
Aforismi. Volume quinto di Carl William Brown. Aforismi, massime, pensierini, riflessioni, battute, idee, motti di spirito, invettive, sentenze e paradossi. Kindle book disponibile su Amazon.
Come in tutti gli altri volumi dei miei aforismi anche questo segue la stessa scaletta o formula che dir si voglia, ovvero il sommario, la mia piccola biografia, una dedica, una prefazione, un’introduzione, un saggio introduttivo, che in questo quinto volume riguarda gli aforismi e le regole auree, in seguito vi è il corpus degli aforismi, circa 1000, una conclusione, un centinaio di ottime citazioni in Inglese, per concludere poi il tutto con il mio testamento letterario e dei lasciti del Daimon Club.
Di tutte le follie, non ce n’è nessuna più grande del voler rendere il mondo un posto migliore.
Molière
A tutti i cronisti di nera, agli appassionati di letteratura noir e agli amanti del macabro non posso far altro che augurare di poter un giorno essere i veri protagonisti di qualche storia dell’orrore.
Carl William Brown
Dentro ogni cinico vi è un idealista deluso.
George Carlin
L’aforisma non dovrebbe solo evidenziare delle ovvietà, anche se espresse in modo originale, ma evocare pure a delle soluzioni, anche se spiacevoli per l’umana stupidità.
Carl William Brown
Il significato è un sasso in bocca al significante.
Jacques Lacan
La cosa che mi stupisce di più è come hanno fatto certi personaggi ad arrivare al successo e a posizioni di potere molto elevate, godendo anche del consenso di un pubblico ancora più stupido e miserabile di loro.
Carl William Brown
Le dittature fomentano l’oppressione, le dittature fomentano la servitù, le dittature fomentano la crudeltà; più abominevole è il fatto che fomentano l’idiozia.
Jorge Luis Borges
Quando parlate con qualcuno, chiedetevi sempre, quanto potrebbe interessare il vostro discorso all’interlocutore, e poi regolatevi di conseguenza. Morale, talvolta è molto meglio parlare poco, o magari anche tacere.
Carl William Brown
Attenzione a non essere troppo razionali. Nel paese dei folli, l’uomo integro non diventa re. Viene linciato.
Aldous Huxley
In passato il popolo doveva comunque subire le angherie e la crudeltà del potere e dei governanti, ma almeno poteva evitarsi di vedere le loro facce di merda in televisione, sui giornali e nei vari social media.
Carl William Brown
Ed è il pensiero della morte che, in fine, aiuta a vivere.
Umberto Saba
Per gli anziani i giovani sono tutti cretini tranne i propri nipoti. Loro sono dei fenomeni.
Carl William Brown
Così siamo giunti anche a pubblicare il quinto volume dei miei pensierini, di questa serie ne rimarranno dunque ancora cinque o sei, visto che ogni libro contiene più di mille aforismi originali, e che nella mia nefasta carriera ne ho scritto circa dodicimila. Non sono molto soddisfatto delle vendite su Amazon, anche perché quando il fattore moltiplicativo è prossimo allo zero, non c’è da alimentare troppa speranza, comunque, l’importante è la salute, come si suol dire, o no? Certo al momento non è brillantissima, ma comunque potremmo stare anche peggio, basterà aspettare ancora un po’.
Oggi è la vigilia di Natale, siamo nel 2025, anche se come scoprirete nell’introduzione, il corpo del testo di questo libro risale a metà degli anni novanta del secolo scorso. Sono da solo, come al solito, siamo verso sera, è una giornata piovosa, e la scrittura mi aiuta a parlare un po’ con qualcuno, solo che i miei interlocutori sono assenti, praticamente in questo momento non ci sono.
Il Natale cerca di rinnovare la nostra speranza, ricordandoci ciò che è più caro ai nostri cuori, ma risveglia anche i nostri ricordi d’infanzia e per questo il Natale ha il potere poetico di enfatizzare nella nostra mente i ricordi spirituali di ciò che è drammaticamente già passato, di ciò che è tragicamente perduto per sempre e non tornerà mai più. Ecco perché la sua atmosfera è un misto di gioia e tristezza, ed è per questo che è molto utile ricordare questa citazione latina, in tristitia hilaris, in hilaritate tristis, che da sempre è anche il mio motto.
