Ars longa, vita brevis. Aforismi sulla medicina
Ars longa, vita brevis. Aforismi sulla medicina

I primari in genere guadagnano molto bene, ma da bravi professionisti non tutti si accontentano, infatti in Toscana nel 2001 cinque di loro sono stati arrestati per corruzione!
Carl William Brown

Un medico coscienzioso deve morire con il malato se non possono guarire insieme.
Eugène Ionesco

Anno 2001. Avete mai sentito un medico affermare di aver sbagliato? No! Allora leggete i dati forniti dal Tribunale per i diritti del malato che si basano su 30 mila schede e parlano del 18 per cento di sospetti errori diagnostici e terapeutici nell’area ortopedica, del 13 per cento per la chirurgia generale, l’11 per cento per l’ostetricia e la ginecologia ed il 10 per cento nell’area oncologica.
Carl William Brown

Quando penso ad una malattia, non è per trovarvi rimedio, ma, invece, per prevenirla.
Louis Pasteur

Anche i medici prima di essere dei professionisti della salute, della malattia e della parcella sono degli uomini e si sa a volte gli uomini si comportano in maniera stupida.
Carl William Brown

Un tempo ci si ammalava, se andava bene si vedeva un dottore, magari uno stregone e poi si moriva, oggi è tutto cambiato; ci si ammala, si vedono decine e decine di dottori, magari uno stregone e poi si muore più incazzati di prima.
Carl William Brown

Tratto dal libro Ars Longa Vita Brevis, aforismi sulla salute, la malattia, i medici e la morte.

Di medici ne ho conosciuti parecchi, visto che da sempre il mio corpo ha fatto i capricci! Non sono però mai riuscito a comunicare bene con loro, anche se la mia preparazione non è delle più scarse! Anzi! Ma non è questo il vero nocciolo della questione! Anni fa mi recai a pagamento da un famoso otorinolaringoiatra, un chirurgo abilissimo che mi chiese come mai avessi aspettato così a lungo a decidere di farmi operare, la mia lapidaria risposta fù, – ars longa, vita brevis – e così dopo alcuni mesi entrai nell’ ospedale in cui un giovane allievo potè cimentarsi nell’arte che stava via via apprendendo! Sono passati ormai alcuni anni, il famoso chirurgo è morto di tumore già da tempo ed io non mi attarderò troppo a lungo dal raggiungerlo. Ecco, quì iniziamo ad avvicinarci già di più alla tematica fondamentale del mio lamento! Ascolta caro erede!

Il mestiere del medico, la sua figura che nel momento in cui nasce si identifica e si mescola con quella dello stregone, del mago, del sacerdote rituale, del potente imperatore! Mi ricorda il mitico Paracelso, nato nel cuore della Svizzera in una località tenebrosa, il ponte del diavolo, Teufelsbrucke, che fu allo stesso tempo medico, naturalista e filosofo, uno studioso in grado di interpretare i segreti e i mali dell’uomo come una parte del tutto universale. Ma anche i famosi dottori, furbi e pasticcioni di Molière, capaci solo di svuotare il corpo in un modo o nell’altro, con salassi di sangue e grandi purghe!

E poi ancora i grandi medici dell’ottocento, epoca in cui nascono le figure grandiose del “medico condotto” e del medico di famiglia” e dove il concetto della scienza al servizio dell’uomo imponeva al medico di immedesimarsi nel ruolo irrinunciabile di operatore sociale. In un Galateo del Medico apparso nel 1873 si legge infatti: “Il medico si aggira e vive in mezzo al popolo; è depositario di suoi dolori e di sue speranze e anche a non volerlo diviene democratico d’indole”. Una professione da amare insomma!

