto si organizza in un sistema di istituzioni etiche, tende a chiudersi nella sua sostanziale immutabilità, nella sua immanenza – come abbiamo visto. E chiudendosi diviene non solo extravitale (“piú che vita”), ma antivitale (“meno vita”). E ciò accade quando i suoi presupposti reali sono mutati, quando si fonda su un quadro dell’essere erroneo – erroneo proprio dal punto di vista del sapere.

Il sapere, in quanto regolato dal solo autovalore della verità, è meno vischioso dell’ethos: naturalmente, anch’esso a conservarsi, ma la legge della verità, con l’accentuato ascetismo che richiede, neutralizza gran parte dei motivi di vischiosità. La scienza è più spregiudicata, e quindi, per il suo stesso ufficio, più aderente ai mutamenti che avvengono nella realtà. Onde essa, operando criticamente contro l’invecchiata base pseudo-teoretica che sorregge un arcaico sistema di istituzioni etiche (e quindi di valori), la costringe a mutarsi, costringendo con ciò l’intero sistema a rimotivarsi, quindi a riorganizarsi: con il risultato che nasceranno istituzioni etiche diverse, e spesso molto diverse dalle precedenti.

E così l’ascesi scientifica è strumento di riadattamento dell’ethos alle esigenze della vita: restituisce al mondo dei valori la sua fondazione, la condizione stessa della sua efficacia – mantiene aperte le vie della sua stessa autotrascendenza.

Questa, e non altra, è la funzione primaria della conoscenza scientifica, in quanto conoscenza, entro la dialettica storica della civiltà. Chiederle altro, chiederle di divenire teologia oppure tecnologia, ideologia oppure progettazione pratica, è chiederle di tradire la sua funzione, di sparire come tale dalla civiltà. Ma è anche chiedere alla vita di chiudersi in una immanenza antivitale, in una pace e sicurezza che è la pace della morte…

Lo scienziato osserva le sue più pubbliche esperienze e i resoconti di quelle di altre persone; le concettualizza nei termini di qualche linguaggio, verbale o matematico, comune ai membri del suo gruppo culturale;… A modo suo anche il letterato è un osservatore, organizzatore e comunicatore delle più pubbliche esperienze sue e di altre persone, di eventi che accadono nel mondo della natura, della cultura e del linguaggio.
Giulio Preti

P.S. (Segnalazione testo) Dai lontani tempi del saggio di Charles P. Snow Le due culture il dibattito ha assunto varie sembianze… Albertina Oliviero, Alberto Oliviero, Riflessi della scienza. Cultura Umanistica e scientifica a confronto. Roma Valore Scuola

Obiettivo dichiarato del testo è di dimostrare la forte interconnessione tra cultura umanistica e cultura scientifica… E’ altrettanto indubbio che la scuola potrebbe essere un luogo di elezione di tale dibattito, in quanto punto naturale di incontro tra le diverse espressioni della cultura. Questo in astratto, naturalmente, perché ben sappiamo la rigida organizzazione disciplinare e le inveterate abitudini dell’insegnamento rendano difficile anche la più semplice comunicazione informale tra discipline diverse… Forse in questo modo, invece di tentare improbabili traslazioni dello Sturm und drang romantico nell’ambito scientifico, si potrebbero, per esempio, tracciare paralleli tra il ruolo demiurgico che si autoconferiva l’artista romantico e il desiderio profondo di scoperta di nuove e grandi verità della “Natura” che dominava gli scienziati della stessa epoca.

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Retorica e logica ultima modifica: 2020-11-29T13:52:48+00:00 da Carl William Brown