In effetti proprio la solitudine che mi fa compagnia in questi giorni di festa, mi costringe a pensare sempre intensamente proprio a chi non c’è più, in primis i miei genitori, e quindi anche ai momenti trascorsi insieme, dove potevo dedicarmi alle mie attività supportato dal loro lavoro e dal loro affetto, e così potevo trovare anche il tempo di svagarmi un po’, oggi invece purtroppo sono solo e devo arrangiarmi a fare tutto, o quasi, senza nessun aiuto, se escludiamo solo la mia indole umoristica, che però come ci ha insegnato Pirandello nasce sempre dal dolore.
Diciamo che per un amante della letteratura il fatto di convivere con personaggi che non ci sono più è quasi completamente la prassi, anzi per me è proprio una regola ferrea, anche perché leggo pochissimo gli autori contemporanei, e quindi sono sempre attorniato dagli spiriti del passato, per questo cerco di svagarmi un attimino recandomi circa un paio di volte la settimana a trovare i miei cari, naturalmente al cimitero.
Sono altresì consapevole che oggi la gente preferisce i “social” perché sono più stimolanti e si può partecipare più attivamente alla comunicazione, i libri invece ci lasciano da soli a meditare e questo richiede uno sforzo maggiore. A questo proposito voglio sottolineare che la differenza tra un aforisma e un commento è che il primo nasce sempre da una prospettiva filosofica, tendenzialmente pedagogica, il secondo perché tutti hanno il bisogno di esprimere il proprio parere. Dunque la funzione etica di questa forma di scrittura è proprio quella di far evolvere, in meglio possibilmente, la capacità di critica e di giudizio di chi ama esprimersi, anche se l’impresa è più che mai ardua ed eroica, infatti la stupidità non gradisce né la lettura, né l’educazione, né l’impegno intellettuale.
In ogni caso, cerchiamo di fare il possibile, per soddisfare da una parte le mie passioni, e dall’altra gli insegnamenti dei miei più illustri predecessori. Come leggerete nell’introduzione, per il resto bisogna prenderne atto, e non necessariamente soffrirne più di tanto. Del resto io non scrivo solo aforismi, ma anche articoli e saggi, che potrete leggere nei miei blogs, e per prepararmi poi ai testi che pubblicherò a breve vi informo che gli ultimi post riguardavano appunto la solitudine, il dolore, la sofferenza, i ricordi, la famiglia, le grandi citazioni, e come al solito la filosofia, in quanto arte consolatoria per eccellenza, perlomeno nel mio caso.
Potrei continuare, ma mi fermo qui volentieri e vi lascio al resto del contenuto di questo mio quinto libro di aforismi, grazie di tutto, un saluto e abbiate cura, magari non solo di voi stessi.
Non puoi avere una discussione razionale con un uomo che preferisce spararti piuttosto che essere convinto da te.
Karl Popper
Aveva cominciato a capire qualcosa solo in punto di morte, ma, ahimè, era forse un po’ troppo tardi.
Carl William Brown
L’uomo è completamente pazzo. Non saprebbe come creare un verme, e crea dei a dozzine.
Michel de Montaigne
Il paradosso dell’esistenza è che per lenire il proprio dolore è obbligata a generare nuova vita, alimentando così la sua sofferenza.
Carl William Brown
Un demagogo non deve essere né un uomo colto né un uomo onesto; deve essere un ignorante e un mascalzone.
Aristofane
Viviamo in uno stupido mondo ridondante di imbecillità, dove tutti si impegnano a fondo per renderlo sempre più miserabile.
Carl William Brown
Attenzione a non essere troppo razionali. Nel paese dei folli, l’uomo integro non diventa re. Viene linciato.
Aldous Huxley
Il mio cervello cerca di ingannare il tempo e se stesso attraverso la memoria che si muove tra lo spazio dei luoghi del mio passato.
