Investire in azioni

Investire in azioni

Come investire in azioni
Come investire in azioni

Investire in azioni, un articolo che analizza le regole principali della finanza per muoversi nel mercato con la consapevolezza di tutti i suoi grandi rischi.

La libertà economica è la condizione necessaria della libertà politica.
Luigi Einaudi

Si tratta di fare soldi e non avere ragione. Troppo spesso le persone diventano testarde. Il punto è essere flessibili. Il mercato ha sempre ragione. Questa è una delle cose principali che ho imparato da Paul… devi essere in giro per giocare un altro giorno. Questa è la conservazione del capitale.
Pietro Borish

E’ un ottima cosa che il denaro qualche volta cambi di mano.
Carl William Brown

La vera libertà individuale non può esistere senza sicurezza economica ed indipendenza. La gente affamata e senza lavoro è la pasta di cui sono fatte le dittature.
Franklin Delano Roosevelt

Per essere un trader o un investitore prima devi avere dei soldi (molti è meglio), e poi dovresti imparare e praticare alcune attività finanziarie. Il problema sorge se non hai soldi, allora ciò di cui hai necessariamente bisogno è una vasta conoscenza e una grande abilità. In ogni caso devi stare molto molto attento, perché il mercato è sempre lì, pronto a fregarti!
Carl William Brown

Dico sempre che potresti pubblicare le mie regole di trading sul giornale e nessuno le seguirebbe. La chiave è coerenza e disciplina. Quasi chiunque può stilare un elenco di regole valide all’80% rispetto a ciò che abbiamo insegnato alla nostra gente. Quello che non potevano fare è dare loro la sicurezza di attenersi a quelle regole anche quando le cose vanno male.
Richard Dennis

Naturalmente nella vita ci sono un mucchio di cose più importanti del denaro: ma costano un mucchio di soldi!
Groucho Marx

Per quanto riguarda l’investimento in azioni è importante definire di che cosa si voglia disquisire, perché in molti casi il termine “investire” viene confuso con un concetto ben diverso, ovvero quello della speculazione. A questo proposito riportiamo la definizione che per l’autore Andrew Lawford è di certo considerata la migliore, ovvero quella data da Benjamin Graham e David Dodd nel loro libro “Security Analysis” del 1934: “Un investimento è un’operazione che, dopo un’analisi approfondita, promette la sicurezza del capitale e un ritorno adeguato. Operazioni che non soddisfano questi requisiti sono speculative”. È chiaro, quindi, che investire in azioni, se ci si basa sulla definizione di Graham e Dodd, non ha a che fare con strategie per scegliere titoli “vincenti”, né con i modi per generare sovra-performance rispetto agli indici di borsa e sicuramente non con l’ideazione di strategie e tecniche di trading.

Per Graham e Dodd, che hanno ispirato molti importanti investitori, tra i quali il nome Warren Buffett è senz’altro il più importante, l’investitore doveva concentrarsi sui titoli in cui si riusciva a identificare un margine di sicurezza adeguato. In parole povere, il valore di ciò che si compra deve essere ben superiore al prezzo cui lo si paga, fermo restando il requisito primario di sicurezza del proprio capitale. Se si riesce a diversificare adeguatamente in titoli azionari di questo tipo, il portafoglio nel suo complesso dovrebbe dare il ritorno soddisfacente di cui si parla nella citazione precedente. Forse ad alcuni lettori sembrerà strano il fatto di essersi ispirati a dei libri scritti decenni fa, ma per chi ha avuto la fortuna di averli letti, è difficile non apprezzare quanto siano attuali anche ai giorni nostri. I mercati dei capitali si sono sicuramente evoluti, ma le loro basi non sono cambiate.

Investimenti e finanza personale
Investimenti e finanza personale

Non è sempre facile resistere alla tentazione di comprare titoli delle società di cui tutti parlano. Quando amici e parenti parlano dei profitti realizzati con l’ultimo titolo di moda, soltanto chi è abbastanza disciplinato da dire “no” non rischia di cadere nella trappola degli eccessi speculativi. Un altro difetto cognitivo riguarda la tendenza delle persone a non pensare al futuro remoto ma a prendere decisioni esclusivamente per il futuro immediato.

