Idee, parole, metafore e riflessioni
 
Scienza, morale e medicina

Scienza, morale e medicina

Scienza, morale, etica e medicina
Scienza, morale, etica e medicina

Scienza, morale, etica e medicina. Aforismi e testi brevi sulla salute, la malattia, i medici e la morte.

Ho trascorso molto tempo nello studio delle scienze astratte; ma la scarsità di persone con cui è possibile comunicare su tali argomenti mi ha disgustato. Quando ho cominciato a studiare l’uomo, ho visto che queste scienze astratte non sono adatte a lui, e che immergendomi in esse avrei dovuto trovare alcuni compagni nello studio dell’uomo, dal momento che era così specificamente un dovere. Ero in errore. Ci sono meno studenti dell’uomo che della geometria.
Blaise Pascal

Senza “cultura etica” non c’è salvezza per l’umanità.
Albert Einstein

L’ultimo progresso della ragione è di riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano; essa non è che debole cosa, se non giunge fino a conoscere questo. Ma, se le cose naturali la sorpassano, che dire di quelle soprannaturali?
Blaise Pascal

Vanità delle scienze. La scienza delle cose esteriori non mi consolerà dell’ignoranza della morale, nei momenti di afflizione; ma la scienza dei costumi sempre mi consolerà dell’ignoranza delle scienze esteriori.
Blaise Pascal

Come ho scritto nel mio articolo sulle emergenze sanitarie in Italia sono anni che mi occupo di testi sulla medicina, la sanità, le malattie, i medici, la salute, la stupidità, il potere, l’autorità e naturalmente la morte. Tra i miei tanti scritti e gli oltre 10.000 aforismi ve ne sono anche parecchi su questi argomenti, tanto è vero che nei primi anni del 2000 avevo pubblicato online il testo Ars Longa, Vita Brevis, aforismi sulla salute, la malattia i medici e la morte. Nel corso degli anni avevo poi approfondito l’argomento e raccolto ulteriore materiale che era confluito in un libro molto più corposo del precedente e che avrei voluto pubblicare. Tuttavia alla fine mi sono reso conto che non ne valeva la pena, i libri di aforismi che avevo stampato non vendevano quasi nulla, per cui era meglio continuare a scrivere nei miei siti, sui miei blogs e nelle pagine dei socials rendendo il tutto liberamente fruibile e grauito.

Con l’avvento dell’emergenza dovuta al coronavirus, e alle decine di migliaia di morti che il nostro paese aveva accumulato, mi sono reso conto che la gente, soprattutto i parenti delle vittime, erano interessati a denunciare quanto era loro accaduto finendo nelle mani di un sistema sanitario da anni ormai in una situazione di decadimento, sia per una questione etica e civile, sia per sfogare la propria rabbia, sia forse per rendere un po’ di dignità ai loro famigliari, così miseramente venuti a mancare anche a causa di una diffusa e ormi collaudata inefficiente disorganizzazione della sanità italiana.

Le responsabilità comunque sono un po’ generalizzate, tutti sono colpevoli, partendo dai politici, agli amministratori, ai medici, al personale delle aziende sanitarie, passando per le case farmaceutiche, i distributori, e i cittadini stessi, che sanno solo lamentarsi quando purtroppo è troppo tardi. La sanità e il welfare state sono cose serie che richiedono impegno, responsabilità e conoscenze, ed una organizzazione sociale e professionale molto seria, onesta ed efficace, tutte qualità che sembrano mancare al nostro bel paese.

Emergenze sanitarie mondiali
Emergenze sanitarie mondiali

Ritornando ai testi brevi sulla salute, la malattia, i medici e la morte, mi sono accorto che pur avendo pubblicato nei miei siti parecchio materiale, alla fine ciò che risultava più evidente nei motori di ricerca erano solo le raccolte di aforismi e battute umoristiche sull’argomento, dimostrazione pratica che la gente, professionisti, intellettuali e scienziati allo stesso modo, non sono tanto interessati all’aspetto etico e morale della questione, risultando ovviamente più attratti dalle questioni economiche, e si vedano a questo proposito le alte rette delle case di riposo, che si abbinano alla scarsità del personale ivi impiegato, e alle modestissime cure che queste strutture sono in grado di garantire, e le corpose parcelle di tanti medici che cercano con profitto di affidare al privato tutte le carenze e le inefficienze del sistema pubblico.