Carl William Brown
Desiderar la vita, in qualunque caso, e in tutta l’estensione di questo desiderio, non è insomma altro che desiderare l’infelicità; desiderar di vivere è quanto desiderare di essere infelice.
Giacomo Leopardi
Da umile esteta sono sempre stato un fervente ammiratore della cultura russa, soprattutto delle bellissime mignotte di questo grande popolo.
Carl William Brown
Uno scrittore non è mai il benvenuto a tavola. Perché notiamo le cose. E poi le usiamo.
Elizabeth Hardwick
Purtroppo il male sarebbe tale, solo se non fosse un bene che ci sia il male. Hélas!
Carl William Brown
Per chi ancora non mi conoscesse, io sono Carl William Brown, il vendicatore letterario. Questo è appunto il nome di penna del mio personaggio, un surrealista, umorista, nichilista, umanista, polemista, cinico, scettico, stoico, orfico e un po’ romantico. Questo infine è il mio motto, mutuato dal grande Giordano Bruno, ovvero “In tristitia hilaris, in hilaritate tristis”, che a sua volta probabilmente l’avevo ricavato da una citazione di Ovidio “Gaude tamen interdum et tristitiam solare modesta” oppure da qualche riflessione di Seneca o Cicerone, che avevano discusso ampiamente dell’importanza e dell’equilibrio delle emozioni e della moderazione; per cui niente di nuovo sotto il sole, al quale però ho poi aggiunto “et nulli amplius heroes”, ovvero “e e non ci sono più eroi, come per dire, non dovremmo più avere bisogno di eroi. Per gli amanti dell’Inglese, quindi abbiamo, Carl William Brown, the literary avenger. Surrealist, humorous, cynical, skeptic, stoic, nihilistic, scientific, humanistic, orphic and romantic character. In tristitia hilaris, in hilaritate tristis, et nulli amplius heroes.
Tengo a ribadire la definizione del mio personaggio, proprio a causa del fatto che benché esista su Internet ormai da decenni, i miei libri di aforismi e saggi, compreso il Dizionario Shakespeariano e il testo sulla medicina Ars longa vita brevis, non vendono e sono letti in ogni caso pochissimo, forse sarà anche perché in Italia i lettori si dividono principalmente in due grosse categorie, quelli che non leggono gli scontrini della spesa, e quelli che li leggono ossessivamente, compreso i numeri, e poi vi è una piccola minoranza che legge anche dei libri, ma solo ovviamente di autori famosi, e quindi io ne rimango escluso anche in questo caso, va bene, ne prendo atto. In ogni caso non appena avrò concluso di sistemare i quattro libri che pubblicherò a breve, vedrò di inserire l’intera opera anche in database liberi, in modo da renderli fruibili per i futuri lettori, magari un po’ più interessati di quelli presenti, o al limite per l’uso e consumo compassionevole dell’intelligenza artificiale, ormai quasi migliore della deficienza naturale.
Siamo veramente in presenza di un deserto intellettuale, ma cosa ha permesso questa catastrofe morale, politica e culturale? Secondo lo scrittore Luciano De Crescenzo è stata la Tv che oggi non insegna a pensare e quindi anche a riflettere e a leggere. Sempre secondo questo autore “Cento trasmissioni sulla scia del Grande Fratello sono state devastanti per lo stato intellettuale e morale di un intero paese. Hanno prodotto lo spettacolo necessario per oscurare, marginalizzare, ridicolizzare la critica al sistema; per produrre il rumore di fondo sufficiente ad assopire i cervelli. Ci vuole un coraggio da leoni oggi per non farsi schiacciare e scegliere l’intelligenza e la creatività al posto dell’idiozia.” Poi però sono arrivati i social, e qui la gente un po’ legge, ma soprattutto commenta, e non solo argomenti frivoli, e questo ha ulteriormente messo in ombra i libri tradizionali, così come pure i giornali o le riviste. Dobbiamo però considerare che la differenza tra un aforisma e un commento è che il primo nasce sempre da una prospettiva filosofica, tendenzialmente pedagogica, il secondo perché tutti hanno il bisogno di esprimere il proprio parere, ma senza ovviamente grosse pretese culturali.