Per esempio, se si chiedesse a un gruppo di persone se preferirebbero avere una mela oggi o due mele domani, molti direbbero di preferire una mela oggi (forse perché hanno fame). Ma se poi si chiedesse alle stesse persone se preferirebbero una mela tra un anno oppure due mele tra un anno e un giorno, saranno ben poche quelle che sceglierebbero di avere una mela tra un anno. Questo evidenzia che le preferenze delle persone non sono costanti nel tempo.

Investire in azioni è soprattutto una questione di ricerca e studio delle singole società idonee per investimento, partendo dai bilanci di quelle quotate. Quest’attività viene chiamata in inglese “stock-picking”, ovvero “selezione di azioni” che è la traduzione più vicina, ma ormai il termine in inglese viene utilizzato comunemente anche in italiano. Il processo di analisi e ricerca impiegato dall’investitore è quello comunemente denominato “analisi fondamentale”, che si differenzia dall’analisi tecnica perché non ha bisogno della quotazione di borsa per stabilire un valore per la società.

Quando si tratta di stabilire un valore fondamentale per una società, è importante capire che non si deve arrivare a un prezzo preciso, bensì ad un range di valori che può essere confrontato con il prezzo attuale di borsa. È facile leggere un target price nei report degli analisti, spesso indicato in maniera molto precisa (per esempio, l’azione ha un target price di 5,37 euro); è opinione dell’autore che fissare degli obiettivi di prezzo in questo modo faccia più male che bene, perché l’unica cosa di cui si può essere certi nell’analisi fondamentale è che è impossibile stabilire il valore di una società fino all’ultimo centesimo.

Ci sono diversi parametri che possono essere utili per definire il valore di una società, ma raramente questi danno indicazioni univoche e, a volte, possono anche essere molto diverse tra di loro. L’importante, per l’investitore, è capire come si è arrivati a certe stime e poi stabilire un range di valore che può avere senso per quel titolo. Una volta arrivati al range di valore, il confronto con il prezzo del titolo è piuttosto semplice: se un range di valore va da 12 a 18 euro per azione e il prezzo di quel titolo è a 7 euro, forse si è trovata una situazione interessante per l’investimento. La decisione finale se investire o meno su un determinato titolo potrebbe anche essere più un’arte che una scienza, ma è un’arte che deve essere basata sullo studio rigoroso che si esaminerà in seguito.

La borsa e gli investimenti
La borsa e gli investimenti

In termini di metodo di analisi fondamentale, è importante notare che ci sono moltissime varianti e ovviamente non possiamo analizzarle tutte in questo articolo. Queste varianti si dividono in due grandi linee: 1. Generare delle stime dei flussi futuri collegati al titolo (flussi di cassa/ utili/dividendi), per poi scontarli a un valore attuale. 2. L’analisi di elementi dei bilanci pubblicati in passato, per arrivare a valori che rappresentano, per quanto possibile, la performance della società durante l’intero ciclo economico.

Il primo approccio è l’unico che ha senso per aziende giovani in fase di start-up o in forte crescita, perché la base di partenza nei bilanci sarà con ogni probabilità inadeguata per permettere una stima di valore che abbia senso. Dovrebbe essere chiaro, però, che l’attività di stock-picking tra le aziende start-up o in forte crescita, per quanto divertente (e anche remunerativa, se si azzecca l’azienda giusta), è altamente speculativa infatti è talmente difficile identificare le aziende piccole che diventeranno leader futuri nei loro mercati. Il secondo approccio, invece, si presta meglio ad aziende che hanno già accumulato una certa storia e hanno una base di attività che può essere ben analizzata nei bilanci.