“Si sente spesso affermare che la medicina è una scienza. Così non è. La medicina non è una scienza, è una pratica basata su scienze che opera in un mondo di valori.” E’ in altri termini una tecnica, dotata di un proprio sapere che differisce dalle altre tecniche perché il suo oggetto è un soggetto: l’uomo. E soprattutto, non è solo scienza. Nell’arte della cura infatti la tecnologia è una grande risorsa, ma l’uomo deve restare il suo fine ultimo, o primo. Così si esprime Giorgio Cosmacini nel suo libro il Mestiere di medico riportando in primo piano anche quella che è la nostra idea, la professione del medico è un’arte e come tale non può essere troppo distante da tutte le altre arti, e poiché l’arte è vita, purtroppo alla fine si trova a doversela vedere anche con la morte, con il dolore, con le ingiustizie!

Così ci vengono alla mente gli ambienti poco allegri di alcuni ospedali e di alcuni ambulatori, dove ormai si fa sempre più fatica a vedere l’arte della professione e la sua umanità, e si assiste invece al triondo della tecnica, della tecnologia, della farmacologia e del business. Sempre più spesso la persona umana viene alienata e diventa sempre più macchina essa stessa, destinata ad essere rottamata per far fronte alle sempre nuove e incombenti esigenze della produzione. Il tempo è sempre più avido, e le sempre più cose che sappiamo ci fanno amaramente rendere conto che quelle che invece ignoriamo sono sempre ancora di più, e così la nostra angoscia invece di diminuire aumenta di pari passo con l’aumentare degli esami specialistici!

La mia tesi di laurea consisteva in uno studio sull’opera e sull’umorismo di un autore ungherese, George Mikes, che però aveva sempre scritto in inglese. Leggendo tutti i suoi libri e molti altri testi sulla comicità e sull’umorismo ho scoperto che il riso fa buon sangue, aiuta a curare oltre che il nostro spirito anche il nostro corpo e così, senza citare troppe fonti, aumenta le difese del nostro sistemza immunitario e ci aiuta a combattere meglio le malattie. Da ciò devo dedurre che dovrei iniziare a ridere ora e assolutamente non smettere mai se non per necessità, alcuni minuti dopo il fatale e tragico evento della mia morte. In pratica dovrei diventare più positivo! Il massimo dell’umorismo nero insomma.

Tuttavia esce in questi giorni in videocassetta la storia vera del medico con la vocazione del clown che credeva nella risata come terapia. Robin Williams è il protagonista di Patch Adams, una commedia di grande successo e campione d’incassi negli Stati Uniti. Una cosa è certa, i medici che ho sempre visto nei nostri ospedali sono tutti molto seri e spesso sembrano anche tristi, per cui un po’ di allegria, e di buon spirito non farà di certo male alla nostra sanità! Per fortuna non sono il solo a pensarlo, infatti ci sono già degli animatori che si aggirano per le nostre strutture, soprattutto negli ospedali dove sono ricoverati i bambini, cercando di alleviare le sofferenze di una condizione poco piacevole con una ventata di sano e divertente buon umore!

Citazioni, massime, aforismi sui medici
Citazioni, massime, aforismi sui medici

Quando il male fa la sua comparsa qualsiasi persona si tramuta in un paziente e si trasforma improvvisamente in un povero bambino, diventa più debole, più indifeso e comincia ad aver paura. A questo punto non è raro vedere nel proprio medico, una figura materna, o paterna e sviluppare nei suoi confronti tutte le aspettative e le speranze di chi ha un estremo bisogno di aiuto. Il più delle volte questo fenomeno è attenutato perché magari le patologie sono curabili e pochi incontri con il nostro salvatore ci liberano da tutte le nostre fobie, ma quando la malattia è incurabile, beh, lì il discorso cambia, e si fa molto più complesso. In questa situazione il medico talvolta non può fare più di tanto, e non importa se sia un medico di famiglia, uno specialista, un grande professore universitario e direttore di un efficiente dipartimento clinico o un giovane medico senza frontiere che opera in uno dei più disagiati luoghi della terra! A questo punto la tecnica non serve più a molto, e l’unica cosa che rimane a fronteggiare la drammatica situazione è la nostra umanità, magari aiutata da qualche fiala di morfina o da qualche altro efficace e indispensabile rimedio.