Non sembra comunque che il mondo moderno abbia ancora bisogno di saggezza o di moralità, l’importante è fare e cercare di sopravvivere o raggiungere il successo, la fine dunque giustifica i mezzi, ma questo è proprio uno degli aforismi più famosi di Macchiavelli, tuttavia anche gli esempi più classici e straordinari non consentono a questo genere letterario di procurarsi una certa gloria commerciale. Peccato però perché tutti gli amanti del genere aforistico sono sempre in compagnia degli amici che non tradiscono, spaziando a loro agio attraverso secoli di idee, cultura e creatività, anche perché non ci sono solo gli aforismi letterari, satirici o religiosi, ma ci sono anche quelli giuridici, filosofici, scientifici e via dicendo. Ma, anche con queste considerazioni dobbiamo prendere atto che il genere non porta grandi soddisfazioni ai suoi scrittori moderni.
Più che al pensiero e alla meditazione il vasto pubblico è molto più interessato al gossip, o agli episodi di cronaca nera di cui sono sempre più infarciti i media del nostro tempo. La gente è così interessata alla cronaca nera perché soddisfa proprio i bisogni umani fondamentali come la curiosità per il mistero e il macabro, la ricerca di spiegazioni su eventi traumatici, il bisogno di sentirsi al sicuro attraverso la comprensione del pericolo (un effetto quasi “esorcizzante”), e la possibilità di dibattere e condividere opinioni, trasformando i fatti in un intrattenimento narrativo. E allora dedichiamo un paio di aforismi, sia agli amanti del gossip più recente, sia a quelli del genere noir. Ecco il primo: “Se consideriamo la massa pecoreccia dei pennivendoli italiani che si dividono la miseria dell’imbecillità globale, tra carta stampata, Internet e la televisione, a Corona dovrebbero dare il Premio Pulitzer, altro che storie.” ed ora il secondo: “A tutti i cronisti di nera, agli appassionati di letteratura noir e agli amanti del macabro non posso far altro che augurare di poter un giorno essere i veri protagonisti di qualche storia dell’orrore.” Ed ora procediamo oltre.
Come in tutti gli altri volumi dei miei aforismi anche questo segue la stessa scaletta o formula che dir si voglia, ovvero il sommario, la mia piccola biografia, una dedica, una prefazione, un’introduzione, un saggio introduttivo, che in questo quinto volume riguarda gli aforismi e le regole auree, in seguito vi è il corpus degli aforismi, circa 1000, una conclusione, un centinaio di ottime citazioni in Inglese, (best quotes nel primo; famous quotes nel secondo; golden quotes nel terzo; wonderful quotes nel quarto; memorable quotes nel quinto); per concludere poi il tutto con il mio testamento letterario e dei lasciti del Daimon Club. Tutti i testi in questione vengono sempre preceduti da vari aforismi di autori vari, e anche la conclusione potrebbe essere costituita anche solo da citazioni varie.
Visto che il corpus degli aforismi è stato scritto intorno agli anni 1995-96, perché abbiamo proprio un aforisma umoristico che commenta un incidente aereo avvenuto nei Caraibi con il volo Birgenair 301 nel 1996, dove un Boeing 757 precipitò vicino a Puerto Plata (Repubblica Dominicana), causando 189 vittime, con un’alta percentuale di turisti europei, ho pensato bene di inserire nelle altre sezioni aforismi recenti che riguardano spesso avvenimenti di estrema attualità, oltre che di stupida crudeltà, come le guerre in corso, o le peripezie dei vari dittatori di turno, anche per dimostrare che nonostante il passar del tempo, per il momento non ho perduto la mia verve.
Dicevo appunto che purtroppo questo genere letterario non è commerciale e quindi i guadagni per chi scrive aforismi, tranne qualche rara eccezione soprattutto internazionale, in genere si riducono ad una cifra prossima allo zero, ma tant’è che dobbiamo prenderne atto, e a questo proposito concludo questa introduzione rievocando appunto un mio insegnante che a suo tempo mi illuminò su questa procedura.