Ovviamente, il primo approccio può essere utilizzato anche per aziende che già hanno accumulato una certa storia, ma la preferenza dell’autore è di concentrarsi sui fatti contenuti nei bilanci, per un semplice motivo: se la storia di una società è qualcosa di già scritto e accertabile, il futuro della stessa è tutto da scoprire. Maggiore è il peso dato alle previsioni future, soprattutto quando si tratta di aziende che prevedono una forte crescita, maggiore è la probabilità di intraprendere un’operazione speculativa, piuttosto che una d’investimento. Ovviamente, ciò non toglie l’importanza del futuro per la società, ma le considerazioni sulle prospettive dovrebbero essere fatte al termine dell’analisi del passato. È facile prevedere che qualche lettore sarà scettico quando si parla dei “fatti contenuti nei bilanci”.

Come possono essere considerati fatti, quando poi si trovano aziende come Parmalat, Enron e tanti altri fallimenti causati principalmente dalla manipolazione fraudolenta dei conti delle società? Certamente in alcuni casi si sono scoperti degli abusi del sistema contabile, ma è meglio non fare di tutta l’erba un fascio. Inoltre, anche nei casi più eclatanti citati sopra, se l’investitore avesse utilizzato certi filtri e segnali avrebbe avuto dei campanelli d’allarme piuttosto forti.

Qualora uno o più di questi campanelli iniziasse a suonare, è bene evitare l’investimento nella società, a meno che non si riesca a trovare una spiegazione molto convincente che giustifichi la situazione. Quando si eseguono analisi sui fondamentali di un’azienda, la parola d’ordine deve essere sempre prudenza. Un eccesso di cautela farà sicuramente perdere l’occasione di investire in qualche buon titolo, ma potrebbe evitare quella svalutazione permanente del proprio capitale che è la vera concezione del rischio che l’investitore deve utilizzare.

Esempio di grafico a candele
Esempio di grafico a candele

L’ipotesi del mercato efficiente, nelle sue varie forme, collega il concetto del valore all’osservazione di un prezzo quotato sul mercato. L’ipotesi, lanciata da Eugene Fama, economista e premio Nobel, è che il prezzo di un determinato titolo riflette già tutto ciò che si può sapere su quella particolare azienda, ovvero che qualsiasi inefficienza non può esistere, perché la presenza di un mercato popolato da attori informati e professionali non la permetterebbe. Il concetto è ben espresso dal racconto di due persone, una delle quali è un economista, che camminano lungo la strada. Il non-economista vede un biglietto da 50 euro per strada e si china a prenderlo; l’economista lo blocca, spiegando che in un mercato efficiente non può esistere una cosa del genere, perché qualcuno l’avrebbe già raccolto.

Ovviamente non tutti gli economisti la pensano così, e infatti Robert Shiller, professore all’Università di Yale e premio Nobel (tra l’altro nel 2013, lo stesso anno di Fama), sostiene che l’ipotesi del mercato efficiente è “uno degli errori più eclatanti nella storia del pensiero economico”. Il paradosso dell’ipotesi del mercato efficiente è lampante quando si considera il suo vero significato: se il mercato fosse efficiente, non ci sarebbe nulla da guadagnare dall’attività di analisi.

Ma se l’attività di analisi non rende nulla e quindi nessuno la fa, come si può sostenere che gli attori nel mercato siano professionali e ben informati? È chiaro che, nella sua versione più pura, l’ipotesi del mercato efficiente non sta in piedi. È altrettanto chiaro, se si guarda la storia, che ci sono stati dei momenti in cui il mercato è stato tutt’altro che razionale ed efficiente. Nel 1999/2000 c’erano società che capitalizzavano miliardi, ma avevano alla base poco più di grandi speranze. Perfino le società che avevano una certa solidità quotavano decine di volte il loro vero valore. Per esempio la Cisco all’inizio dell’anno 2000 ha toccato $82 per azione, che equivaleva a una capitalizzazione di quasi 600 miliardi di dollari. Il confronto tra la Cisco di allora e la Cisco del 2015 è incredibile per chiunque abbia una minima concezione del valore fondamentale di un’azienda ed è la prova del fatto che il mercato non è sempre razionale.