L’ospedale del futuro, dicono, non può permettersi di dedicarsi solo alla cura dei malati. Un ospedale moderno deve saper curare i malati, ma deve anche prendersi cura dei sani e, in particolare, deve convincersi che la cura dei malati e la ricerca sono due aspetti strettamente collegati alla terapia e alla prevenzione. Già la prevenzione, la cultura, la scuola, l’informazione e la pratica delle cose! Talvolta i soldi della ricerca quando ci sono si perdono nei rivoli melmosi della burocrazia o delle clientele e qualche abile imprenditore della medicina o della politica ogni tanto si suicida perché non regge il peso delle sue malefatte e di tutte le buone cose che avrebbe potuto fare per il suo prossimo e che invece per il suo stupido ed ottuso egoismo non ha fatto.

E di nuovo ci giunge così l’idea della morte e con lei anche le tristi immagini della povertà, dell’ingiustizia, della sconfitta, del non sapere e della nostra ignoranza. Nel frattempo tuttavia la genetica avanza, la ricerca avanza, la tecnologia avanza, ma ahimè anche le malattie però si danno da fare e per non parlare del sud del mondo citerò solo la Russia, dove la diffusione dell’Hiv ha fatto si che i sieropositivi e i malati passassero dai 130.000 del dicembre 1999 ai 300.000 della fine del 2000. Un tasso di crescita che ha pochi eguali nel mondo e che farà si che a questo ritmo, entro due o tre anni, i casi potrebbero toccare il milione di unità. Certo rispetto alla strage del continente sub-sahariano che ospita il 70% dei 34 milioni di malati nel mondo, queste cifre sembrano ridicole, ma bisogna tuttavia considerare che i dati ufficiali, secondo molte organizzazioni non governative, andrebbero moltiplicati per dieci!

E ogni tanto, durante questo lavoro, anzi direi spesso, mi venivano in mente le parole di Ippocrate, e le simpatiche figure di qualche dottore o di qualche dottoressa; devo inoltre aggiungere che in una situazione di tormento reale questa forma di conforto virtuale mi ha anche dato una certa melanconica forza che mi ha assistito nella realizzazione di questa raccolta e di questa introduzione. “La vita è breve, l’arte è lunga, l’occasione è fugace, l’esperienza è fallace, il giudizio è difficile. Bisogna che non solo il medico sia pronto a fare da sé le cose che debbono essere fatte, ma anche il malato, gli astanti, le cose esterne”. Già, “Dai tempi di Ippocrate infatti, l’aforisma è stato il veicolo letterario della classe medica… L’aforisma rimane l’indiscusso contributo del medico alla letteratura”. Questa è la frase di Howard Fabing che precede l’introduzione di Massimo Baldini al libro di Ippocrate Aforismi e Giuramento ed è da questa frase che partirò.

Di tutte le opere di Ippocrate, gli Aforismi hanno goduto di maggior fortuna e sono in assoluto l’opera medica che ha avuto più edizioni e più commenti. “Fino al principio dell’Ottocento, ha scritto Vegetti, gli aforismi erano considerati la Bibbia del Medico”, e quindi anche se oggigiorno le cose sono notevolmente cambiate penso che non sia poi così fuori luogo dar vita ad una raccolta letteraria di aforismi che non pretenda ovviamente di condensare delle verità mediche o scientifiche, ma che in ogni caso cerchi comunque di stimolare il dialogo, la riflessione e la comunicazione tra tutti gli uomini, sani e malati, medici e pazienti!

Certo, è fuor di dubbio che tutti gli operatori della sanità oggigiorno ritengono di svolgere una professione tecnico scientifica ormai completamente separata da quella filosofia naturalistica che pose le basi per il suo futuro sviluppo e non si sognano nemmeno lontanamente di assimilarsi a dei filosofi che, consapevoli delle nuove teorie del caos, si pongono con umiltà a scrutare la complessa stupidità della nostra realtà. Ed è proprio anche per questo che sto scrivendo questo libro, alla ricerca di equità, giustizia, solidarietà, rispetto, riflessione ed un po’ di divertimento!