Non ho visto in tutti questi anni una grande dedizione alla cura e al rapporto umano con i pazienti, soprattutto quando questi hanno già un’età avanzata e sono ormai vicini alla fine. A peggiorare ulteriormente la situazione i corposi tagli alla sanità e il sempre aumentato carico di lavoro dei poveri sanitari, anch’essi miseri schiavi inconsapevoli di un sistema burocratico, economico e demenziale allo sfascio. In ogni caso avremo modo in vari articoli di approfondire la questione e per il momento vi lascio al testo che segue, tratto appunto dal libro Ars longa Vita brevis del sottoscritto.

Io non sono un dottore, o meglio sul certificato di laurea c’è scritto questo termine, ma mi occupo di linguaggio, e per il momento la stupidità non è tra le patologie più riconosciute, per cui non siamo colleghi! Già, la creatività, le forme espressive, le emozioni, la logica, la scienza, i misteri dell’universo. A pensarci bene però, anch’io forse potrei dare il mio contributo alla ricerca, al comportamento, alla medicina, a quell’etica che cerca di alleviare il dolore e le sofferenze. In ogni caso comunque, almeno sono un paziente! In questo forse c’è dunque una seppur labile effige della multidisciplinarità del mondo moderno! Un panorama globale! Poor is that man who has got no patience! E che non ha una biblioteca! Uno dei miei desideri più profondi è sempre stato quello di vedere scomparire la povertà, le ingiustizie, il dolore, ma ciò non è possibile; almeno diffondiamo il sapere e la conoscenza! Tutti dovrebbero essere dei dottori in qualcosa!

Essere dottori in poesia però al giorno d’oggi non è molto conveniente, e poi che brutta definizione, dottori in poesia! No, la nostra umanità non può più sopportare tali titoli di studio! E’ così, ribadisco il concetto con delle parole di Alda Merini: “Ogni poeta è un sacerdote e sopporta pene indicibili per regalare la propria parola agli altri. E’ un improbo recupero di forze per avvertire un po’ di eternità. La gente cerca di amalgamarlo col volgo, di confonderlo con il pantano, di farlo morire di asfissia tra polvere e reati, e il poeta muore veramente, vinto dalla stanchezza e dalla preghiera che non riesce più a risorgere. Mai più?”

Come sta? Bella domanda! Vorrei parlare a lungo, ma non c’è tempo, e poi la profilassi non lo consente! Per questo ci sono gli psicologi! Ma la natura, dico io, citando Shakespeare, non può scegliere il suo corso! La malattia invece si, e un medico ormai non è più il mago stregone delle origini, ma un perfetto esecutore delle linee guida delle università e della case farmaceutiche, per cui purtroppo non c’è tempo! Si cura il corpo, ma l’anima invece di ristabilirsi sembra che peggiori di pari passo con la terapia! Rimane sconsolato il mio verbo, chissà chi lo ascolterà?

Il mestiere del medico, la sua figura che nel momento in cui nasce si identifica e si mescola con quella dello stregone, del mago, del sacerdote rituale, del potente imperatore! Mi ricorda il mitico Paracelso, nato nel cuore della Svizzera in una località tenebrosa, il ponte del diavolo, Teufelsbrucke, che fu allo stesso tempo medico, naturalista e filosofo, uno studioso in grado di interpretare i segreti e i mali dell’uomo come una parte del tutto universale. Ma anche i famosi dottori, furbi e pasticcioni di Molière, capaci solo di svuotare il corpo in un modo o nell’altro, con salassi di sangue e grandi purghe! E poi ancora i grandi medici dell’ottocento, epoca in cui nascono le figure grandiose del “medico condotto” e del medico di famiglia” e dove il concetto della scienza al servizio dell’uomo imponeva al medico di immedesimarsi nel ruolo irrinunciabile di operatore sociale. In un Galateo del Medico apparso nel 1873 si legge infatti: “Il medico si aggira e vive in mezzo al popolo; è depositario di suoi dolori e di sue speranze e anche a non volerlo diviene democratico d’indole”. Una professione da amare insomma!

Aforismi e citazioni sulla medicina
Aforismi e citazioni sulla medicina

Basta il morbillo a uccidere i bambini poveri del mondo. Nel rapporto Unicef del 2000 si legge infatti che l’anno scorso undici milioni di giovani vite sono state stroncate da malatie curabili in occidente. Ma del resto questo non è forse il male peggiore, visto che ben 500 milioni di ragazzi e ragazze devono vivere con meno di un dollaro al giorno e sono quindi destinati a subire violenze ed abusi di ogni tipo. Il debito internazionale e la stupidità della specie umana mantengono nella miseria molti popoli e questo ovviamente apre le porte al dolore, alla sofferenza e alla malattia. Nel frattempo però c’è chi dice che tra qualche lustro vinceremo il duello con il male e sconfiggeremo le malattie e continua poi a fare sfoggio del benessere psico-fisico raggiunto dalle popolazioni ricche del mondo.