Il fatto che il mercato non sia sempre razionale ha una conseguenza piuttosto importante per l’investitore: un’analisi ben fatta può rivelare situazioni di sopra o sottovalutazione; nel primo caso si evita di investire, ma nel secondo si può trovare quel margine di sicurezza che è importante per l’investimento a lungo termine. Sapere che il proprio portafoglio è costituito da titoli di comprovato valore fondamentale è un aiuto enorme, anche per l’importante aspetto psicologico che accompagna l’intera attività di investimento, quando soprattutto arrivano gli inevitabili momenti difficili del mercato.

Tom Watson, presidente di IBM, una volta disse: “Sicuramente non sono un genio ma sono bravo in alcune cose e mi limito a fare quelle.” Per quanto banale possa sembrare, il segreto per il successo è contenuto proprio in quella frase: individuare una cosa che si sa fare, e farla bene. Sappiamo che per investire occorre calcolare il valore intrinseco dell’investimento e acquistarlo a un prezzo inferiore, ma saper fare questo calcolo, anche in maniera approssimativa, è una questione che richiede conoscenza e pratica.

Stock Picking
Stock Picking

In quanto esseri umani, non è possibile avere una conoscenza approfondita di tutto. Non si possono conoscere gli scenari di investimento in tutti i Paesi del mondo oppure saper operare in ognuno dei numerosi settori, pertanto bisogna riconoscere questa ignoranza, accettarla e prendere di conseguenza le decisioni limitandosi a ciò che si conosce bene, cioè a ciò che è all’interno della nostra sfera di competenze.

Questo concetto non appartiene alle scienze esatte, pertanto tentiamo di darne una definizione generale: Un investimento è nella propria sfera di competenze quando si è certi di conoscere dettagliatamente ogni aspetto del settore in cui opera, come essa si evolverà negli anni e soprattutto come reagisce all’evolversi di scenari macroeconomici. Ci sono sempre molti componenti in movimento in una società e bisogna saper individuare quali siano gli stimoli che li fanno muovere. Qualora non sia possibile, la società in questione sarebbe fuori dalla sfera di competenze dell’investitore, che farebbe bene a non investirvi.

Cosa accadrebbe se si investisse in un social network che tre anni dopo non esiste più? Eppure c’è chi l’ha fatto. Occorre ragionare come imprenditori: comprereste mai una società intera se opera in un settore di cui non sapete nulla? È essenziale per l’investitore essere in grado di tracciare una linea tra ciò che conosce e ciò che non conosce. Seppure investire sia un’attività che richiede la volontà di imparare continuamente cose nuove, saper dire di “no” a un potenziale investimento è un segno non soltanto di autodisciplina, ma anche di umiltà intellettuale, ed è proprio questa, cioè il sapere di non sapere, che permetterà all’investitore di espandere la sua sfera di competenze e, dunque, di allargare il suo orizzonte.

L’investimento non è soltanto “comprare qualcosa per meno di quanto vale”, ma è anche un cammino in cui l’investitore arricchisce la sua mente, imparando sempre cose nuove, perché la situazione politica è quella che è, perché la storia si è evoluta in un modo piuttosto che in un altro, come l’economia, e quindi gli interessi delle persone, abbia potuto modellare quella che è diventata la nostra società odierna.

Pertanto, l’investimento va affrontato con la mente aperta, con appunto la coscienza di essere ignoranti. L’investitore che riesce ad avere un’ampia sfera di competenze è colui che non si limita a guardare bilanci e società, ma si informa continuamente su mol-ti temi. Il bravo investitore conosce l’economia e la storia, ama leggere a proposito delle nuove tecnologie e delle vecchie usanze, forse conosce più lingue e forse conosce più culture, ma qualunque cosa possa sapere o non sapere è sempre interessato a imparare e approfondire. Ricordate sempre che imparare una cosa oggi potrà tornarvi utile in futuro per motivi del tutto imprevedibili.