Dobbiamo tornare indietro nel tempo di circa cinquant’anni, e ritrovarmi studente nel biennio dell’Itis di Brescia, dove avevo un professore di lettere e storia che si chiamava Lofaro. Io affettuosamente lo chiamavo Lofaro è acceso o Lofaro è spento, in quanto era un povero miserabile, separato che viveva in una stanza di albergo, e ormai avendo una certa età e un aspetto piuttosto penoso, non aveva granché da stare allegro. Tuttavia era simpatico e poi non ci faceva lavorare molto, anzi direi proprio poco e nulla. Però aveva scritto un libretto, di circa 100 pagine, Al di là dell’inconscio, si intitolava, e praticamente in primis lo aveva offerto alla classe, anche perché era proprio dedicato ai suoi studenti, e nelle interrogazioni a chi l’aveva acquistato, chiedeva solo quello, in pratica imitava un po’ i docenti universitari.
Ecco, quindi io viaggiavo sulla media dell’otto e mezzo (i voti più alti venivano dati solo ai marinai di lungo corso, ma in questa sezione non ce n’erano), in quanto ero un suo fervido ammiratore, e conoscevo abbastanza bene il testo. Ora di questo mio educatore e maestro, non ricordo molto, se non le risate che facevamo quando vedevamo muoversi la sua grossa pancia, da sotto la cattedra, con un andamento sussultorio e ritmico, e, apriti o cielo, il suo motto esplicativo, la sua frase topica, il suo mantra vitale e religioso, ovvero “bisogna prenderne atto”, che talvolta mutava leggermente in “ne prendiamo atto”, e questa era la sua pragmatica risposta a tutti gli eventi dell’esistenza individuale e collettiva di ogni epoca e di ogni luogo. Quindi anche noi oggi, di ciò che riguarda la scrittura aforistica e le sue vicissitudini, ne prendiamo atto, e questo è tutto per questa introduzione.
P.S. Con rammarico devo dire che il libretto di cui sopra, del grande e mitico Lofaro, purtroppo, è stato eliminato, durante una delle mie molteplici revisioni della biblioteca di casa, però all’interno del sito del Daimon Club avevo dedicato una pagina a questo autore, scegliendo alcuni passi significativi dell’operetta e quindi riporto in questo contesto un piccolo brano del testo, tanto per dare a questo mio prologo un tono leggermente umoristico e pure filosofico. Eccolo di seguito.
“Brescia sabato 14 settembre 74. Il campo delle sensazioni è vario vasto a complesso; per questo motivo non tutte le sensazioni un singolo individuo potrà mai conoscere, e nemmeno tutti gli individui messi insieme, di ogni generazione, conviene affermare che mai avrebbero potuto né potrebbero conoscerle tutte, le sensazioni; però è da aggiungere, altrettanto convenientemente, che non esiste speciale sensazione, anche la più rara la più importante la più preziosa che, al singolo uomo e agli esseri umani veduti nella loro totalità, non sia lecito e possibile, in teoria, provare. Sotto l’aspetto delle sensazioni, dunque, non c’è verità che sia inaccessibile; ma, che tutte le sensazioni non si provino, e che non tutte le relative verità si finisca per conoscere, o che alcuni dei momenti sensoriali migliori sfuggano o altri simili siano ignorati dall’Umanità per sempre, e quindi perduti, dopo che essa sarà scomparsa, non dipende da un qualche misterioso o invisibile diaframma che sia stato, comunque, prestabilito e prefissato e in base a cui ci sarebbe da un lato il settore delle sensazioni sperimentabili e dall’altro il settore delle sensazioni proibite. Concludo dicendo che è solo questione di qualità, di capacità a di fortuna: qualità perché le sensazioni, tutte possibili come ho già affermato, sono moltissime a complicatissime; capacità perché ogni individuo è posseduto da limiti di vario tipo; inoltre fortuna perché determinate sensazioni straordinarie potrebbero esserci inibite, indipendentemente dalla quantità sterminata, con il quale concetto mi sono riferito alle sensazioni in generale, dal tempo relativamente breve di ogni nostra vita organica individuale e dalle negative situazioni sfavorevoli.”
Alcuni links per approfondire il personaggio di Carl William Brown:
Introduzione alla Daimonologia