Certo i filosofi non fanno i soldi e i medici? Alcuni anni fa il movimento studenti distribuì un questionario nelle facoltà di medicina! Tra le altre vi era una domanda secca: “Perché hai scelto di fare Medicina?”. La risposta più frequente fu: “per far soldi”. E il medico dicevo, il medico cerca di far soldi e in molti casi forse ci riesce! Ma a me questo interessa poco, io voglio che il medico si senta di nuovo anche un antico filosofo e non perda quindi il piacere di comunicare e di spiegare la sua arte a tutti in modo tale che si possa raggiungere un “compromesso” tra l’avanguardia della ricerca medica e l’umanizzazione del rapporto medico-paziente, ottenendo così la formazione ottimale del “complete physician” ed un maggior rispetto del diritto alla salute di tutti gli esseri umani.

Ho sempre letto molto, e ci tengo a restare informato, ma questo non mi ha salvato, e nemmeno tutta la scienza e la tecnica dell’umanità alla fine potrà impedire il tragi-comico evolversi degli eventi. Per questo ho trovato conforto in un paio di libri scritti da un medico, un certo Paolo Cornaglia Ferraris, un “medicus medicorum” come leggo sulla copertina del libro che illustra i simpatici disegni di un lupo in camice bianco, e di una pecora con un pigiama a righe verdino. Ecco, in questa mia introduzione ora voglio fare un omaggio al buon senso e all’onestà, e perciò riporterò alcuni brevi passaggi tratti da questi due testi, cogliendo anche l’occasione per salutarne l’autore.

Dignità di morire in Italia
Dignità di morire in Italia

“Chi persegue interessi che nulla hanno a che fare con quelli dei malati e con quelli di una professione dignitosa e nobilissima, capisca finalmente che il nostro lavoro di assistenza e di ricerca medica non è fatto per sottoscrivere compromessi di basso profilo. E’ un grave danno che i malati si riducano a essere numeri in pigiama e accettino ricatti nel silenzio. Il mio invito anche a loro è quello di parlare, di partecipare, di scrivere. Scopo del libro è sempre stato quello di dar voce alla maggioranza silenziosa, perché i camici e i pigiami non si trovino più su fronti contrapposti.” Queste frasi sono tratte dalla premessa alla seconda edizione di Camici e Pigiami, le colpe dei medici nel disastro della sanità italiana, dell’autore sopracitato e guarda caso combaciano proprio con l’intento della mia raccolta, che cercherà tra le altre cose di essere non solo divertente o irriverente, ma anche e soprattutto artistica ed umana.

Anch’io da tempo insegno, ma non all’università, sono solo un professore di scuola superiore, e visto che anch’io tra i miei colleghi di più alto rango, si fa per dire, ho riscontrato un certo senso di superiorità, e una scarsa predisposizione al dialogo e alla diffusione delle opere altrui, vorrei citare ancora alcune frasi di Cornaglia-Ferraris. “Se provate a cercare un professore ordinario nelle ore di lavoro all’interno della cinta universitaria, potreste restare delusi. La presenza fisica di costoro, infatti è opzionale per tutti i docenti di prima fascia. E’ una situazione analoga a quella pomeridiana per i magistrati nei vari tribunali….In una grande città padana il direttore dell’Istituto di Pediatria nel 1997 si è presentato in sede solo 92 volte, passando la restante parte dell’anno tra commissioni ministeriali, congressi sponsorizzati dalle varie ditte farmaceutiche e alimentari, nelle più amene zone del mondo.

Nello stesso policlinico, il suo corrispondente primario ospedaliero ha dovuto invece assicurare alla Asl 37,5 ore settimanali di lavoro controllato dal timbro del cartellino-orologio… Nessuno bada più a tale assenteismo, ormai più che sfacciato. Come il docente padano, infatti, si comportano la maggioranza degli accademici “potenti” e non solo a medicina. La cattedra di prima fascia è diventata da decenni non lo strumento per insegnare, ma quello per fare gli affari propri, finalmente senza che nessuno possa avere niente da ridire. E’ il premio di una carriera fatta di umiliazioni, servilismi, sotterfugi, alleanze e tradimenti. Tutto, fuorché una struttura dedicata all’insegnamento e alla formazione dei giovani studenti in medicina.” (Op. cit. pag. 34-35) Già, forse quel medico di fama con cui volevo scambiare due parole non ha potuto proprio visitarmi perché aveva un gran da fare. Peccato però, avrebbe visto di persona la faccia segreta di quel compagno dell’erede del becchino che si faceva chiamare Carl William Brown, ma già il grande ricercatore non lo avrebbe di certo riconosciuto!