Quando Steve Jobs, il creatore di Apple, frequentava l’università di Stanford, si divertiva ad assistere a lezioni che non avevano nulla a che fare con il suo corso di laurea. Frequentando per puro interesse un corso di calligrafia, imparò diverse tipologie di scrittura e, dunque, le diverse tipologie di caratteri. All’epoca non poteva sapere a che cosa gli sarebbe servito in futuro, ma guardando a ritroso, se non avesse frequentato quelle lezioni, oggi, probabilmente non avremmo font come “Times New Roman” oppure “Sans Serif” sui nostri computer. Jobs raccontò questo aneddoto in un discorso che terminò con le parole: “Siate affamati, siate folli.” È proprio questo che deve essere l’investitore: affamato di conoscenza e folle abbastanza da immergersi intellettualmente in cose di cui non sa nulla. Soltanto così acquisterà la flessibilità mentale per saper individuare gli investimenti e prendere delle decisioni in poco tempo.

Investimenti azionari
Investimenti azionari

Ogni volta che si impara qualcosa di nuovo è come se si creasse un breve sentiero in una foresta infinita. Pian piano, ci si accorge che tutti i sentieri che sono stati creati nel tempo iniziano a incrociarsi e che, quindi, iniziano a prendere forma sentieri nuovi. Questa è l’essenza della conoscenza: avere l’abilità di collegare due concetti che, a un primo sguardo, sembrerebbero molto distanti. Non siate sorpresi, per esempio, dei parallelismi che esistono tra le religioni orientali e la fisica quantistica, che a sua volta ha parallelismi sorprendenti con la finanza. Soltanto con una mente aperta si può giungere a tali conclusioni e soltanto giungendo a esse un investitore può avere una sfera di competenze ampia abbastanza da individuare le opportunità migliori.

Se, per esempio, si investe in un titolo perché il valore calcolato è di € 10 e lo si paga € 5, allora ci si attende un rendimento del 100% (per diventare € 10, i € 5 devono aumentare del 100%). Se esce una notizia che fa diminuire il valore di € 4 (quindi il valore della società è ora di € 6), il rendimento atteso è del 20%. A questo punto bisognerà chiedersi se vale ancora la pena detenere il titolo. Forse è un titolo troppo rischioso per un rendimento atteso soltanto del 20%, oppure ci potrebbero essere opportunità migliori nel mercato.

Dunque, che cos’è di preciso che l’investitore deve sapere per poter affermare che una società sia nella sua sfera di competenze? Purtroppo non c’è una lista, ma generalmente si dovrebbe essere in grado di avere una visibilità sufficiente del futuro della società e del settore in cui opera per poterne prevedere, anche in maniera approssimativa, la probabile evoluzione.

La conoscenza del funzionamento di un settore non si limita alla conoscenza del prodotto e all’abilità di determinare la sua domanda nel futuro, ma anche dei fattori economici che influenzano quel settore. In caso di apocalisse, come reagirebbe il settore? Quali società fallirebbero e quali rimarrebbero? Quali invece si consoliderebbero (si fonderebbero con altre società)? L’abilità di eseguire un’analisi delle società concorrenti è essenziale per determinare come un’industria potrebbe reagire a uno shock macroeconomico oppure all’avven-to di una nuova tecnologia.

Pertanto, per esserne in grado, si dovrà avere una conoscenza del prodotto/servizio e di che cosa lo differenzia da quello dei concorrenti. Tornando all’Esempio di graficoesempio che abbiamo proposto a inizio paragrafo, se un investitore non sa usare un computer, come potrà mai determinare come reagirebbero le diverse società di semiconduttori a una crisi e come potrà mai sapere come si differenziano i loro prodotti?