Evidentemente nella sua posizione non può che mostrare un certo ottimismo e tuttavia non manca di elargire consigli per migliorare la situazione globale. Speriamo che ci sia almeno qualcuno che li ascolta! Io da parte mia ho sempre odiato la stupidità del potere, il suo egoismo, la sua assurda mania di autoespansione e la sua ricca arroganza, elementi che di certo contribusicono ad alimentare la povertà del mondo, ma non mi pare che i miei messaggi siano stati molto apprezzati, ed è perciò che ancora una volta sto cercando di ribadire il mio pensiero sotto le spoglie di una raccolta di aforismi che hanno a che fare con il male e la malattia, e con chi cerca ogni giorno di alleviare le sofferenze della specie. Per questo ripeto ancora il mio verbo contro la povertà in favore di una certa creatività, iniziando questo libro con una piccola storiella!

“Matthew Lukwiya era un medico nato in uno sperduto villaggio dell’Uganda. Aveva tre master universitari e a Londra dove aveva studiato gli avevano proposto di intraprendere la carriera di insegnante universitario, ma lui si era rifiutato. La sua gente lo aspettava e per la sua gente è morto. Se n’è andato alcuni giorni fa, come migliaia di altre persone destinate a rimanere senza nome, ucciso dal virus Ebola. Era il primario del St. Mary’s Lacor Hospital di Gulu, un ospedale fondato da un italiano, un certo Piero Corti che oggi ha ormai 75 anni, pediatra, radiologo e neuropsichiatra, ricco erede di una famiglia di imprenditori di Besana Brianza in Lombardia e da sua moglie Lucille Teasdale, chirurgo canadese di origini piccolo borghesi, morta di Aids nel 1996 dopo aver strenuamente combattuto la malattia e aver rifiutato di tornare in Europa per curarsi.

Ma ritorniamo al nostro Matthew, morto soprattutto a causa della sua ostinata determinazione a non lasciare soli i malati a lui affidati, e determinato a combattere fino in fondo la malattia nonostante la drammatica consapevolezza che il contagio sarebbe stato inevitabile. Lukwiya era stato il primo a lanciare l’allarme Ebola nel suo paese, ma non gli avevano creduto. In un paese dove sopravvivono terribili superstizioni e le nosrme igieniche sono massacrate dagli enormi problemi della povertà, era rimasto solo a gridare contro l’indifferenza del potere, più preoccupato di finanziare la guerra per mettere le mani sulle miniere di diamanti della zona che non delle sorti dei poveri reietti della terra. E così il nostro medico è andato in contro al suo calvario ed è morto, moribondo tra i moribondi. Ma non è il solo!

Accanto a Piero Corti e al St. Mary Hospital ci sono anche i missionari comboniani e le Piccole Sorelle di Maria Immacolata, loro pure determinati a non abbandonare i malati, nonostante i rischi dell’epidemia. A documentare le tragedie dell’Uganda ci sono soprattutto le loro testimonianze, tra cui si erge quella di padre Elio che sta scrivendo una specie di diario quotidiano del dramma in atto. Dalle sue pagine ho scelto questo resoconto: “Lunedi 5 Novembre. Ieri sera alle 11.30 è morta suor Pierina. Aveva 45 anni. E’ la prima suora che muore di Ebola: è rimasta contagiata durante il servizio volontario prestato ai malati nell’ospedale del Governo a Gulu. Purtroppo anche lei è vittima della situazione disastrosa in cui lavoriamo: il personale che si dedica alle persone colpite, infatti, non ha protezioni sufficienti.

I burocrati pensano ai numeri e alle statistiche. Gli uffici del governo, ma anche di molte organizzazioni internazionali, sono pieni di persone che pensano solo a questo. Siamo sempre disperati nel riciclare, recuperare. Ma camici lunghi, grembiuli di plastica e mascherine sono sempre meno del necessario. Ebola è un virus che uccide e non si può pretendere che la gente si esponga senza alcuna protezione. Ma, da quando a metà ottobre è cominciata l’emergenza, nessuno ha ancora provveduto a far fronte alle necessità primarie”. La morale della favola la lascio dedurre a voi, e qui mi appresto a concludere mentre ripeto scherzosamente a mio padre che un giorno gli uomini non moriranno più, ma al contrario vivranno in eterno con la loro stupidità viaggiando senza meta e senza scopo in un universo sempre più annoiato e gli rimprovero ancora più umoristicamente il fatto che siamo nati troppo presto, in un epoca ancora troppo fragile e troppo torturata dalla malattie e dal male!

Tratto dal libro Ars Longa Vita Brevis, aforismi sulla salute, la malattia, i medici e la morte.