In questi libri di Paolo Cornaglia Ferraris ci sono molti spunti interessanti e visto che dobbiamo rendergli il grande merito di essere stato il primo medico a trattare in modo fortemente critico le malefatte che rigurdano alcuni membri della sua categoria di certo avremo ancora modo di inserire alcune sue citazioni all’interno della raccolta! In ogni caso vi invito a leggere i suoi libri e a meditare, magari avendo anche la buona volontà di scovare da questa raccolta anche qualche brillante aforisma che un giorno vi potrà forse servire! In fondo il medico deve interfacciarsi con il nostro dolore e per questo deve essere pronto a tutto, anche a cogliere con serenità una certa letteratura di critica.

“Comunicare con malati e parenti, invece, presuppone una sensibilità individuale che certamente è dote naturale, ma che dovrebbe anche essere oggetto di specifico insegnamento. Ancora oggi, invece, la scienza del comunicare in medicina è totalmente ignota. Sarà toccato a tutti di avere ascoltato un medico e di averlo salutato con la sensazione di non aver capito e di non essere stati capiti. Sarà capitato a molti di sentirsi intimiditi o addirittura terrorrizzati di fronte alla comunicazione di una diagnosi fatta con fretta e senza capacità di partecipare al carico emozionale che ogni malattia accertata porta con sé per l’individuo e la sua famiglia.” (Op. Cit. Pag. 39) Già, sarà capitato a tutti, o forse no, chissà ! Comunque il mio intento è quello di creare degli stimoli affinché in una visione olistica del sapere tutti facciano degli sforzi per migliorarsi, i pazienti e come loro tutti gli individui, soprattutto a partire dalle ambienti scolastici, per apprendere più cose relative alla scienza medica e i professionsiti del settore affinché si impegnino ad essere i più limpidi nel loro difficile linguaggio.

E così siamo quasi giunti alla fine di questa mia introduzione, anche perché sono stanco di scrivere in questa forma e per di più sono anche un po’ confuso! E’ ormai sera inoltrata, presto arriverà la notte, il sonno e chi s’è visto s’è visto, infatti forse al giorno d’oggi non c’è più spazio per la letteratura, per gli aforismi, per l’umanizzazione dei medici o dei pazienti, per il dialogo e la comunicazione! Del resto anche gli scrittori che sprecano tante parole sui buoni sentimenti poi alla fine sono i primi che snobbano la vera collaborazione, sempre che naturalmente non si tratti di affari, o di intravedere la possibilità di fare soldi, in questo caso allora sono molto servizievoli e disponibili! In ogni caso il ruolo dell’agitatore sociale e culturale è proprio di criticare e di invitare alla riflessione, se poi non raccoglie dei frutti non importa, la cosa fondamentale è tuttavia che abbia cercato di seminare qualcosa!

E poi se non potremo costruire distruggeremo, a partire dal proprio io, dal proprio fisico, dalla propria mente! In fin dei conti infatti nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma! In questa ottica dunque potremmo vedere raffigurarsi un nuovo rapporto tra medici, infermieri, pazienti, e perché no letterati, un rapporto di collaborazione e di crescita umana oltre che culturale! Di certo non riusciremo in ogni caso a sconfiggere la morte ma almeno potremo, come citava già Freud, connettere a tal punto le nostre vite a quelle degli altri in modo tale che l’accorciamento della durata vitale propria risulti sormontabile, ma per riuscire in questo grande intento dovremo anche riuscire ad identificarci con gli altri in un modo assolutamente intimo, fraterno, simpatico e compassionevole! Ed è proprio perché penso che in questo processo possa ovviamente giocare un ruolo fondamentale anche il linguaggio, la letteratura e soprattutto l’umorismo che ho dedicato la mia vita a scrivere e a cercare di divulgare i miei lavori così come quelli degli altri!