Un’altra questione importantissima è l’abilità di comprendere come l’innovazione tecnologica può impattare sulla società e sul settore in cui si investe. Per esempio, non ci vuole una sfera di competenze molto ampia per comprendere il funzionamento di una società produttrice di fruste per cavalli: la società acquista il cuoio, lo lavora, e poi vende le fruste a chiunque sia interessato ad andare a cavallo. Chiunque abbia investito in questa società negli ultimi anni dell’Ottocento, però, ha avuto una brutta sorpresa: lo sviluppo dell’automobile.

Investire in titoli azionari
Investire in titoli azionari

Come poteva un investitore prevedere l’effetto che il nuovo mezzo avrebbe avuto sull’industria delle fruste per cavalli? Non poteva. Ma sicuramente, tenendo una mente ben aperta, e acquistando una società soltanto quando il prezzo è nettamente inferiore al valore, si può evitare di incorrere in perdite. Magari la società aveva un valore di $ 10 per azione prima dell’invenzione dell’automobile e di $ 3 dopo. Chiunque abbia acquistato tali azioni a $ 10, oppure a un prezzo superiore, ha perso il 70% o più; invece chi ha acquistato le azioni a $ 5 ha perso molto meno. Questa è l’importanza del margine di sicurezza.

Dunque, vista l’imprevedibilità del futuro e degli effetti che l’innovazione avrà sugli investimenti, non si può che essere cauti e provare a investire con grandi margini di sicurezza. È futile pensare di essere in grado di prevedere il futuro; ciò nonostante bisogna essere pronti all’imprevedibile. Anche i più esperti di un determinato settore non possono vedere nelle nebbie del futuro, soprattutto quando il settore in questione è soggetto a cambiamenti continui.

Per nessun motivo, dunque, si dovrà mai creare ancora più incertezza investendo in ciò che non si conosce. Già l’investimento è di per sé un’attività rischiosa, è controproducente aggiungere inutilmente un altro strato di rischio. La sfera di competenze non si limita soltanto al settore in cui si investe, ma si estende anche all’area geografica.

Quali sono, dunque, gli aspetti di un Paese che bisogna conoscere per potervi investire? Sicuramente, come nel caso di un settore produttivo, non si potrà mai sapere tutto, e cercando di imparare tutto si rischia un sovraccarico di informazioni. A ogni modo, si potrà partire da un’analisi delle istituzioni del Paese. Per istituzioni s’intendono la legislazione e la capacità del governo di farla rispettare, i diritti di proprietà (cosa che, presa singolarmente, è la più importante) ecc. Generalmente, un Paese può trovarsi su due estremi istituzionali: può avere istituzioni estrattive oppure inclusive. Un sistema istituzionale può definirsi estrattivo quando estrae ricchezza dal popolo per concentrarla nelle mani di poche persone.

Per esempio, nei casi più estremi, i grandi tiranni vivono in castelli d’oro mentre i loro popoli muoiono di fame. Tali castelli d’oro, sia ben chiaro, non sono il prodotto della ricchezza guadagnata dai tiranni stessi, ma dalla ricchezza estratta dal popolo e di cui si fa uso personale. Un’istituzione, invece, può definirsi inclusiva quando include il popolo nella ricchezza generata dal Paese. Una nazione con istituzioni inclusive non per-metterebbe mai l’ascesa al governo di un tiranno, cioè di una persona che estrae ricchezza dal popolo.

Negli Stati Uniti, se un Presidente viene sorpreso a rubare dalle casse statali, verrebbe incarcerato come qualunque altro cittadino, grazie a un sistema giudiziario inclusivista: la legge è uguale per tutti. In Italia, negli Stati Uniti e in molti altri Paesi, difficilmente lo Stato può appropriarsi, per esempio, di una proprietà privata senza motivazione, a differenza di numerose altre nazioni. L’investitore, dunque, deve avere ben in mente dove si trova il Paese in cui intende investire sulla scala dell’estrattivo-inclusivismo. Se si tracciasse un segmento, con da un lato l’estrattivismo totale e dall’altro l’inclusivismo perfetto, si dovrebbe sapere in che punto si trova il Paese in cui si sta per investire.