I moderni scritti di Moody, le affermazioni di Chapman, di Grecwald, di Martin, di Fry attribuiscono un valore positivo all’elemento sorriso-riso. Il riso inosmma farebbe buon sangue, dicono! In ogni caso solo negli ultimi anni specialisti di vari campi della psicologia e della medicina hanno iniziato lo studio sperimentale dell’umorismo e del ridere. Tra questi anche un autore italiano Mario Farnè ha cercato di dare un contributo alla divulgazione di queste tematiche scrivendo un libro dal titolo significativo di Guarir dal ridere. L’autore è uno psicologo ed è perciò che forse dovrebbe capire bene gli aforismi dedicati alla sua disciplina contenuti in questo mio libro. Comunque! In ogni caso se volesse ampliare la sua biblioteca sull’argomento, io sarei felice di mettergli a disposizione il mio materiale così come ovviamente il mio testamento. Ma del resto già Freud scriveva nel suo libro Il motto di spirito e nei suoi articoli sull’argomento che lo humor è un mezzo per ottenere il piacere nonostante le emozioni penose che intervengono… e per il grande autore la grandiosità dell’umorismo risiedeva evidentemente nel trionfo del narcisismo, nell’affermazione vittoriosa dell’invulnerabilità dell’Io.

“L’Io rifiuta di lasciarsi affliggere dalle ragioni della realtà, di lasciarsi costringere dalla sofferenza, insiste nel pretendere che, i traumi del mondo esterno non possono intaccarlo, dimostra anzi che questi traumi non sono altro per lui che occasioni per ottenere piacere.” E che ci fa dire: “Guarda, così è il mondo che sembra tanto pericoloso. Un gioco infantile, buono appunto per scherzarci su!”. Un’attegiamento intellettuale insomma che ci consente di sfidare l’universo e la sua stupida assurdità con un arma che agisce da parafulmine, da “Shock absorber”, ma che in ogni caso alla fine ci conduce comunque alla tomba, alla morte e qui lasciamo intervenire ancora Freud: “La morte fa coppia con l’amore. Insieme governano il mondo. Questo è il messaggio del mio libro Al di là del Principio di Piacere. Da principio la psicanalisi riteneva che solo l’amore fosse importante. Oggi sappiamo che la morte lo è altrettanto. Da un punto di vista biologico ogni essere vivente, per quanto intensamente la vita bruci in lui, anela al Nirvana, anela alla cessazione di quella “febbre chiamata vita” (E. A. Poe For Annie), anela al petto di Abramo. Il desiderio può essere mascherato dalle più varie circonlocuzioni. Ciò non toglie che lo scopo ultimo della vita sia la sua stessa estinzione!”

Ecco allora un altro buon pretesto, infatti scrivere e raccogliere materiale sui medici, la morte, il dolore e la malattia mi dava una nuova opportunità per divulgare anche i miei aforismi, il mio stile, la mia opera, il mio testamento e naturalmente le mie idee contro il potere e l’autorità della stupidità, del caos, dell’assurdità, della vanità! Scrivere, ricercare, e comunicare anche e soprattutto attraverso l’ironia, l’umorismo, la provocazione, il sarcasmo, il paradosso, la satira, la critica, e perché no, la distruzione di tanti luoghi comuni. Distruggere per creare, come dicevano il buon Eliot o il vecchio Bacon! Senza temere la morte, infatti il ruolo del filosofo come diceva Montaigne è quello di insegnare a morire, poiché chi non teme la morte, non accetta neanche la schiavitù e può quindi lottare per una sempre maggiore libertà cercando di far sentire il suo urlo di protesta; speriamo almeno che qualcuno ascolti, caro Camus!

Tratto dal libro Ars Longa Vita Brevis, aforismi sulla salute, la malattia, i medici e la morte.

Ars Longa Vita Brevis ultima modifica: 2020-06-04T15:11:17+00:00 da Carl William Brown