Consigli per gli investitori
Consigli per gli investitori

Qualora si trovasse lontano dall’inclusivismo perfetto, bisognerà stabilire quali siano le motivazioni che lo rendano estrattivo, e come navigare in quel determinato scenario istituzionale. L’Italia, per esempio, sicuramente tenderà all’inclusivismo, ma allo stesso tempo è anche molto lontana dall’inclusivismo perfetto. Abbiamo un sistema giudiziario molto lento, e ciò potrebbe essere causa di molti fattori che potreb-bero andare a discapito dell’investitore.

Per esempio, se un investitore straniero volesse aprire una banca in Italia, dovrebbe sapere che, se un cliente non paga il mutuo, non potranno sfrattarlo immediatamente e riappropriarsi dell’immobile, ma dovranno affrontare un processo legale molto lungo e costoso. Pertanto, bisognerà prendere altri provvedimenti: per esempio, chiedere un secondo immobile come garanzia. In altro contesto si potrà discutere di quanto sia moralmente giusto o sbagliato, ma l’investitore deve pensare in termini di efficienza economica.

Oppure, per fare un altro esempio, si potrebbe parlare della situazione dei diritti dei lavoratori: prima di operare in Italia, un investitore straniero deve sapere che è molto difficile licenziare un dipendente. Magari, nel Paese da cui proviene si ha il diritto di licenziare un lavoratore senza alcun preavviso, soltan-to per tagliare costi e generare più profitti, ma in Italia non è possibile e di questo l’investitore deve essere consapevole.

Sia ben chiaro che non si discute del quanto siano giuste o ingiuste le leggi a tutela dei lavoratori, ma di quanto siano efficienti da un punto di vista economico e di come un investitore deve ragionare di fronte a una situazione di inefficienza. È la conoscenza di questi piccoli dettagli , o, in altre parole, di queste inefficienze economiche, che può determinare il successo o il fallimento di un investimento, e soltanto così non si rischia di incorrere in problemi inaspettati.

Pertanto, prima di investire, si deve essere certi di essere in grado di valutare i rischi che scaturiscono dall’inefficienza (o estrattività) di un sistema istituzionale e di valutarne le possibili conseguenze. L’investitore deve adottare un approccio di umiltà intellettuale e, cosciente di ciò che non sa, agire in maniera da minimizzare i rischi di incertezza. L’investitore non investe mai in una società che opera in un’industria di cui non ha piena comprensione, tanto meno in Paesi di cui non riesce a comprendere il sistema istituzionale e culturale. Come può fare un investitore per acquisire le conoscenze necessarie per espandere la sua sfera di competenze? La risposta è con l’esperienza. Esperienza non soltanto con l’investimento, ma anche con i prodotti e con i Paesi in cui intende investire.

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Il primo libro in lingua italiana che descrive in modo completo ed esauriente il Value Investing: un volume ricco di esempi pratici che consente al lettore di mettere immediatamente all’opera le tecniche di analisi in esso descritte. Nella prima parte del libro si presentano i concetti basilari del Value Investing, un approccio all’investimento che si basa sulla ricerca delle attività (titoli finanziari, immobili, ecc.) che hanno un prezzo inferiore al loro valore intrinseco. La parte centrale, dopo aver descritto le principali considerazioni di analisi fondamentale viste nell’ottica dell’investitore “value”, spiega i vari i metodi di valutazione. La parte conclusiva del libro illustra infine gli approcci all’investimento dei più grandi investitori della storia e presenta le diverse sfumature del Value Investing, il cui utilizzo consente di ottenere rendimenti superiori a quelli del mercato. Il lettore potrà avventurarsi nel complesso mondo dei mercati azionari, sulle orme dei grandi investitori storici e contemporanei, tra cui Warren Buffett, Howard Marks, Seth Klarman, Joel Greenblatt, David Einhorn, Bill Ackman e molti altri.

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